I “Concerti di Primavera” chiudono con i ritmi carioca del “ChocoChoro”

Foto Max Cerrito

L’ultimo appuntamento con i “Concerti di Primavera”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli ed affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti, ha ospitato “ChocoChoro”, trio costituito da Fabrizio Forte (chitarra 7 corde), Filippo Gambetta (bandolim 10 corde) e Marco Moro (flauto).
I tre interpreti hanno proposto una ampia panoramica legata alla musica brasiliana, incentrata in particolare sullo “choro”, genere nato a Rio de Janeiro nella seconda metà dell’Ottocento, frutto di una fusione fra danze da salotto europee (polka, valzer, schottisch), musica colta del vecchio continente, ritmi diffusi dai numerosi schiavi africani lì deportati e un pizzico di fado portoghese.
Al proposito va ricordato che il Brasile fu una colonia del Portogallo fino al 1822 ed il termine “choro” si può tradurre con “pianto, lamento”, anche se i pezzi raramente erano tristi, pur contenendo spesso un po’ di quella “saudade” tipicamente carioca.
Inserito in un contesto di puro intrattenimento, in locali pubblici o in manifestazioni private come matrimoni e feste di compleanno, lo choro finì col diventare, come affermò il grande compositore Heitor Villa-Lobos (che diede anche lui un notevole contributo al genere, scrivendo una quindicina di brani, concepiti per vari organici), “l’essenza dell’anima musicale brasiliana”.
Tornando al concerto, il trio ha proposto una serie di motivi appartenenti ad autori abbastanza sconosciuti dalle nostre parti, che però ancora oggi sono fortemente radicati nella tradizione brasiliana.
Fra questi spiccavano Jacob Pick Bittencourt (1918-1969), detto Jacob do Bandolim, dallo strumento che amava suonare e per il quale compose più di un centinaio di choros, Alfredo da Rocha Vianna Filho (1897-1973) meglio conosciuto con il soprannome di Pixinguinha, probabilmente originato dalle vesciche (bexigas) che il vaiolo aveva lasciato sul suo volto, ed Ernesto Nazareth (1863-1934) la cui musica era al confine fra il classico ed il popolare, autore di numerosi tanghi di successo.
Il programma comprendeva anche Choro de Arvore di Filippo Gambetta, nato nell’ambito di un progetto, affidato dal fotografo ed artista del ferro Gianluigi Boleto a vari compositori, ognuno dei quali doveva creare un brano ispirandosi ad un’opera scultorea avente come soggetto l’albero.
Per quanto riguarda gli interpreti, hanno evidenziato una straordinaria bravura come singoli ed un affiatamento perfetto, tenendo presente che solo il flautista si avvaleva dello spartito, mentre gli altri due davano largo spazio all’improvvisazione.
Per tale motivo l’esecuzione dello stesso pezzo può variare in questi casi anche sensibilmente da un concerto all’altro, secondo una continua ri-creazione che, se da una parte costringe ad un impegno e ad una tensione sempre costanti, dall’altra risulta in grado di evitare una noiosa routine e moltiplica il divertimento.
Inoltre, durante la serata, sia Forte, sia Gambetta, si sono più volte soffermati sulla descrizione dei particolari strumenti utilizzati e sulle biografie di alcuni degli autori maggiormente rappresentativi.
Platea abbastanza numerosa, ma differente dal solito e divisa nettamente in due tronconi, quasi da aula scolastica, con le prime file molto attente e concentrate, e le ultime occupate invece da fastidiosi sfaccendati, che non avevano alcun interesse se non quello di giocare con i telefonini e scambiarsi commenti ad alta voce su argomenti altri.
Fortunatamente, poco alla volta, hanno abbandonato la chiesa, ma non riusciamo a comprendere cosa fossero venuti a fare.
Si chiude così la diciannovesima edizione dei “Concerti di Primavera”, che anche quest’anno si sono distinti per varietà ed originalità, passando dai classici della musica romantica alla chitarra contemporanea, senza disdegnare incursioni nella musica popolare e leggera di qualità.
La rassegna avrà però una coda prestigiosa sabato 13 maggio ad Avezzano, con la premiazione del vincitore del concorso di composizione bandito dalla Comunità Evangelica Luterana, Francesco Massimi, e l’allestimento della fiaba “Gli occhiali magici”, da lui musicata basandosi sul testo di Daniele Evaristo, che a sua volta si è aggiudicato il concorso letterario 2016, organizzato dalla medesima Comunità.

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