“Riaccendiamo il Gesù Nuovo” apre con un ottimo recital dell’organista messicano Víctor Urbán

Con il concerto dell’organista messicano Víctor Urbán è iniziata la nuova stagione artistica della chiesa del Gesù Nuovo, nell’ambito del progetto volto a raccogliere fondi per il restauro di affreschi, stucchi, busti ligneo-dorati dei Martiri, con le loro reliquie (che costituiscono una lipsanoteca unica al mondo), e per il nuovo impianto di illuminazione, da cui anche il titolo dell’iniziativa “Riaccendiamo il Gesù Nuovo”.
La serata, preceduta dai saluti del Parroco della chiesa Padre Vincenzo Sibilio, che ha ospitato l’evento, coordinato dal maestro Sossio Capasso, si è aperta con il Concerto in re minore BWV 596, trascrizione bachiana del concerto in re minore n. 11 RV 565 per due violini, violoncello, archi e continuo di Antonio Vivaldi.
Il pezzo risalirebbe al periodo 1713-1717, quando il grande compositore tedesco era al servizio di Guglielmo Ernesto di Sassonia-Weimar e sarebbe il frutto di una richiesta del giovane principe Giovanni Ernesto, nipote di Guglielmo, che aveva una particolare passione per musicisti quali Albinoni, Corelli, Alessandro e Benedetto Marcello, Torelli e Vivaldi, i cui manoscritti cominciavano a circolare in Europa.
Utilizzando tale materiale, Bach concepì due raccolte, una per strumento a tastiera (BWV 972-987), e l’altra per strumento a tastiera munito anche di pedaliera (BWV 592-597).
Il successivo “Nun Komm, der heiden heilend” BWV 659, sempre di Bach, rientrava nei cosiddetti Preludi corali di Lipsia, così definiti in quanto il manoscritto che li contiene risale al periodo di permanenza dell’autore nella città sassone, anche se raccoglie pagine composte in precedenza e rielaborate per varie occasioni liturgiche (nel caso specifico la prima domenica di Avvento).
Toccava quindi al brioso Studio n. 5 in mi minore (da Sei studi in forma di canone, op. 56), fra i pochi apporti di Robert Schumann in ambito organistico, frutto del suo entusiasmo legato al noleggio, nel 1845, di una pedaliera da aggiungere al pianoforte, ottenendo così uno strumento ibrido (pedalflügel) per il quale i brani furono originariamente concepiti.
La prima parte si chiudeva nel segno della gloriosa tradizione francese con il Pièce héroïque in si minore di César Franck (belga di nascita, ma parigino di adozione), appartenente ai Trois pièces pour grand-orgue, scritti nel 1878 per il Cavaillé-Coll, collocato nella “Sala delle Feste” del “Palais du Trocadéro”, edificio costruito in occasione dell’Esposizione Universale.
Solo cinque anni dopo Franck curò anche la pubblicazione della raccolta, adattando il brano alle potenzialità dell’organo della chiesa di Santa Clotilde (dove il compositore portava avanti la sua attività), un Cavaillé-Coll di proporzioni inferiori a quello del Trocadéro.
La seconda parte, dedicata ad autori sudamericani, ha avuto inizio con Victurbiana, dedicata all’organista messicano dal connazionale Gerardo Urbán, che poneva a confronto i ritmi spagnoli, simbolo dei conquistadores, e quelli aztechi.
Il successivo Malambo, dalla Suite Argentina di Carlos Guastavino, si riferiva invece ad una danza caratteristica dei gauchos, mentre la chiusura del recital era affidata a tre pezzi del messicano Ramón Noble (Danza Española, Ku-Ku e Moto perpetuo).
Nel complesso un programma molto vario, articolato, interessante e piacevole, che il maestro Urbán ha eseguito con grande bravura ed intensità, riuscendo anche a limitare, con la sua enorme esperienza, parte dei problemi legati all’organo (un Gustavo Zanin del 1989, realizzato in sostituzione del seicentesco Pompeo de Franco), strumento che abbisognerebbe di un costante monitoraggio, le cui sonorità sono state comunque rese più che accettabili dall’intervento del bravissimo organaro Gian Marco Vitagliano.
Pubblico numeroso ed entusiasta, che ha chiesto ed ottenuto un bis, consistente nella Toccata, dalla celeberrima Toccata e Fuga in re minore BWV 565 di Bach, ed ha atteso che l’organista raggiungesse la zona antistante l’altare, salutandolo con un altro lunghissimo applauso.
Visibilmente commosso, il maestro ha ringraziato i presenti e si è accomiatato raccontando che, quando gli avevano proposto di tenere un concerto al Gesù Nuovo, aveva immediatamente accettato, in quanto nella chiesa si conservano le spoglie di Giuseppe Moscati, il medico santo, che alcuni anni fa gli apparve, salvandolo da una morte imminente, per cui considerava la serata anche un vero e proprio pellegrinaggio.

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