Pilati: Musica da camera

Nato a Napoli in una famiglia senza precedenti artistici, Mario Pilati (1903-1938) si diplomò in ragioneria, assecondando il volere dei genitori.
Nel frattempo, da autodidatta apprese greco, latino ed i primi rudimenti di composizione, per cui, dopo aver conseguito il titolo scolastico, si iscrisse nel 1918 al Conservatorio di Napoli, entrando nella classe del maestro Antonio Savasta e diplomandosi in appena quattro anni.
Nel 1924 vinse il concorso per la cattedra di Composizione al Liceo Musicale di Cagliari, dove rimase per un biennio, insegnando anche Storia della Musica e Direzione d’orchestra.
Nel frattempo la sua fama iniziava a diffondersi e Pizzetti, all’epoca direttore del Conservatorio di Milano, insistette per averlo con sé.
Dopo aver fatto per qualche tempo il pendolare, Pilati decise di abbandonare Cagliari e trasferirsi definitivamente nel capoluogo lombardo, per avvicinarsi anche alla fidanzata e futura moglie Antonietta Margiotta, che viveva a Cremona (dalla quale avrebbe avuto tre figlie).
I primi tempi non furono facili e, per sopravvivere, l’autore napoletano fece l’arrangiatore per Casa Ricordi, impartì lezioni private (Gavazzeni fu fra i suoi alunni più famosi) e scrisse articoli di critica musicale.
Ben presto, però, l’ambiente milanese, centro della cultura nazionale di allora, permise a Pilati di conoscere compositori del calibro di Casella, Castelnuovo-Tedesco, Malipiero, Mortari e Agosti e stringere con loro sincere amicizie.
Fra la fine degli anni ‘20 e l’inizio degli anni ‘30, Pilati si aggiudicò prestigiosi riconoscimenti (come il Premio Coolidge nel 1927), che gli dettero fama internazionale e lo posero all’attenzione di direttori quali Toscanini, De Sabata, Koussevitsky, Weingartner e Capuana.
Nel 1930 fu chiamato per ricoprire la cattedra di Armonia e Contrappunto al conservatorio di San Pietro a Majella, si spostò quindi a Palermo nel 1933, dove insegnò Composizione, ed infine, nel 1938, fu di nuovo a Napoli.
Il suo ultimo soggiorno partenopeo ebbe brevissima durata, in quanto morì, di lì a poco, a causa della malattia diagnosticatagli un paio di anni prima, senza riuscire a completare  l’opera intitolata “Piedigrotta”, alla quale stava lavorando.
Il contemporaneo scoppio del conflitto mondiale, provocò un generale rallentamento di tutte le attività artistiche e contribuì a far cadere nel dimenticatoio anche Pilati.
Non andò meglio nel dopoguerra, durante il quale si diffusero nuove istanze, che considerarono prive di valore le precedenti esperienze.
In questo contesto, avallato da musicologi faziosi, tramite giustificazioni di carattere politico, spesso prive di fondamento, la figura di Pilati, insieme ad altre, venne condannata ad un ingiusto oblio.
Solo grazie al costante e tenace lavoro di diffusione e divulgazione portato avanti, da quasi venti anni a questa parte, dalla figlia Laura, con l’amichevole appoggio di alcuni interpreti e musicologi, il compositore napoletano ha progressivamente recuperato quanto un tragico destino e la malafede di molti addetti ai lavori gli avevano sottratto.
Il frutto di queste iniziative è sfociato in un convegno, tenutosi a Napoli nel 2003, in occasione del centenario della nascita del musicista, e in una serie di incisioni di importanti case discografiche, volte a far riemergere alcuni esempi significativi della sua produzione.
Giunge ora, buon ultimo, un doppio cd della Brilliant Classics (distribuita in Italia da Ducale Music), che propone una vasta panoramica relativa alla musica cameristica di Pilati, affidata ad un terzetto di musicisti di fama internazionale, formato da Francesco Manara (primo violino dell’Orchestra del Teatro alla Scala), Luca Signorini (primo violoncello dell’Orchestra del Teatro di San Carlo) e Dario Candela (prestigioso allievo di Ciccolini e direttore della Biblioteca sul Novecento Musicale, intitolata a Mario Pilati, dove è conservato anche un gran numero di spartiti, lettere e manoscritti del compositore, messi a disposizione dalla figlia Laura).
