Valentini: integrale delle sonate per mandolino

Nato a Leicester intorno al 1674, il flautista, oboista e compositore Robert Valentine si spostò a Roma quando aveva venti anni.
Conosciuto con l’appellativo di “Roberto Valentini Inglese”, partecipò ad eventi che segnarono la vita musicale capitolina (era ad esempio nell’orchestra, diretta da Corelli, che nel 1708 eseguì “La Resurrezione” di Haendel a Palazzo Ruspoli).
Autore prolifico e molto noto ai suoi tempi, come testimoniano le numerose raccolte pubblicate a Roma, Amsterdam, Parigi e Londra, oggi risulta abbastanza sconosciuto, nonostante la sua produzione, pur legata ai canoni dell’epoca, risulti non priva di una discreta originalità.
Un cd della Brilliant Classics (distribuita in Italia da Ducale Music) apre una finestra su questo autore, proponendo le Sei sonate per il flauto traversiero, col basso che possono servire per violino, mandola et oboe, op. 12, raccolta pubblicata a Roma nel 1730 da Antonio Cleton.
Il disco propone anche un’altra figura del periodo, il bolognese Pietro Giuseppe Gaetano Boni, membro dell’Accademia Filarmonica, che lavorò a Roma presso il cardinale Pietro Ottoboni, grazie all’interessamento di Corelli.
Dalla sua produzione sono tratte tre sonate (in ordine di proposizione, la n. 2 in re minore, la n. 9 in re e la n. 1 in la), appartenenti ai Divertimenti per camera a violino, violone, cimbalo, flauto e mandola, op. 2, editi anch’essi da Cleton nel 1725.
Entrambe le raccolte rivestono, a parte l’intrinseco valore artistico, una eccezionale rilevanza storica, in quanto furono le prime ad essere concepite per un organico che prevede anche il mandolino (ad essere precisi, il termine mandola si riferisce ad uno strumento in voga a Roma dalla metà del XVII secolo, abbastanza distante dal più noto mandolino napoletano).
Per quanto riguarda gli interpreti, l’esecuzione è affidata all’ensemble Pizzicar Galante, formato da Anna Schivazappa (mandolino barocco), Fabio Antonio Falcone (clavicembalo), Ronald Martin Alonso (viola da gamba) e Daniel de Morais (tiorba), che suona su riproduzioni di strumenti storici (ad esempio, il mandolino, datato 2010 e costruito nella bottega del liutaio milanese Tiziano Rizzi, ha come riferimento un mandolino lombardo del 1792 di Antonio Monzino).
Il risultato complessivo si traduce in un suono particolarmente brillante, abbinato ad un perfetto affiatamento, che insieme contribuiscono ad un’ottima riuscita dell’incisione, evidenziando due validi autori ancora troppo in ombra.

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