Al Teatro Diana l’Orchestra da Camera Stabile Accademia di Santa Sofia si confronta con il Barocco Napoletano nel ricordo di Carlo d’Angiò

Foto Max Cerrito

Il penultimo appuntamento della Stagione dell’Associazione Napoli Capitale Europea della Musica (ANCEM), tenutosi al Teatro Diana nell’ambito della rassegna “Diciassette e Trenta Classica”, ha visto l’Orchestra da Camera Stabile Accademia di Santa Sofia confrontarsi con alcuni brani di autori attivi a Napoli nel Settecento, e con un omaggio finale di un autore contemporaneo ad un periodo irripetibile della storia della musica.
In apertura è stata eseguita la Fuga a 5 in re maggiore per archi e continuo di Leonardo Leo (1694-1744), pugliese che studiò al Conservatorio della Pietà de’ Turchini con Provenzale e Fago.
Portò avanti una lunga carriera nella Cappella Reale di Napoli, prima come organista aggiunto (1713), poi in qualità di organista titolare (1727), vice-maestro (1737) e, infine, poco prima di morire, anche maestro di cappella.
Non va dimenticata, inoltre, la sua importanza come docente, alla Pietà de’ Turchini dal 1734 al 1737 in qualità di vicemaestro, e dal 1741, in qualità di primo maestro al posto di Fago, mentre dal 1739 fu il successore di Feo, come primo maestro al S. Onofrio a Porta Capuana.
In questo stesso conservatorio studiò il partenopeo Nicola Sabatino (1705-1796), allievo di Feo e Prota, fra gli ultimi rappresentanti della scuola napoletana, che fu per molti anni maestro di cappella presso la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli.
Alla sua produzione apparteneva il Concerto per violoncello, archi e cembalo in sol maggiore.
Si passava quindi al Concerto VIII in la maggiore “La Pazzia” per archi e cembalo di Francesco Durante, nato a Frattamaggiore (Na) nel 1684, e morto a Napoli nel 1755.
Stimatissimo come docente, ricoprì incarichi prestigiosi prima al Conservatorio di S. Onofrio a Capuana, poi al Conservatorio delle Povere di Gesù Cristo, ed infine al Conservatorio di S. Maria di Loreto, avendo fra i suoi allievi musicisti del calibro di Jommelli, Pergolesi e Paisiello.
Ciò finì per mettere in secondo piano la sua attività di compositore e, l’aver orientato la produzione prevalentemente su brani sacri, in un periodo durante il quale l’opera era particolarmente in auge, lo penalizzò ulteriormente.
Chiusura molto particolare con la “prima assoluta” della versione per violino solista di “Fecit Neap. 17..”, dall’originale per violoncello, archi e continuo, di Giovanni Sollima (1962), risalente al 2011, che venne proposto a chiusura della stagione 2012-2013 dell’Associazione Alessandro Scarlatti, con l’autore anche in veste di solista, accompagnato da “I Turchini di Antonio Florio”.
Il titolo fa riferimento alle false etichette che i liutai apponevano sui loro manufatti per farli credere antichi ed il brano fonde, in maniera estremamente suggestiva, le tipiche sonorità barocche con la musica contemporanea pur se, riascoltato a distanza di qualche anno, appare abbastanza ridondante.
Veniamo quindi agli interpreti, iniziando da Marco Serino, nel duplice ruolo di violino solista e maestro concertatore, che ha evidenziato un notevole virtuosismo nel brano di Sollima, e ha saputo ben guidare l’Orchestra da Camera Stabile Accademia di Santa Sofia, a sua volta protagonista di una prova di elevato livello, così come Gianluca Giganti, solista nel concerto per violoncello di Sabatino.
Pubblico numeroso e bis rivolto ad una brevissima pagina di Nicola Sala, al quale è intitolato il conservatorio sannita, dove insegnano molti dei componenti della compagine orchestrale, piacevole chiusura di un concerto interessante, dedicato alla memoria di Carlo d’Angiò, fra i fondatori della Nuova Compagnia di Canto Popolare e socio ANCEM, scomparso nel settembre dello scorso anno, la cui figura è stata brevemente ricordata, ad inizio serata, dall’amico e collega Eugenio Bennato.

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