Ai “Concerti in Villa Floridiana” il Quintetto “Forelle” dà lustro alla cameristica schubertiana

Il terzo appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, organizzati dall’Associazione Golfo Mistico nella “Gran Galleria” del Museo Duca di Martina, ha ospitato il Quintetto “Forelle”, formato da Salvatore Lombardo (violino), Alfonso Avitabile (viola), Lorenzo Ceriani (violoncello), Alessandro Mariani (contrabbasso) e Giacomo Serra (pianoforte).
In evidenza due brani della produzione cameristica di Franz Schubert (1797-1828), la Sonata in la minore D 821 per violoncello e pianoforte “Arpeggione” ed il Quintetto per pianoforte ed archi in la maggiore, op. 114 D 667, noto anche come “La Trota”.
La prima, della quale è stato proposto il movimento iniziale (allegro moderato), in una versione per contrabbasso e pianoforte, venne concepita in origine per un organico composto da pianoforte e arpeggione, strumento quest’ultimo consistente in un ibrido fra chitarra e violoncello (aveva sei corde ma si suonava con l’archetto), frutto di un’invenzione del liutaio viennese Johann Georg Stauffer nel 1823.
L’arpeggione ebbe fra i suoi sostenitori Vincent Schuster che, per favorirne la diffusione, nel 1824 chiese all’amico Schubert di scrivere una sonata ad esso destinata.
Quando però il pezzo venne pubblicato postumo, nel 1871, dall’editore viennese Gotthard, lo strumento era ormai scomparso da diversi decenni, per cui nella partitura data alle stampe fu sostituito dal violoncello, mentre rimase nell’appellativo con il quale il brano è passato alla storia.
Anche il Quintetto per pianoforte ed archi in la maggiore, op. 114 ha una sua storia, che risale al 1819, anno in cui Schubert stava trascorrendo un periodo di vacanze a Steyr, paese dell’Alta Austria, in compagnia dell’amico baritono Johann Michael Vogl.
Lì risiedeva Sylvester Paumgartner, uomo molto ricco in quanto proprietario di miniere, che era anche un mecenate e un violoncellista dilettante.
Approfittando della presenza di Schubert, gli commissionò un quintetto che avrebbe dovuto contenere il motivo, a lui molto gradito, del lied “Die Forelle” (“La Trota”), composto tempo addietro dal grande compositore, su un testo del poeta Christian Friedrich Daniel Schubart.
Paumgartner indicò anche l’organico strumentale da utilizzare, comprendente il pianoforte e un quartetto d’archi costituito da violino, viola, violoncello e contrabbasso, simile a quello usato in precedenza da Hummel nella riduzione del suo Settimino.
La risposta di Schubert non tardò ad arrivare ed il risultato finale fu un quintetto piacevole e di ampio respiro, contraddistinto da cinque movimenti e caratterizzato da un perfetto equilibrio fra pianoforte ed archi, dove il lied, che diede il nome all’intera composizione, venne inserito nel quarto tempo, sotto forma di un tema (andantino), cinque variazioni ed una coda (allegretto).
Schubert prese in scarsa considerazione questo suo brano, considerandolo alla stregua di un divertissement, mentre tenne molto a cuore il lied dal quale era stato tratto, che dal 1817 al 1821conobbe almeno sei differenti versioni.
Grande fu quindi la sorpresa, da parte dell’editore Czerny, quando lo pubblicò postumo nel 1829, rendendosi conto di aver messo le mani su un autentico capolavoro.
Veniamo ora agli interpreti, iniziando da Alessandro Mariani e Giacomo Serra, che hanno ottimamente eseguito il primo movimento dell’ “Arpeggione”, in una versione per contrabbasso e pianoforte, piuttosto inusuale ma, a nostro avviso, molto più vicina all’originale, rispetto a quella affidata normalmente al violoncello.
Dopo questo breve ma corposo prologo, i due, si sono uniti a Salvatore Lombardo (violino), Alfonso Avitabile (viola) e Lorenzo Ceriani (violoncello) per dare vita ad una splendida esecuzione del Quintetto op. 114, pregna di spirito schubertiano, al punto da apparire una piacevole rimpatriata fra vecchi amici, che conoscono alla perfezione la musica, abili nel giungere in tempi brevi ad un ottimo affiatamento.
Pubblico numeroso e visibilmente soddisfatto, che ha chiesto a gran voce un bis, ottenendo la riproposizione dello scherzo del terzo movimento, chiusura briosa di un bellissimo concerto.

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