Un duo affiatato ed energico al Maggio della Musica

Foto Max Cerrito

Nuovo appuntamento, nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli con il “Maggio della Musica”, rassegna affidata alla direzione artistica del maestro Michele Campanella.
Ospiti del concerto due giovani talenti tedeschi, la violinista Suyoen Kim, di ascendenze coreane, e la pianista Annika Treutler, che hanno aperto il loro recital con la Sonatina per violino e pianoforte in re maggiore, op.137 n. 1, D. 384 di Franz Schubert (1797-1828), appartenente ad un trittico, datato 1816, che comprendeva anche le sonate n. 2 in la minore e n. 3 in sol minore.
E’ molto probabile che l’autore austriaco scelse questo organico, che in seguito avrebbe utilizzato soltanto in un’altra occasione, nella speranza di ottenere una immediata pubblicazione che gli avrebbe permesso di far circolare il suo nome fra i numerosi musicisti dilettanti viennesi.
Non fu così, in quanto la raccolta venne pubblicata postuma nel 1836 dal’editore Diabelli, che ribattezzò i pezzi “sonatine”, per sottolineare la loro semplicità (in realtà solo apparente), e vendere così un numero maggiore di copie della partitura.
Operazione giunta sicuramente a buon fine, visto che sono giunte fino a noi con questo appellativo, mentre originariamente Schubert le aveva definite “Sonate per pianoforte con accompagnamento di violino”.
La successiva Sonata per violino e pianoforte in do minore, op. 30 n. 2 di Ludwig van Beethoven (1770-1827) faceva anch’essa parte di un trittico, completato nel 1802, anno per lui particolarmente travagliato, che concise con l’acuirsi della sordità e della conseguente crisi depressiva, testimoniata dal cosiddetto “testamento di Heiligenstadt”, ma anche un periodo particolarmente produttivo, durante il quale compose anche la Sinfonia n. 2, le tre sonate per pianoforte op. 31 e le Bagatelle op. 33.
Ritornando all’op. 30, essa fu pubblicata nel 1803 con dedica allo Zar Alessandro I, che la ricevé tramite il conte Razumovsky, ambasciatore russo a Vienna.
Sembra che lo zar sia rimasto insensibile all’omaggio, ricompensando Beethoven con 100 ducati, a seguito delle insistenze della zarina Elisabetta, soltanto nel 1814, quando si trovava a Vienna per presiedere lo storico Congresso.
Ultimo pezzo in programma, la Sonata in la maggiore di César Franck (1822-1890), uno dei massimi capolavori della letteratura cameristica di tutti i tempi, composta nel 1886 dal musicista belga, trapiantato in Francia, come regalo di matrimonio per il violinista e connazionale Eugène Ysaÿe.
Il brano esordì al Circolo Artistico di Bruxelles nel dicembre dello stesso anno, eseguito dal dedicatario, accompagnato dalla pianista Marie-Léontine Bordes-Pène, al termine di un concerto-fiume conclusosi a sera inoltrata, per cui il pezzo venne suonato interamente al buio in quanto la sala, per ragioni di sicurezza, era priva di illuminazione.
Uno sguardo, ore, alle due interpreti, che hanno evidenziato un perfetto affiatamento, notevole bravura e una grandissima energia, affidata principalmente alla violinista.
In tal modo i brani di Schubert e Beethoven erano messi in estremo risalto, così come il pezzo di Franck, che acquistava tinte estremamente passionali, perdendo però una parte del suo consueto romanticismo.
Pubblico abbastanza numeroso, partecipe e attento, che ha salutato la fine del recital con lunghi e scroscianti applausi all’indirizzo di un duo talentuoso e di sicuro valore artistico.

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