I “Concerti di Autunno” si aprono con un intenso omaggio a Maurice Bejart

La ventiduesima edizione dei “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata grazie al contributo dell’8 per mille donato alla Chiesa Evangelica Luterana, e affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti, ha avuto inizio con una serata rivolta al mondo della danza.
Al centro della serata il coreografo e danzatore Maurice Bejart (il cui vero nome era Maurice-Jean Berger), ricordato a dieci anni dalla morte, attraverso le testimonianze di ospiti d’eccezione come l’étoile Luciana Savignano e Mara Fusco, direttrice artistica del Lyceum Danza di Napoli.
I saluti di Luciana Renzetti hanno preceduto la proiezione di un DVD (affidato alla supervisione tecnica di Enzo Conte), da lei concepito raccogliendo alcune delle scene maggiormente significative dei lavori di Bejart, scelte sulla base del materiale a sua disposizione e accompagnate dal commento “live” di Mara Fusco.
I brevi filmati che si susseguivano, fornivano un’idea precisa della rivoluzione apportata da Bejart, in un settore precedentemente caratterizzato da regole immutabili, mostrando nel contempo la predilezione verso musiche che si adattassero alle sue idee, senza alcuna preclusione di genere.
Così si passava dalla Symphonie pour un homme seul di Pierre Schaeffer et Pierre Henry, primo esempio di musica cosiddetta concreta (antesignana della musica elettronica), alle canzoni di Jacques Brel, passando per la celeberrima “Sagra della Primavera” stravinskijana ed il Bolero di Ravel (con interpreti femminili quali Luciana Savignano e Maya Plisetskaya e maschili come Jorge Donn, immortalato anche dal regista Lelouch).
Molto interessanti anche le immagini girate nelle catacombe dei Cappuccini a Palermo, dove Bejart (al quale per l’occasione ha prestato la voce l’attore Corrado Oddi), disquisiva intorno alla vita e alla morte, ponendosi sulle orme del padre, il filosofo Gaston Berger.
Nella parte conclusiva Luciana Savignano, che ha spesso collaborato con Bejart, rispondendo ad alcune domande della Renzetti, si è voluta soffermare, aiutandosi con ricordi e aneddoti, sul suo carisma.
Ha inoltre confessato che, nonostante l’incontro con Bejart sia stato fondamentale nell’ambito del percorso artistico, a suo tempo rifiutò l’offerta di entrare in pianta stabile nella sua compagnia, sia per riconoscenza e fedeltà e al Teatro alla Scala, dove la ballerina aveva mosso i primi passi e poi portato avanti una strepitosa carriera, ma anche per la certezza che, una frequentazione giornaliera, a lungo andare, avrebbe rischiato di compromettere il feeling con il grande coreografo, rimasto invece inalterato e saldissimo nel tempo.
In conclusione una serata, frutto di un lungo lavoro di preparazione portato avanti da Luciana Renzetti, salutata da un notevolissimo apporto di pubblico e perfettamente riuscita, in quanto ha fatto emergere a tutto tondo la figura eclettica di Maurice Bejart, ed il rammarico di non averlo più fra noi, sintetizzato dalla frase “I veri artisti non dovrebbero mai morire”, con la quale la Savignano si è accomiatata dagli spettatori.

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