Il primo cd, rivolto a brani per violino e pianoforte si apre con la Sonata in fa minore (1928-29), perfettamente in linea con le nuove istanze musicali che avevano cominciato a diffondersi in quel periodo.
Con il successivo Preludio, Aria e Tarantella (1929-30) siamo in piena tradizione popolare napoletana, caratterizzata però da una certa dose di sarcasmo e un pizzico di atmosfera “diabolica”, nel momento in cui viene proposto lo scatenato finale.
Si passa, quindi, alla trascrizione per violino e pianoforte della Sarabanda, dalla Suite per orchestra d’archi e pianoforte (1925), contributo al neoclassicismo, che si inseriva nella scia di Respighi, autore l’anno precedente della Suite n. 2 per orchestra, pezzo centrale del trittico dedicato alle Antiche arie e danze.
Allo stesso anno appartengono i Due pezzi per violino e pianoforte, decisamente vicini ai loro tempi, ma comunque moderati, mentre il disco si chiude con Caccia (1933) e Tammurriata (1936), arrangiamento di un brano per voce e pianoforte, appartenente a “Gli echi di Napoli” (1933).
Il secondo cd inizia con la Sonata in la minore per violoncello e pianoforte (1929), in cui si intrecciano echi romantici e reminiscenze barocche, ricreati attraverso un linguaggio originale di grande modernità.
E’ poi la volta di Inquiétude, pubblicato a Parigi nel 1930 dall’editore Leduc, sotto il titolo di Étude mélodique pour violoncelle (et piano ou alto ou clarinette en Si bémol).
In esso vi è certamente la volontà di andare incontro al pubblico degli appassionati francesi, ma si riscontra anche un disagio nei confronti dell’epoca, quasi un’anticipazione di quanto sarebbe avvenuto negli anni a seguire.
La parte conclusiva è interamente rivolta alle due serie di Bagatelle per pianoforte (1934-1935), in totale undici, dedicate alle figlie, di carattere prevalentemente salottiero, pur non mancando riferimenti al folclore meridionale e talora atmosfere abbastanza misteriose.
Al termine dell’ascolto, si ha la conferma che Pilati sia un autore difficile da catalogare, poiché le sue opere guardavano spesso contemporaneamente al passato e al presente (e forse anche al futuro), districandosi fra neoclassicismo, romanticismo e modernità priva di estremismi.
A ciò va aggiunta una straordinaria padronanza della materia compositiva, che gli permetteva di dare vita a uno stile personalissimo, foriero di ulteriori sviluppi, bruscamente interrotti da una fine prematura, dove anche il materiale folcloristico, indice del forte attaccamento alle origini, risultava affrancato dagli stereotipi della tradizione, in una sorta di consapevole distacco, contraddistinto da una buona dose di velata amarezza.
Veniamo, quindi, ai tre splendidi esecutori, iniziando dal pianista Dario Candela, grande esperto della musica di Pilati, che è presente in tutti i brani.
Il suo affiatamento, sia con il violinista Francesco Manara nel primo cd, sia con il violoncellista Luca Signorini nel secondo, appare perfetto e l’intensa interpretazione delle Bagatelle, dove è impegnato come solista, completa in grande stile il suo ottimo contributo.
Di grandissimo spessore anche la prova degli altri due musicisti, artisti di caratura internazionale come Francesco Manara e Luca Signorini, appartenenti a quella schiera di artisti, in via di estinzione, capace di entrare nelle pieghe più nascoste della partitura, evitando di fermarsi in superficie, con risultati eccezionali che valorizzano ulteriormente i brani eseguiti.
Ricordiamo infine il libretto illustrativo, che riporta sia la biografia di Pilati, curata dalla figlia Laura, sia alcune note esplicative sui pezzi registrati, scritte da Dario Candela, a completamento di un doppio cd di elevatissimo valore, indispensabile per chiunque voglia conoscere uno dei più grandi autori italiani del Novecento.

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