Al Festival Barocco “Sicut Sagittae” il clavicembalista Rinaldo Alessandrini propone una interessante panoramica franco-tedesca

Il secondo appuntamento del Festival Barocco “Sicut Sagittae”, rassegna affidata alla direzione artistica di Antonio Florio, che si svolge nella chiesa di S. Francesco delle Monache, sede del Centro di Cultura Domus Ars, ha avuto come protagonista il clavicembalista Rinaldo Alessandrini.
Il musicista si è confrontato con un programma rivolto ad alcuni autori francesi e tedeschi, partendo da Louis Couperin (ca. 1626 – 1661), alla cui produzione apparteneva il Prélude non mesuré, così definito in quanto privo di precise indicazioni sulla durata delle note, per cui era affidato all’ispirazione dell’esecutore.
Era quindi la volta del parigino Antoine Forqueray (1672-1745), che dall’età di 18 anni entrò a far parte dell’orchestra di corte, dove rimase fino alla fine della sua carriera in qualità di violista da gamba.
A tale strumento dedicò circa trecento composizioni, poi pubblicate dal figlio Jean-Baptiste nella trascrizione per clavicembalo, fra le quali anche la Première Suite ascoltata nell’occasione.
Si passava poi al repertorio tedesco con il Praeludium, Fuge und Postludium di Georg Böhm (1661-1733), organista ed apprezzato docente, che ebbe numerosi allievi di prestigio fra i quali, forse, anche Bach, negli anni in cui quest’ultimo soggiornò a Lüneburg.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte si apriva con il Praeludium und Fuge BuxWV 163 di Dietrich Buxtehude (1637 –1707), danese trapiantato a trentun anni in Germania, figura oggi abbastanza in ombra, sebbene ai suoi tempi fosse quasi una leggenda.
Non a caso la tradizione vuole che, per ascoltarlo e carpirne i segreti, Bach abbia percorso a piedi, nel 1705, i circa 450 chilometri che separavano Arnstadt (dove all’epoca lavorava) da Lubecca, città nella quale Buxtehude ricopriva il ruolo di organista titolare della Marienkirche.
Il recital si è chiuso nel segno di Johann Sebastian Bach (1685-1750) con il Ricercare a tre BWV 1079, posto in apertura dell’Offerta Musicale, raccolta risalente al 1747 e dedicata a Federico II di Prussia (autore del tema alla base dell’intero lavoro), e con la Sonata in re minore BWV 964, arrangiamento per clavicembalo, curata dal musicista, della sua Sonata in la minore per violino BWV 1003.
Per quanto riguarda l’interprete, si è trattato di un gradito ritorno, dopo che lo scorso marzo, con il Concerto Italiano (ensemble fondato nel 1984 e da lui ancora oggi diretto) aveva dato vita ad una memorabile serata monteverdiana, nell’ambito della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti.
Anche in qualità di solista non ha deluso le attese, denotando un suono nitido e di grande raffinatezza, che metteva in evidenza le peculiarità dei diversi autori proposti.
Pubblico abbastanza numeroso, che ha mostrato un elevato gradimento ed è stato omaggiato da un bis consistente in un brano dello stesso Alessandrini, dove il clavicembalo era adattato ad una musicalità moderna, conclusione quanto mai distensiva dopo la corposa panoramica barocca.

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