L’Associazione Alessandro Scarlatti celebra Monteverdi ospitando il Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini

Foto Vincenzo Moccia

Claudio Monteverdi (1567-1643) visse in prima persona il passaggio dalla musica rinascimentale a quella barocca per cui, a seconda dei punti di vista, viene ancora oggi considerato sia l’ultimo baluardo dei fasti legati alla  stagione polifonica, sia il precursore di un genere che muoveva i primi passi e sarebbe durato per circa un secolo e mezzo.
L’anno in corso segna il 450° dalla nascita del compositore, nato a Cremona, che fu attivo alla corte di Mantova fino al 1612, per poi offrire i suoi servigi alla Serenissima, in qualità di maestro di Cappella della Basilica di San Marco a Venezia.
Un evento, passato finora abbastanza in sordina dalle nostre parti, che la Stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha voluto celebrare ospitando il Concerto Italiano, ensemble fondato nel 1984 da Rinaldo Alessandrini (che tuttora lo dirige), uno dei massimi interpreti della produzione monteverdiana.
Il concerto, dal titolo “Notte. Storie di guerrieri e d’amanti”, proponeva una serie di brani tratti prevalentemente dalla corposa produzione madrigalistica del musicista, formata da ben nove libri, che per i testi si avvalse delle liriche di autori a lui precedenti o coevi, incentrati su tematiche e personaggi della mitologia e della epopea cavalleresca.
Un esempio al proposito poteva essere riscontrato sia nell’ampia pagina dedicata ai “Madrigali Guerrieri, et Amorosi” (1638), appartenenti all’ottavo libro, dove si susseguivano rime di Petrarca (Sonetto 164 del “Canzoniere”), Tasso (“Combattimento di Tancredi e Clorinda”, dal canto XII de “La Gerusalemme Liberata”) e Rinuccini (“Lamento della Ninfa”), sia negli altri madrigali proposti dove, insieme al già citato Tasso, trovava posto Giovanni Battista Marino.
Il programma comprendeva, inoltre, alcune Sinfonie (termine con il quale all’epoca si indicavano i preludi strumentali che precedevano gli atti di un’opera), da “Orfeo” e da “Il ritorno di Ulisse in patria”, e si chiudeva con il madrigale a tre voci “Quando l’alba in oriente”, su testo di Gabriello Chiabrera, inserito nella prima delle due raccolte di “Scherzi musicali” (Venezia, 1607).
Nel complesso poco più di un’ora di musica, sicuramente non di facile ascolto, che necessitava quindi di grande attenzione e, in diversi momenti, sorprendentemente moderna, per le sue affinità con talune atmosfere del Novecento.
Per quanto riguarda l’esecuzione, il Concerto Italiano, diretto al clavicembalo da Rinaldo Alessandrini, e formato, per la parte vocale da Monica Piccinini e Anna Simboli (soprani), Aurelio Schiavoni (contralto), Gianluca Ferrarini e Raffaele Giordani (tenori), Matteo Bellotto (basso), e per quella strumentale da Nicholas Robinson e Antonio De Secondi (violini), Ettore Belli (viola), Marco Ceccato (violoncello), Matteo Coticoni (violone), Ugo Di Giovanni e Craig Marchitelli (tiorbe), ha dato vita ad un’interpretazione raffinatissima e di grande intensità, confermando di essere un ensemble di caratura internazionale.
Pubblico piuttosto numeroso, partecipe ed attento, che ha tributato lunghi applausi ai protagonisti, ricevendo come bis “Damigella tutta bella”, dalla prima raccolta di “Scherzi Musicali”, sempre su lirica di Chiabrera, a coronamento di una serata di grande spessore artistico.
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