La Primavera Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti si apre con un riuscito connubio fra musica e filosofia

Foto Klaus Bunker

La chiesa dei SS. Marcellino e Festo ha ospitato il concerto inaugurale della Primavera Musicale 2017 della Nuova Orchestra Scarlatti, intitolato “Felicità e melanconia. Musica e filosofia in dialogo”.
La serata ha visto l’Orchestra Scarlatti Young, afferente alla cosiddetta “Comunità delle Orchestre Scarlatti” e formata da musicisti fra i 18 e i 30 anni, alternare i suoi interventi con alcune riflessioni del professor Enzo Cocco, docente di Filosofia della storia presso l’Università di Salerno.
La parte musicale si è aperta con la Piccola suite per archi, su temi di Alessandro Scarlatti, concepita da Franco Michele Napolitano, seguita dal Larghetto, tratto dalla Sonata n. 1 per corno e archi di Luigi Cherubini (1760-1842), risalente al 1804.
E’ toccato, quindi, alla prima delle tre riflessioni del professor Cocco avente come argomento “Le vie della felicità nell’età dei lumi”, che ha preceduto la Sonata a quattro n. 3 per archi in do maggiore di Gioachino Rossini (1792-1868), appartenente ad un corpus di sei sonate, scritte dall’autore durante una villeggiatura presso Ravenna quando aveva appena dodici anni.
La n. 3 è anche l’unica che non compare nella raccolta, pubblicata nel 1825-26 da Ricordi, comprendente la versione per quartetto d’archi di queste sonate giovanili.
“Felicità e melanconia” era il tema del secondo intervento filosofico, che ci introduceva poi al Rondo dal Concerto per corno e orchestra in re maggiore K. 412 di Wolfgang Amadeus Mozart (1576-1591) e all’Adagio per clarinetto ed archi di Heinrich Joseph Baermann (1784-1847).
Il primo, dedicato a Joseph Leutgeb, amico cornista del genio di Salisburgo, risulta diviso in due movimenti (allegro e rondò), scritti rispettivamente nel 1782 e nel 1787, e catalogati in un primo tempo diversament (K. 412 per l’allegro e K. 514 per il rondò).
Riguardo al tedesco Baermann, oggi quasi sconosciuto, fu un virtuoso del clarinetto e visse in un periodo durante il quale lo strumento, grazie anche a modifiche strutturali, cominciava a godere di una certa autonomia e non era più legato esclusivamente all’orchestra.
La terza parte filosofica verteva su “La musica fra felicità e melanconia” e consisteva in una breve dissertazione dei differenti stati d’animo che un brano può trasmettere.
La serata si chiudeva con Le rossignol et la rose, per voce sola senza accompagnamento, da “Parysatis”, dramma di Camille Saint-Saëns (1835-1921) ambientato in Persia, e l’andante e presto, secondo e terzo movimento del Divertimento per archi in fa maggiore K. 138, composto da Mozart nel 1772 a Salisburgo.
Uno sguardo sui protagonisti, partendo dal professor Cocco, che ha saputo rispondere perfettamente allo spirito della serata, autore di interventi concisi, chiari e ricchi di significati.
Una nota di merito va anche alle tre giovani soliste, il soprano Naomi Rivieccio, la cornista Simona Amazio e la clarinettista Valeria Benedetto, delle quali sentiremo sicuramente parlare a lungo in futuro, le ultime due ben supportate dall’Orchestra Scarlatti Young, apparsa compagine piuttosto compatta, la cui prova complessiva è risultata di buon livello.
In conclusione un’inaugurazione che ha abbinato spunti filosofici a brani talora di raro ascolto, contribuendo ad un ottimo inizio della stagione primaverile della Nuova Orchestra Scarlatti.

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