Alla Domus Ars le suggestive “Metamorfosi” dell’Ensemble Dissonanzen

Il secondo appuntamento con la rassegna Dissonanzen 2017, tenutosi al Centro di Cultura Domus Ars, ha proposto un’interessante excursus che abbracciava un vasto periodo compreso fra il barocco e i giorni nostri.
Il concerto si è aperto con Syrinx per flauto solo di Claude Debussy (1862-1918), che l’autore francese concepì per le musiche di scena di Psyché (1913), dramma del poeta e scrittore simbolista Gabriel Mourey.
Il pezzo venne intitolato, in un primo momento, La Flûte de Pan, in quanto legato alla vicenda mitologica incentrata sull’amore non corrisposto fra il dio Pan e Siringa, descritto nelle Metamorfosi di Ovidio.
In esse si narra che, per sfuggire alle insidie della divinità, la ninfa fu trasformata in una canna, per cui Pan si dovette accontentare delle dolci melodie provenienti dalle piante mosse dal vento.
Decise, quindi, in ricordo di Siringa, di raccogliere un fascio di canne, allo scopo di costruire uno strumento musicale, con il quale suonò un motivo struggente prima di lasciarsi morire.
Tornando al pezzo di Debussy, venne eseguito in esclusiva dal flautista Louis Fleury (unico a possedere lo spartito originale), fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1926.
Questo spiega il motivo per il quale solo l’anno dopo fu possibile darlo alle stampe, a cura dell’editore Jean Jobert, che lo ribattezzò Syrinx, dedicandolo a Fleury, mentre al celebre flautista Marcel Moyse si deve l’aggiunta della divisione in battute, che Debussy aveva omesso.
A seguire la serata evidenziava il primo dei due confronti fra Alessandra Bellino (1970) e Jacob van Eyck (1590-1657) con Amarilli mia bella.
Sul celebre brano di Caccini il compositore diede vita ad una composizione per flauto solo, pubblicata nella sua raccolta in due volumi “Der Fluyten Lust-hof” (Il giardino delle delizie del flauto), la cui prima edizione risale al 1644, mentre la compositrice napoletana (presente in sala) ha concepito, attingendo alla fonte olandese, una variazione-invenzione per flauto in do e pianoforte.
Sempre in tema di musica al femminile, era poi la volta della parigina Élisabeth-Claude Jacquet de La Guerre (1666-1729), clavicembalista prodigio che fu attiva alla corte di Luigi XIV e Sophia Giustina Corri (1775-1831), britannica di origini italiane, che sposò in prime nozze il ceco Jan Ladislav Dussek e, alla morte di quest’ultimo, il violista John Alvis Moralt.
Della prima abbiamo ascoltato il Preludio, appartenente alla Suite n. 3 in la minore, mentre dalla produzione della seconda, l’Andantino della Sonata in do minore, entrambi concepiti per l’arpa.
Toccava quindi a François Couperin (1668-1733) con Les Barricades Mystérieuses per pianoforte, noto rondeau tratto dal Sixième ordre del “Second livre de pièces de clavecin”.
Il musicista francese definì “ordres” le sue composizioni clavicembalistiche in quanto, pur essendo formate da successioni di danze, si discostavano dalle suite, sia perché non ne seguivano l’ordine canonico, sia per il fatto che ogni movimento era quasi sempre contraddistinto da un titolo, relativo ad avvenimenti o persone.
Ad esempio, l’enigmatico appellativo che accompagna Les Barricades Mystérieuses ha scatenato le fantasie di numerosi musicologi, alcuni dei quali ritengono che il brano alludesse alla sensualità femminile.
Il successivo Hommage à Rameau, da Images (I serie), datato 1905, rappresentava una nuova incursione nella produzione di Debussy, relativa ad una delle vette più alte raggiunte dall’impressionismo e precedeva un secondo confronto fra Van Eyck e la Bellino, stavolta su “Derde Doen Daphne d’over” per flauto solo, trasformato in Daphne variazione-invenzione per flauti (in do e in sol), violino, arpa e pianoforte, datata 2014.
Dafne, come Siringa, era una ninfa e, per sfuggire ad Apollo, perdutamente innamorato di lei, fu trasformata in alloro, pianta che divenne sacra al dio.
Anche tale episodio è contenuto nelle Metamorfosi di Ovidio e, non a caso, il titolo dato alla serata era “Bravade! O delle Metamorfosi”, lo stesso del recente cd della Stradivarius eseguito dall’Ensemble Dissonanzen, interamente focalizzato sul binomio Bellino-Van Eick.
Il concerto si è chiuso con la Sonata per flauto, arpa e viola di Claude Debussy, scritta nell’ambito di una raccolta, destinata ad organici ridotti e talora insoliti, celebrativa del Settecento francese.
All’origine i pezzi dovevano essere sei, ma il progetto si fermò a metà strada in quanto il musicista francese morì prima di poterlo completare.
Uno sguardo, ora ai componenti dell’Ensemble Dissonanzen, che per l’occasione era formato da Tommaso Rossi (flauto e flauto dolce), Francesco Solombrino (violino e viola), Lucia Bova (arpa) e Ciro Longobardi (pianoforte), musicisti bravissimi di fama internazionale, che hanno saputo creare, con i loro strumenti, atmosfere di rara suggestione lungo l’intera serata, evidenziando un ottimo affiatamento.
Pubblico numeroso, che ha apprezzato molto un programma così vario e particolare, snodatosi attraverso quasi quattro secoli e caratterizzato dalla proposizione di autori di elevato spessore, alcuni noti, altri quasi sconosciuti ma sicuramente meritevoli di ulteriori approfondimenti.

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