Ai “Concerti di Autunno” Napoli incontra Londra grazie ad un duo raffinato e trascinante

Foto Max Cerrito

Il secondo appuntamento con i “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Chiesa Evangelica Luterana, la cui direzione artistica è affidata a Luciana Renzetti, ha ospitato la cantante Francesca Raimondi-Taylor, in arte Francesca Mondi, attiva a Londra, ed il pianista napoletano Vincenzo Danise.
La serata, si è aperta con due brani per pianoforte di Danise, Partenope fra le onde e La mia villanella, tratti dall’album Saravà, ricchi di energia e contraddistinti da notevoli complessità.
A seguire il primo brano eseguito dal duo, la celeberrima “Summertime” di George Gershwin, posta in apertura di “Porgy and Bess”, opera che si avvaleva del libretto di DuBose Heyward, (autore della novella che aveva ispirato la vicenda attorno alla quale ruotava il lavoro), e delle liriche concepite dallo stesso Heyward e da Ira, fratello di George.
L’esordio avvenne nel settembre del 1935 al Colonial Theatre di Boston ed il mese seguente fu allestita a New York, dove il lavoro ebbe un’accoglienza piuttosto tiepida e dovette aspettare gli anni ’50 per la sua definitiva consacrazione.
La successiva “Honeysuckle Rose”, del pianista, compositore e cantante Thomas “Fats” Waller, venne creata nel 1929 per accompagnare un numero di danza della rivista “Load of Coal”, al Connie’s Inn, locale che ad Harlem rivaleggiava con il Cotton Club.
In seguito si avvalse del testo di Andy Razaf, ed in questa nuova veste fu presentata al Paul Whiteman’s Old Gold Show, cantata da Mildred Bailey, ma solo nel 1933 raggiunse il successo, grazie ad un’incisione curata da Fletcher Henderson.
Più vicina ai nostri giorni “Overjoyed” di Steve Wonder, scritta originariamente per la colonna sonora del documentario “La vita segreta delle piante” (1979).
Non venne poi utilizzata, per cui fu inserita fra i brani dell’album “In Square Circle” del 1985, emergendo ben presto quale pezzo a sé stante.
Una storia travagliata caratterizzò anche “The Man I love” di George e Ira Gershwin, concepita inizialmente nel 1924 con il titolo di “The Girl I Love” per il musical “Lady Be Good”.
Scartata, fu riproposta tre anni dopo come “The Man I Love” per un altro musical, “Strike up the band”, ma al momento della “prima” a Broadway fu cancellata, e non venne accettata nemmeno per il musical “Rosalie”, prodotto da Ziegfeld nel 1928.
Si rifece, finalmente, nel 1947, quando diede addirittura il nome ad un film drammatico di Raoul Walsh, con Ida Lupino protagonista principale e, da quel momento, è diventato fra i brani di Gershwin più eseguiti in assoluto.
Il recital proseguiva con  “The Girl from Ipanema” (“Garota de Ipanema”), incursione nella bossa nova di Antônio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes, che agli albori degli anni’60 fecero conoscere in tutto il mondo questo genere derivato dal samba.
Toccava quindi a “My funny Valentine” di Richard Rodgers (che raggiunse in seguito grande notorietà in coppia con il librettista Oscar Hammerstein II) e Lorenz Hart, tratto dal musical del 1937 “Babes in Arms”, portato sul grande schermo nel 1939 in una versione che aveva quali protagonisti Judy Garland e Mickey Rooney.
Divenne però famosa soltanto a partire dal 1952, quando entrò nel repertorio dal sassofonista Gerry Mulligan.
Chiusura nel segno del pianista e compositore Bobby Troup, autore di “Route 66”, suggeritagli dalla prima moglie Cynthia, al termine del viaggio che li aveva portati da Chicago a Los Angeles, percorrendo l’omonima arteria.
Troup propose poi la canzone a Nat King Cole, che la trasformò in un grande successo, ma va ricordato che, da allora, essa è stata interpretata numerose volte sia da prestigiosi cantanti come Chuck Berry, sia da notissimi gruppi quali i “Rolling Stones” e i “Depeche Mode”.
Uno sguardo ora al duo, formato da Francesca Mondi e Vincenzo Danise, costituitosi per l’occasione.
Entrambi sono artisti di grande talento che, nei rispettivi campi, hanno studiato molto e accumulato numerose e variegate esperienze, per cui l’intesa è stata raggiunta in tempi brevissimi.
Francesca Mondi risulta dotata di una voce splendida, che si adatta perfettamente alle sonorità jazz, mentre Vincenzo Danise (che, per la cronaca, aziona i pedali del pianoforte a piedi scalzi), unisce le basi classiche ad una eccezionale attitudine all’improvvisazione, proprie di chi interpreta musiche di origini afro-americane, abbinate a sonorità talora estremamente articolate ma mai ridondanti.
Pubblico molto numeroso e partecipe, che ha molto apprezzato il concerto, piacevole sia per le musiche proposte, sia per la simpatia trasmessa dagli interpreti (che ci auguriamo di riascoltare quanto prima), a riprova del costante interesse nei confronti di una rassegna giunta, vera rarità per Napoli, al ventiduesimo anno.

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