Il Festival Barocco Napoletano si confronta con un particolare universo musicale

Foto Max Cerrito

L’impiego di castrati nella musica del Settecento, a differenza di quanto si possa pensare, era dovuto solo in minima parte alla necessità di sostituire elementi femminili, in luoghi nei quali vigeva il divieto alle cantanti di esibirsi.
In realtà, la vocalità espressa da questi particolari artisti, risultava adatta al tipo di argomenti in auge nelle opere del Settecento, dove molti dei personaggi appartenevano alla mitologia classica o alla letteratura epica, e contemporaneamente incontrava i gusti del pubblico, alla ricerca di virtuosismi sempre più strabilianti.
Alcuni esempi relativi a questa ampia pagina della storia della musica, alternati a brani strumentali, sono stati al centro del concerto intitolato “Intorno a Farinelli”, tenutosi nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale, penultimo appuntamento con il Festival Barocco Napoletano, che ha avuto come protagonista l’Ensemble barocco Accademia Reale e il contralto Silvana Nardiello.
In apertura abbiamo ascoltato la Sinfonia in re maggiore per archi e basso continuo di Rinaldo da Capua (1705 – 1780), compositore di origine campana, attivo a Roma e oggi abbastanza sconosciuto, ma piuttosto noto ai suoi tempi, in quanto lo troviamo citato nel “Viaggio musicale in Italia” di Charles Burney, fra le poche fonti attendibili relative alla sua biografia.
I due brani successivi erano rivolti alla produzione di Georg Friedrich Händel (1685 – 1759) e consistevano nelle arie “Verdi prati” e “Va tacito e nascosto”.
La prima apparteneva ad “Alcina”, ispirata ad un soggetto di Riccardo Broschi (fratello del celeberrimo Carlo Broschi, meglio noto come “Farinelli”), che prendeva spunto dai poemi cavallereschi dell’Ariosto.
L’opera, che esordì al Covent Garden di Londra nel 1735, aveva come protagonisti principali il castrato Giovanni Carestini, detto “Cusanino” ed il soprano Anna Maria Strada del Po’, e prevedeva anche alcuni inserti danzati, concepiti per la ballerina francese Marie Sallé, i cui abiti di scena, piuttosto succinti, contribuirono indubbiamente al successo dell’allestimento.
Dal canto suo “Va tacito e nascosto” era tratto da “Giulio Cesare”, basato sul libretto di Nicola Francesco Haim, la cui “prima” ebbe luogo nel 1724 al King’s Theatre di Londra, con un cast d’eccezione dove spiccavano i nomi del castrato Francesco Bernardi, detto “Senesino”, nel ruolo del personaggio principale, e del soprano Francesca Cuzzoni, all’epoca incontrastata primadonna, che più avanti sarebbe stata costretta a rivaleggiare con Faustina Bordoni, moglie del compositor Hasse.
Un altro pezzo strumentale, la Sinfonia IX in mi minore per 2 violini e basso continuo, metteva in evidenza la figura di Michelangelo Jerace (1693 ca. – 1780 ca.), presumibilmente di origine calabrese, che fece fortuna all’estero e pubblicò a Londra la raccolta Twelve favorite trios for two violins and a violoncello with a thoro’ bass for the harpsichord.
Era quindi la volta di “Io pur vi miro”, aria di Melanippe da “Il schiavo di sua moglie”, di Francesco Provenzale (1624 – 1704), figura chiave degli albori della scuola napoletana.
L’opera, scritta su testi di Francesco Antonio Paolella, fu proposta nel 1672 al Teatro di Corte di Palazzo Reale, in occasione dei festeggiamenti legati all’arrivo del nuovo viceré spagnolo Antonio Pedro y Osorio, marchese di Astorga.
La Sinfonia da Lo frate ’nnamorato di Giovanni Battista Pergolesi (1710- 1736) precedeva la Sinfonia e le arie “Cara sposa, amante cara” e “Lascia ch’io pianga”, dall’opera “Rinaldo”, scritta da Händel a partire dai testi di Giacomo Rossi, che tradusse in italiano una vicenda ideata da Aaron Hill, la cui trama si ispirava ad accadimenti contenuti nella “Gerusalemme Liberata” di Tasso.
Hill era anche direttore del Queen’s Theatre di Londra, dove il lavoro venne allestito il 14 febbraio 1711, con il castrato Nicolò Grimaldi, dettò “Nicolini”, nei panni del personaggio principale.
Uno sguardo, ora, agli interpreti, per sottolineare la buona prova dell’Ensemble barocco Accademia Reale, costituito per l’occasione da Giovanni Borrelli (violino barocco di concerto), Julia Rota (violino barocco), Carmine Matino (viola barocca), Francesco Scalzo (violoncello barocco), Valerio Celentano (tiorba e chitarra barocca) e Tina Soldi (clavicembalo), e del contralto Silvana Nardiello, ben confrontatasi con arie concepite originariamente per voci oltremodo particolari.
Ricordiamo, infine, Simone Avagliano, che ha letto i testi delle arie eseguite, nell’ambito di un concerto di notevole interesse, che ha evidenziato un capitolo affascinante quanto discutibile della musica barocca.

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