Il Coro Mysterium Vocis, diretto dal maestro Totaro, esegue in “prima” assoluta la Passione secondo Matteo di Giovanni Maria Trabaci

Foto Max Cerrito

Figura fondamentale nell’ambito della storia della musica del Seicento, Giovanni Maria Trabaci (1575-1647) appartiene a quella categoria di autori celebrati in vita che, una volta scomparsi, sono caduti nell’oblio più profondo.
Nato a Montepeloso (oggi Irsina), in provincia di Matera, si spostò molto giovane a Napoli e,  nel 1594, lo ritroviamo fra i cantori della chiesa della SS. Annunziata.
Qualche anno dopo fu nominato organista titolare dell’oratorio dei padri Filippini, oggi compreso nel complesso monumentale dei Girolamini.
Studiò, fra l’altro, con il franco-fiammingo Jean de Macque, che avrebbe poi sostituito nel ruolo di maestro della Reale Cappella, risultando il primo italiano a ricoprire tale incarico prestigioso.
La produzione di Trabaci, conservata in parte nella biblioteca dei Girolamini, comprende brani vocali sacri e profani, nonché pezzi strumentali dedicati al repertorio tastieristico, nei quali il musicista anticipa i tratti salienti che contraddistingueranno lo stile di Frescobaldi.
Sono sufficienti queste notizie per comprendere la valenza del compositore nell’ambito della storia della musica ma, a fronte di questo, nella città dove trascorse gran parte della sua esistenza, vi è oggi un’unica istituzione a lui dedicata, l’Associazione Organistica Giovanni Maria Trabaci, nata nel 2006 e presieduta del maestro Mauro Castaldo.
Da quanto affermato finora, riveste una grandissima importanza la “prima assoluta in tempi moderni” della Passio D. N. Jesu Christi secundum Matthæum del musicista molisano, eseguita di recente dal Coro Mysterium Vocis, diretto da Rosario Totaro, frutto del lavoro di recupero di Guglielmo Esposito, studente di composizione del Conservatorio di Napoli (nella cui biblioteca è presente la partitura originale), portato avanti sotto la supervisione del professor Dinko Fabris.
L’evento, che ha avuto luogo nella sontuosa Cappella del Tesoro di San Gennaro, situata all’interno del Duomo di Napoli, si inquadra nelle manifestazioni che preludono a “Matera Capitale Culturale Europea 2019”, ed è il primo passo verso la proposizione di tutte e quattro le Passioni composte da Trabaci.
Queste ultime, vennero stampate a Napoli nel 1634 dall’editore di origini calabresi Ottavio Beltrano, in due lussuosi volumi (attualmente presenti, oltre che nella Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, nella Biblioteca Nazionale di Madrid e nella Biblioteca dei Girolamini), uno contenente la partitura affidata ai solisti che ricoprivano i personaggi principali (Cristo e l’evangelista narrante), l’altro destinato al coro, relativo al resto dei protagonisti.
L’importanza di questa raccolta getta ulteriore luce su un filone, quello relativo alla trasposizione musicale della Passione, considerato fino a qualche decennio fa erroneamente marginale e raro nell’ambito della produzione napoletana del Sei-Settecento.
Appare invece sempre più chiaro, grazie agli studi portati avanti in tempi recenti da autorità riconosciute come i musicologi Antonio Florio e Dinko Fabris, che tali lavori risultavano legati ad una tradizione fortemente radicata, di cui si perse poi la memoria che, nel caso di Trabaci, anticipa Bach di quasi un secolo.
Dal punto di vista stilistico, la composizione di Trabaci risente ancora dell’influenza madrigalistica, ma appare proiettata verso il barocco, che di lì a pochi anni avrebbe iniziato il suo lungo cammino.
Di conseguenza il brano risulta caratterizzato da notevoli difficoltà esecutive, brillantemente superate dall’intero organico chiamato ad interpretare questa storica “prima”, ottimamente diretto dal maestro Rosario Totaro, che per la parte vocale era formato da Alessandro Caro (altus) Marcello della Gatta (tenor), Roberto Gaudino (bassus), nel ruolo dell’evangelista narrante, dal basso Giuseppe Naviglio (Cristo), e dal Coro Mysterium Vocis, mentre per quella strumentale si avvaleva dell’apporto di Stefano Magliaro (viola da gamba), Franco Pavan (tiorba) e Carlo Maria Barile (organo).
Ricordiamo ancora che il concerto è stato preceduto dagli interventi di monsignor Vincenzo De Gregorio, Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, qui nella veste di Abate Prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro, dell’editore Giuseppe Barile, coordinatore del progetto dedicato all’autore lucano, afferente al Centro Studi Giovanni Maria Trabaci di Irsina (MT), e del musicologo Dinko Fabris, che ha curato la direzione artistica, autore anche di un esauriente programma di sala.
In conclusione una serata, salutata da un’ampia partecipazione di pubblico, che ha evidenziato un autore meritevole di essere rivalutato quanto prima e, nel contempo, aggiunge un altro importante tassello ad un argomento, quello della Passione in musica, considerato per troppo tempo, e a torto, esclusivo appannaggio della scuola tedesca, anche da parte dei più autorevoli studiosi italiani del passato.

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