Lo ScarlattiLab propone il Mito barocco di Napoli con un quartetto di notevole spessore

Foto Giancarlo De Luca

Dopo i “Miti d’amore” dell’Ensemble Vocale di Napoli, diretto da Antonio Spagnolo, “Miti di Musica”, ciclo organizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti, si è rivolto al “Mito barocco della Napoli del Seicento e del Settecento”.
Protagonisti della serata, svoltasi nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale, sotto la direzione artistica del maestro Antonio Florio, Olga Cafiero (soprano), Chiara Mallozzi (violoncello), Pierluigi Ciapparelli (arciliuto e tiorba) e Angelo Trancone (clavicembalo), nell’ambito dello ScarlattiLab\Barocco, frutto della collaborazione fra l’Associazione Alessandro Scarlatti ed il Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella.
In apertura abbiamo ascoltato un omaggio a Claudio Monteverdi (1567-1643), del quale ricorrono i 450 anni dalla nascita, con l’aria di Proserpina “Signor, quel infelice”, dal IV atto dell’ “Orfeo”.
Era poi la volta della Villanella del Sig. Gioseppino, datata 1606, di Gioseffo Biffi, autore di cui si sa poco, originario di Cesena, che fu attivo per un certo periodo a Napoli.
Sicuramente più conosciuto Francesco Provenzale (1624-1704), figura fondamentale per la Scuola operistica partenopea, ai suoi tempi docente molto apprezzato, che venne nominato primo maestro del Conservatorio di Santa Maria di Loreto e del Conservatorio della Pietà dei Turchini, e operò anche in qualità di maestro di cappella, nelle più importanti chiese e congregazioni di Napoli.
Dalla sua produzione erano tratti “Sdegnosetta e che vuoi tu”, “Come io viva, Dio lo sa” e “All’impero d’amore”.
Un breve intervallo esclusivamente strumentale, dedicato alla Sonata I per violoncello e basso continuo di Salvatore Lanzetti (1710-1780), metteva in luce un musicista nato a Napoli, che studiò violoncello e composizione al conservatorio di S. Maria di Loreto.
La sua carriera venne però portata avanti al di fuori della città partenopea, in quanto suonò prima nella Cappella Palatina di Lucca, spostandosi poi a Torino, dove divenne uno dei più prestigiosi componenti della Cappella Reale e dell’orchestra del Teatro Regio.
Veneziano era invece Cristoforo Caresana (1640-1709), autore delle cantate a voce sola “Quel cor che a te già diede”, “Ad un sospiro” e “Viver senza speranza”.
Giunto a Napoli diciannovenne, vi rimase per il resto della sua vita, ricoprendo numerosi incarichi, fra i quali quelli di direttore della musica del Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana e di organista della Real Cappella.
Ultimi due brani in programma, gli scoppiettanti “Sassate alle betriate” di Nicolò Grillo, di cui si sa ben poco e “Tengo treglie”, dal “Pulcinella vendicato nel ritorno di Marechiaro” di Giovanni Paisiello (1740-1816).
Riguardo agli interpreti, iniziamo dal soprano Olga Cafiero, dotata di una splendida voce (purtroppo in parte sacrificata a causa della scarsa acustica di una sala contenente tesori artistici di valore inestimabile), abbinata ad una notevole presenza scenica, che ha evidenziato un perfetto affiatamento con i tre strumentisti.
Dal canto loro Chiara Mallozzi (violoncello), Pierluigi Ciapparelli (arciliuto e tiorba) e Angelo Trancone (clavicembalo) hanno dato vita ad una prova di elevato livello, supportando al meglio la cantante e mostrando un’ottima intesa anche nel brano strumentale.
In conclusione un bellissimo concerto, confortato da una numerosa presenza di pubblico, chiusosi con un bis monteverdiano (lo struggente “Si dolce è ’l tormento”), che ha fornito uno spaccato, piccolo ma significativo, degli splendori di un periodo musicale irripetibile per Napoli.

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