Il “Maggio della Musica” ospita una serata brahmsiana di assoluto livello con il Quartetto d’archi della Scala ed il clarinettista Fabrizio Meloni

Foto Max Cerrito

Prosegue il “Festival brahmsiano”, ciclo concepito all’interno del cartellone del “Maggio della Musica”, stagione giunta al ventesimo anno di attività e affidata alla direzione artistica del maestro Michele Campanella, che si svolge nella prestigiosa cornice della veranda neoclassica di Villa Pignatelli.
Protagonisti del recente concerto, il Quartetto d’archi della Scala, formato da Francesco Manara e Daniele Pascoletti (violini), Simonide Braconi (viola) e Massimo Polidori (violoncello) ed il clarinettista Fabrizio Meloni.
In programma il Quartetto per archi n. 3 in si bemolle maggiore, op. 67, ed il Quintetto in si minore per clarinetto e archi, op. 115.
Il primo, dedicato all’amico Theodor Wilhelm Engelmann, illustre botanico e fisiologo nonché violoncellista dilettante, fu iniziato nell’estate del 1875 a Ziegelhausen, vicino Heidelberg, e completato nella primavera successiva.
Una gestazione piuttosto veloce, se paragonata a quella degli altri due quartetti per archi, compresi nell’op. 51 (sottoposti a continue revisioni per almeno otto anni) e considerando anche la contemporaneità con la stesura definitiva del Quartetto per pianoforte op. 60 e della Sinfonia n. 1.
Il brano venne definito da Brahms, in una lettera ad Engelmann, “grazioso ma geniale come Sua moglie” e, nella stessa missiva, l’autore tedesco aggiungeva che aveva affidato alla viola, nel terzo movimento, numerosi passaggi di peso, sperando che l’amico potesse quanto prima sposare la causa di questo strumento.
Dal canto suo, il Quintetto in si minore per clarinetto e archi, op. 115 ha una storia che comincia nel 1891, quando Brahms, convinto di aver chiuso la sua carriera compositiva, andò a Meiningen per contattare Fritz Steinbach, da poco divenuto direttore della locale orchestra.
Lì ebbe modo di conoscere Richard Mühlfeld, un violinista che, di punto in bianco, aveva abbandonato la sezione degli archi per passare a quella dei fiati come clarinettista.
Il suo suono e la sua bravura interpretativa colpirono a tal punto Brahms, che il compositore decise di scrivere per lui alcuni lavori dove il clarinetto era principale protagonista, fra i quali il Quintetto in si minore, op. 115 rappresenta il pezzo forse maggiormente significativo.
Uno sguardo, ora, agli splendidi interpreti, a cominciare dal Quartetto d’archi della Scala, ensemble di strabiliante compattezza, che ha disegnato un’op. 67 semplicemente sontuosa, evidenziando la complessa e densa sonorità del brano.
La compagine si è poi ripetuta nella proposizione dell’op. 115, dove era affiancata da un clarinettista eccezionale come Fabrizio Meloni.
Insieme hanno dato vita ad un’esecuzione raffinatissima, che metteva in luce tutte le sfumature presenti nel quintetto, corrispondenti ai differenti stati d’animo del compositore, convinto di essere ormai vicino alla fine della sua parabola esistenziale.
Grande successo di pubblico, e bis rivolto al secondo movimento del Quintetto in la maggiore K. 581, capolavoro cameristico di Mozart, a suggello di una serata indimenticabile.

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