“The Baroque Project” propone lo sfavillante Alessandro Scarlatti dell’ensemble Concerto de’ Cavalieri, diretto da Marcello Di Lisa

Il quinto appuntamento con “The Baroque Project”, portato avanti dal maestro Marcello Di Lisa e dal suo ensemble Concerto de’ Cavalieri, si rivolge nuovamente alla vastissima e poco conosciuta produzione di Alessandro Scarlatti (1660-1725).
Questa volta al centro del cd della Sony/Deutsche Harmonia Mundi ci sono le Ouvertures di alcune opere del compositore palermitano, intervallate dai “Six concertos in seven parts”, contenuti in una raccolta pubblicata a Londra nel 1740 da Benjamin Cooke senior.
Nel primo caso siamo di fronte a quelle che il musicista definiva Sinfonie avanti l’opera, in quanto fungevano da prologo strumentale a lavori di grande ampiezza.
In particolare il disco presenta, per buona parte in prima registrazione mondiale, le Ouvertures tratte da Il prigioniero fortunato (1698), La caduta de’ Decemviri (1697), Scipione nelle Spagne (1714), La donna è ancora fedele (1698) e L’amazzone corsara o vero L’Alvilda (1698), opere scritte a Napoli che esordirono, tranne l’ultima, al Teatro San Bartolomeo (il più importante dell’epoca, poi demolito per costruire, a poche centinaia di metri di distanza, il Teatro di San Carlo).
Si tratta di un campione esiguo, se raffrontato ai circa 35 lavori completati durante il suo lungo soggiorno partenopeo, ma estremamente significativo di uno stile, che conobbe un notevole affinamento proprio in quel periodo.
Diverso il caso dei “Sei concerti a sette parti”, fra i brani più noti in assoluto di Scarlatti ed oggetto di numerose incisioni.
In realtà, studi recentissimi fanno pensare che la raccolta non contenga pezzi originali, ma trascrizioni, ad opera forse del britannico Charles Avison, di quattro “sonate a quattro” di Scarlatti, i cui manoscritti fanno parte della monumentale collezione Santini conservata a Münster.
I rimanenti due concerti potrebbero essere, invece, del fratello Francesco, con il quale Alessandro collaborò lungamente quando era a Napoli.
Per quanto riguarda gli interpreti, il maestro Marcello Di Lisa, con il suo Concerto de’ Cavalieri, ha l’enorme merito di aver apportato nuova linfa ad un periodo, quello barocco, che si sta progressivamente liberando dalle sovrastrutture accumulate durante buona parte del Novecento.
A ciò va aggiunta l’estrema validità dei solisti che costituiscono l’ensemble, per cui anche questo nuovo capitolo del “Baroque Project” appartiene al novero dei dischi indispensabili, se si vuole cominciare a comprendere realmente un autore ancora oggi in ombra come Alessandro Scarlatti, ed un capitolo della storia della musica che continua ad essere caratterizzato da troppi punti oscuri.

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