Giovanna Tricarico è stata l’ottima protagonista del penultimo appuntamento del ciclo “Organi Storici della Campania”, organizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti, svoltosi nella chiesa di S. Maria della Mercede in S. Orsola a Chiaia.
L’artista si è confrontata con un repertorio compreso fra Cinquecento e Ottocento, proponendo autori noti e meno conosciuti, attivi in Italia, Olanda e Germania.
In apertura abbiamo ascoltato Post Communio, dalla “Gran raccolta di sonate per organo” n. 1 del marchigiano Giovanni Morandi (1777-1856), autore molto prolifico, che oggi è ricordato soprattutto per aver supportato Rossini agli albori della sua eccezionale carriera.
Un salto indietro di un paio di secoli con il ferrarese Girolamo Frescobaldi (1583-1643), uno dei compositori italiani di maggior prestigio nell’ambito della musica per strumenti a tastiera.
A lui appartenevano le Partite sopra La Monica, dal Primo Libro delle Toccate e Partite (1615), il Capriccio sopra La Girolmeta e la Bergamasca, dalla raccolta intitolata “Fiori musicali” (1635).
Intervallati ai pezzi frescobaldiani, una Ciaccona di Bernardo Storace (1637-1707), appartenente alla “Selva di varie compositioni d’intavolatura per cimbalo et organo” (1664), unica testimonianza giunta fino a noi della produzione di questo compositore, e il Ballo del Granduca di Jan Pieterszoon Sweelinck (1562-1621), uno dei massimi autori olandesi di tutti i tempi.
Non poteva mancare Johann Sebastian Bach (1685-1750), rappresentato dal Concerto Italiano BWV 971, pezzo in tre movimenti contenuto nel Secondo libro di esercizi per clavicembalo (Clavier-Übung II, 1735), mentre il recital si è chiuso nel segno di Giovanni Morandi con il Rondò con imitazione de’ campanelli, di chiara matrice operistica.
Uno sguardo ora sull’interprete, la pugliese Giovanna Tricarico, che ha evidenziato un approccio di grande rigore, indispensabile per eseguire nel modo migliore una serie di brani legati prevalentemente ad un periodo in cui gli organi avevano una gamma di registri piuttosto limitata.
Inoltre, la musicista ha avuto il grande merito di esaltare in pieno le potenzialità dello strumento, un Raffaele De Feo del 1853, restaurato nel 2007, dotato di un suono brillante e molto nitido.
Pubblico numeroso, costituito sia da assidui appassionati, sia da spettatori occasionali, che ha mostrato di apprezzare molto la prova della Tricarico ed è stato omaggiato con una Sinfonia di Piccinni, degna conclusione di un bellissimo concerto.
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