Semyon Bychkov e l’Orchestra Filarmonica Ceca proseguono il “Progetto Ciaikovskij” con una magistrale interpretazione della Sinfonia Manfred

Secondo appuntamento del “Progetto Ciaikovskij”, portato avanti con la casa discografica Decca dal maestro Semyon Bychkov, alla testa dell’Orchestra Filarmonica Ceca.
Questa volta l’incisione riguarda la Sinfonia Manfred, op. 58, risalente al 1885, che si situa temporalmente fra le Sinfonie n. 4 e n. 5.
A suggerirne il soggetto, ispirato all’omonimo capolavoro che lord Byron scrisse nel 1817, fu l’amico e collega Balakirev, che gli sottopose un canovaccio concepito dal critico musicale Stasov, proposto inizialmente senza successo al francese Berlioz.
In un primo tempo anche Ciaikovskij manifestò numerose perplessità, salvo poi ricredersi dopo aver letto personalmente il lavoro, rimanendo affascinato dalla sua trama, frutto di una sfida letteraria incentrata su un racconto di argomento spiritistico, lanciata da Byron ad altri tre amici durante una piovosa serata estiva.
La vicenda legata a Manfred si svolge sulle Alpi svizzere e ruota intorno ad un nobile che risiede solitario in un castello gotico.
In preda a sensi di colpa, per aver causato la morte della sorellastra Astarte, al quale era legato sentimentalmente, decide che solo l’oblio può porre termine a questo suo stato, per cui evoca invano l’aiuto dei sette spiriti della terra e degli elementi.
Cade quindi in delirio e apprende da una voce ignota che, pur cercando la morte, il suo desiderio non sarà esaudito.
Incurante della profezia, tenta il suicidio lanciandosi dalle cime della Jungfrau, ma un anziano cacciatore di camosci lo salva.
Invoca poi la Strega delle Alpi, che si dichiara disponibile ad aiutarlo, a patto che diventi suo schiavo, cosa che Manfred rifiuta, così come non cede alle lusinghe delle forze demoniache guidate da Arimane.
Nel frattempo appare Astarte, che gli annuncia la fine imminente, per cui, accompagnato da un senso di sollievo, ritorna al suo castello, dove l’abate di San Maurizio gli fa visita per portargli i sacri conforti, ma Manfred rifiuta anche quelli, prima di esalare l’ultimo respiro.
Ritornando alla composizione, Ciaikovskij seguì, seppur non completamente, le indicazioni di Stasov, relative ad una divisione in quattro parti, con qualche variazione e aggiunta rispetto alla storia originale (la strega diventa una fata e, prima della morte del protagonista, assistiamo ad un baccanale nel palazzo di Arimane) .
Il brano esordì nel 1886 a Mosca, riscuotendo un discreto successo, ma per l’effettiva complessità della partitura e una musicalità che a molti apparve inutilmente ridondante, incontrò pochi estimatori e ancora oggi risulta abbastanza in ombra nell’ambito della produzione dell’autore russo.
Non la pensa così il maestro Bychkov che, non a caso, dopo aver affrontato, nel primo cd del progetto dedicato a Ciaikovskij, due famosissime composizioni (la Sinfonia n. 6 “Patetica” e l’Ouverture-fantasia “Romeo e Giulietta”), in questo secondo volume ha voluto confrontarsi con un pezzo misconosciuto, da lui particolarmente apprezzato.
E, anche nel libretto di accompagnamento, spiega con enfasi le ragioni che lo hanno convinto a far emergere tale brano, nonché le numerose difficoltà da superare, a cominciare dal fatto che l’Orchestra Filarmonica Ceca non lo aveva in repertorio.
Alla luce di queste considerazioni, il risultato conclusivo è sicuramente straordinario, perché non solo evidenzia l’elevato valore della sinfonia, ma testimonia la bravura di Bychkov nel coinvolgere i componenti dell’orchestra che, almeno in partenza, erano sicuramente molto perplessi sia sulla validità del pezzo, sia riguardo alla possibilità di restituirlo pienamente in tutta la sua magnificenza.
In conclusione anche il secondo volume del “Progetto Ciaikovskij” si caratterizza per un altissimo livello esecutivo, evidenziando una sinfonia che andrebbe effettivamente rivalutata.

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