Ai “Concerti in Villa Floridiana” grande successo del duo Testa-Crosta

Il penultimo appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Golfo Mistico, che si svolge nella “Gran Galleria” del Museo Duca di Martina, ha avuto come protagonisti il flautista Alessandro Crosta e la pianista Nadia Testa.
Il loro recital, intitolato “Il volo: musiche intorno al mondo”, consisteva in una interessante panoramica relativa ad autori  quasi tutti poco conosciuti, provenienti da differenti aree geografiche.
La mattinata si è aperta con la Parafrasi sulla “Tosca” di G. Puccini del ligure Serafino Alassio (1836-1915), compositore e polistrumentista molto prolifico (scrisse più di 700 lavori), che si inseriva nel classico filone salottiero caratterizzato dal duplice scopo di far riascoltare i motivi principali delle opere in auge e permettere ai musicisti di evidenziare il loro virtuosismo.
Le successive Jewish Folksongs, dell’olandese Kees Schoonenbeek (1947), ci portavano a contatto con la tradizione ebraica e la musica klezmer, caratterizzate da motivi quali Hava Nagila e Evenu Shalom.
Altro popolo perseguitato ed emarginato è quello Rom, etnia alla quale apparteneva Grigoraș Dinicu (1889-1949), violinista ammirato anche dal grande Jascha Heifetz.
Uno dei suoi brani più noti, Hora staccato (1906), è rivolto ad una danza balcanica, detta appunto hora, che si balla in circolo.
Era poi la volta del francese Alexandre Georges (1850-1938), molto noto e stimato ai suoi tempi, la cui vasta produzione cameristica è ben rappresentata dall’orientaleggiante A la Kasbah!, pezzo dedicato nel 1911 al flautista Adolphe Hennebains.
Toccava quindi all’Intermezzo, da “La boda de Luis Alonso”, zarzuela dello spagnolo Gerónimo Giménez (1854-1923), autore specializzatosi in un repertorio legato a un genere lirico tipicamente iberico, frutto della fusione fra brani cantati, parti recitate e danze popolari.
Chiusura tutta sudamericana, con Oblivion, dell’argentino Astor Piazzolla (1921-1992), nato per la colonna sonora del film “Enrico IV” di Marco Bellocchio e Tico-Tico no Fubá, di José Gomes “Zequinha” de Abreu (1880-1935), motivo quest’ultimo portato al successo da Carmen Miranda, nella versione che si avvaleva anche di un testo, aggiunto dal connazionale Aloysio de Oliveira.
Per quanto riguarda gli interpreti, Alessandro Crosta e Nadia Testa costituiscono un sodalizio affiatatissimo, che si è mosso con estrema dimestichezza nell’ambito del programma eseguito, evidenziando grande bravura ed estrema versatilità.
Il duo, nella sua attività quasi ventennale, ha girato il mondo in lungo ed in largo, accumulando anche gustosi aneddoti, parte dei quali sono stati raccontati dal maestro Testa prima di ogni brano, contribuendo in tal modo ad un maggiore coinvolgimento degli spettatori, che alla fine hanno chiesto a gran voce un bis.
Sono stati accontentati con l’Ave Maria di Mascagni, che in seguito confluì nell’Intermezzo di “Cavalleria rusticana”, ottima chiusura di un concerto che ha dimostrato come sia possibile andare incontro ad un largo pubblico, senza essere mai costretti a scadere nel banale, proponendo della buona musica e rivalutando, nel contempo, compositori caduti inspiegabilmente nel dimenticatoio.

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