Nella chiesa dei SS. Marcellino e Festo lo ScarlattiLab/Barocco celebra con grande raffinatezza Monteverdi nel ricordo di Alan Curtis

Dopo aver celebrato il 450° della nascita di Claudio Monteverdi (1567-1643), ospitando nella sua rassegna in abbonamento il Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini, l’Associazione Alessandro Scarlatti ha dedicato un altro appuntamento al grande compositore cremonese, nell’ambito del ciclo “La Stagione del Barocco”, affidandolo allo ScarlattiLab/Barocco, nato da una collaborazione con il Conservatorio San Pietro a Majella e guidato da Antonio Florio e Dinko Fabris.
Il concerto ha avuto inizio con “Raggi dov’è’l mio bene” e “Sì come crescon”, dalla raccolta di 21 Canzonette a tre voci, pubblicata a Venezia nel 1584.
Era quindi la volta del recitativo di Ulisse “Dormo ancora o son desto”, appartenente al “Ritorno di Ulisse in patria”, opera che esordì nella città lagunare presumibilmente nel 1640, seguito dal Lamento di Arianna (nella concertazione di Franco Pavan), unico brano dell’opera “Arianna” giunto ai nostri giorni.
La serata si chiudeva con “Il Ballo delle Ingrate”, inserito poi nella raccolta “Madrigali guerrieri et amorosi” (1638) che, insieme all’aria precedente, scaturiva dal connubio tra la musica di Monteverdi e le liriche del poeta Ottavio Rinuccini ed entrambi vennero proposti alla corte di Mantova nel 1608, durante i festeggiamenti avvenuti in occasione delle nozze di Francesco IV Gonzaga (figlio del duca Vincenzo) con Margherita di Savoia.
Nel complesso il programma ricalcava, con qualche aggiunta, quello del concerto allestito lo scorso anno dallo ScarlattiLab/Barocco al Conservatorio di Napoli.
Anche allora gli interpreti vocali erano gli allievi del Master di secondo livello in Musica Antica, Federica Pagliuca, Olga Cafiero, Magdalena Szymanska (soprani), Daniela Fontana e Daniela Salvo (mezzosoprani), Angela Gaetana Giannotti (contralto), Leopoldo Punziano (tenore) e Carlo Feola (basso), e quasi simile risultava la composizione dell’Orchestra ScarlattiLab, formata da Enrico Parizzi e Julia Rota (violini), Rosario Di Meglio e Emma Ascoli (viole), Chiara Mallozzi (violoncello), Carlo Maria Barile e Luigi Trivisano (clavicembali), Angelo Trancone (organo), Franco Pavan, Pierluigi Ciapparelli e Valerio Celentano (tiorbe), il tutto sotto l’attenta direzione del maestro Antonio Florio.
Molto differente, e sicuramente superiore, appariva invece il risultato finale, soprattutto per la possibilità di avere una sede spaziosa come la chiesa dei Santi Marcellino e Festo (al posto di un’asfittica sala Martucci, all’epoca inspiegabilmente preferita alla più ampia Sala Scarlatti), dove il pubblico ha potuto godere appieno l’esibizione degli artisti e la bellezza della musica, e gli ottimi interpreti si sono potuti muovere a loro piacimento, senza aver timore di pestare i piedi o colpire con l’archetto gli spettatori seduti in prima fila.
Inoltre, se alcuni dei partecipanti al master, già molto esperti, hanno confermato la loro bravura, fra i più giovani, a distanza di un anno, abbiamo notato una maggiore sicurezza ed una vocalità più matura, a riprova della validità degli insegnamenti ricevuti durante questo lasso di tempo.
In definitiva una serata di grande raffinatezza, che ha degnamente celebrato l’anniversario monteverdiano, chiudendosi fra gli applausi lunghi e scroscianti del pubblico, rivolti ai protagonisti, ed idealmente anche al maestro Alan Curtis, grande esperto di musica antica scomparso nel luglio del 2015, dedicatario del concerto.

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