Lunedì 10 aprile MusicaAltrove chiude con una serata rivolta alle fonti della musica ottomana dal titolo “Innamorandosi dell’Altro”

Si chiudono lunedì 10 aprile, alle ore 18.00, nella Sala della Musica di Ca’ Sagredo gli appuntamenti con MusicaAltrove ciclo di incontri musicali ideato dagli Amici della Musica di Venezia Amici della Musica di Venezia e realizzato in collaborazione con i Comuni di Padova e Venezia, la Regione del Veneto, il Teatro Stabile del Veneto, l’ Ateneo Veneto e Ca’ Sagredo Hotel di Venezia.

Protagonista del concerto è l’Ensemble Marâghî, gruppo musicale formato da musicisti e ricercatori italiani, il cui nome si ispira al grande musicista, compositore e musicologo ‘Abd ul-Qâdir Marâghî, nato nella seconda metà del 1300 a Marâgheh, nell’attuale Azerbaijân iraniano, e scomparso ad Herât, città dell’attuale Afghanistân, nel 1435.

Per lEnsemble richiamarsi con il proprio nome a Marâghî significa andare alle fonti stesse della musica ottomana.
E sono fonti interculturali, che vanno al di là degli odierni nazionalismi.
La stessa tradizione musicale ottomana sembra l’esempio perfetto della multiculturalità dell’area e dei tempi: essa è la sintesi dell’eredità selgiuchide e bizantina che, dal XV secolo in poi viene fortemente influenzata dalle tradizioni persiano/arabe, timuridi, indiane, e in seguito balcaniche ed europee.
Il mosaico composito delle genti che convivevano pacificamente sui territori dell’impero si rifletteva nei musicisti che operavano a corte, che potevano provenire dalle diverse comunità che lo formavano e confessare religioni diverse, sopra tutte la cristiana o l’ebraica.

Il titolo dell’incontro, Innamorandosi dell’Altro rimanda in questo caso alla musica di compositori ottomani e veneziani a Costantinopoli dove Giovanni Battista Donado (1627-1699), fu Bailo, scrisse l’importante saggio Della letteratura de’ Turchi.
Donado stesso occasionalmente compose nel linguaggio proprio della musica turca e trascrisse in notazione occidentale melodie e liriche delle tekke e del serail di Costantinopoli.

Alla corte del sultano agiva per lunga tradizione un’ambiente musicale cosmopolita: Wojciech Bobowski (Bobowa, 1610 – Costantinopoli, 1675), che, convertitosi all’Islam, cambiò il suo nome in Ali Ufkî, era un musicista, poeta, pittore e dragomanno polacco che tradusse la Bibbia nella lingua turca ottomana, compose un Salterio ottomano parzialmente basato sul Salterio ginevrino, e scrisse una grammatica della lingua turca ottomana.
Il principe moldavo Dimitrie Cantemir (1673-1723) fu un altro grande testimone della civiltà musicale ottomana: a lui si deve la catalogazione, trascrizione e recensione di intere raccolte di liriche.

I musicisti Giovanni De Zorzi, Stefano Albarello e Fabio Tricomi suoneranno con gli strumenti originali della tradizione classica ottomana, mentre Giampiero Bellingeri, tra i massimi turcologi odierni, farà da guida al suggestivo itinerario traducendo e leggendo per la prima volta in pubblico i testi poetici cantati.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili
Si consiglia vivamente la prenotazione.

Info e Prenotazioni
Amici della Musica di Venezia
tel. 3287372286/3459218474
info@amicimusicavenezia.it

Ufficio stampa – Studio Pierrepi
Via delle Belle Parti 17 – 35139 Padova
Mob: 348-3423647
E-mail: canella@studiopierrepi.it
www.studiopierrepi.it

Ensemble Marâghî
L’Ensemble Marâghî nasce nel 2008 ed è diretto da Giovanni De Zorzi (flauto ney), allo stesso tempo musicista e studioso: è, infatti, allievo del M.o Kûdsi Erguner e ha insegnato flauto ney al Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza; dal punto di vista accademico è dottore di ricerca in Etnomusicologia e, dal 2012, docente di questa materia all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia.
Stefano Albarello (liuto a manico lungo tanbûr) sin dal 1985 si occupa di musica antica, approfondendone l’aspetto musicologico, la prassi del canto e degli strumenti a pizzico medioevali, rinascimentali, barocchi ed arabi.
Opera da anni nel concertismo come solista e direttore di insiemi, tra i quali l’Ensemble Cantilena Antiqua.
Il gruppo si regge sui cicli ritmici suonati dal percussionista Fabio Tricomi, che ha studiato tamburo a calice zarb (o tombak) con Jâmshîd Shemirânî, con i suoi due figli Bijân e Keyvân così come con Behnam Samâni.
Va notato come Tricomi sia un finissimo ed apprezzato polistrumentista, capace di passare con disinvoltura e maestria tra strumenti e tradizioni diverse.

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