A Villa Pignatelli il maestro Campanella festeggia i suoi 70 anni suonando con il Quartetto d’Archi della Scala

Foto Max Cerrito

Il recente appuntamento del “Festival brahmsiano”, ciclo concepito all’interno del “Maggio della Musica”, si è trasformato in una serata molto particolare.
Infatti, il maestro Michele Campanella, direttore artistico della rassegna, ha voluto festeggiare il suo compleanno con un concerto, suonando insieme al Quartetto d’Archi della Scala di Milano, formato da Francesco Manara e Daniele Pascoletti (violini), Simonide Braconi (viola) e Massimo Polidori (violoncello).
In programma due capolavori cameristici del grande compositore amburghese, il Quartetto in do minore n. 3 per pianoforte e archi, op. 60 ed il Quintetto in fa minore per pianoforte e archi, op. 34.
L’op. 60 conobbe una genesi lunghissima, iniziata fra la fine del 1855 e i primi mesi del 1856, un periodo di grandi e laceranti contrasti interiori, poiché l’amico Schumann era ormai in condizioni fisiche e mentali disperate (sarebbe morto nel luglio del 1856) e contemporaneamente Brahms iniziava a sentire per Clara una forte passione.
Forse è questo il motivo principale per cui, tra modifiche, aggiunte e ripensamenti, il completamente del brano venne continuamente rimandato, al punto che, per la stesura definitiva si dovette attendere addirittura il 1875.
Anche il Quintetto in fa minore per pianoforte e archi, op. 34 ebbe una gestazione piuttosto lunga e ci vollero circa quattro anni (1861-1864) perché vedesse la luce.
In questo caso non erano gli stati d’animo a bloccare il completamento, ma motivi di natura tecnica, in quanto Brahms era partito dall’idea di scrivere un quintetto per archi, con un organico formato da due violini, una viola e due violoncelli.
Data la complessità e le sonorità del pezzo, Clara Schumann e Joseph Joachim, ai quali l’autore sottoponeva sovente le bozze dei suoi lavori, suggerirono la sostituzione del violoncello con il pianoforte.
Furono così convincenti che Brahms decise di abbandonare gli archi, trasformando il quintetto in una Sonata in fa minore per due pianoforti (catalogata come op. 34b).
Ma, dopo essere stata una delle prime ad eseguirla, insieme a Brahms, Clara si rese conto che tale versione risultava piuttosto priva di sfumature, facendolo presente all’autore, che tornò sui suoi passi e concepì un quintetto d’archi di assoluto valore.
Per quanto riguarda gli interpreti, sia il maestro Campanella, sia il Quartetto d’Archi della Scala, che avevamo ascoltato recentemente in un altro memorabile concerto, hanno dato vita ad un’esecuzione di livello elevatissimo, entrando fin nei minimi dettagli di brani dove Brahms inserì tutta una serie di stati d’animo, spesso contrastanti, ma sempre funzionali ad una unitarietà dell’insieme.
Pubblico delle grandi occasioni, in parte giunto per omaggiare il pianista, ma a differenza di quanto accade in casi del genere, molto attento, silenzioso e partecipe che, al termine della serata, si è prodotto in un lunghissimo e scrosciante applauso.
Il maestro Campanella, visibilmente commosso, dopo aver ringraziato i componenti del quartetto, suoi grandi amici, e gli spettatori, ha voluto chiudere nel segno di Martucci, che ebbe Brahms come principale punto di riferimento, proponendo lo Scherzo, dal Quintetto in do maggiore per pianoforte e archi, op. 45, splendido finale di un intenso ed emozionante recital.

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