Con Raffaele Sorrentino alla scoperta del violoncello barocco

Terz’ultimo appuntamento con il Festival Barocco Napoletano, rassegna organizzata dal dott. Massimiliano Cerrito, la cui direzione artistica è curata dal maestro Giovanni Borrelli.
Dopo i diversi concerti, durante i quali si sono succeduti ensemble cameristici, è stata la volta di un’esibizione affidata ad un unico interprete, il violoncellista Raffaele Sorrentino.
Al centro del programma Domenico Gabrielli e Francesco Paolo Scipriani (o Supriano), figure entrambe che diedero lustro a tale strumento, nel duplice ruolo di compositori ed esecutori virtuosi, appartenenti a due istituzioni prestigiose del periodo barocco quali la Cappella di San Petronio a Bologna e la Cappella Reale di Napoli.
Il bolognese Domenico Gabrielli (1659?-1690) è oggi anche conosciuto con l’appellativo di “Minghin dal viulunzaal” (Domenichino del Violoncello), soprannome legato alla sua abilità di esecutore.
Studiò composizione con Legrenzi a Venezia e violoncello a Bologna con Franceschini.
Ebbe una carriera breve ma intensa divenendo, a soli diciassette anni, membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna, che avrebbe poi presieduto nel 1683.
Autore di opere profane, pezzi sacri e musica da camera, fu fra i primi (se non il primo), a concepire una serie di brani per violoncello solo, racchiusi nei Sette ricercari, risalenti al 1689, tre dei quali eseguiti dal maestro Sorrentino (il terzo in re maggiore, il sesto in sol maggiore ed il settimo in re minore).
Per quanto riguarda Francesco Paolo Scipriani, si sa che nacque a Conversano (Ba) nel 1678, e studiò al Conservatorio della Pietà de’ Turchini.
Virtuoso del violoncello, entrò nella Capilla Reale di Barcellona, chiamato da Carlo di Asburgo, ma tornò poi a Napoli dove morì nel 1753.
Una delle sue opere principali, giunta ai nostri giorni e al centro della seconda parte del concerto, è la raccolta “Principij da imparare à suonare il violoncello e con 12 Toccate à solo”, presente nella biblioteca del Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella, della quale Sorrentino ha curato una revisione pubblicata nel 2014.
Uno sguardo conclusivo al protagonista, per sottolineare la sua consueta bravura e solidità esecutiva, con il merito ulteriore di aver proposto un programma di notevole valenza storico-musicale.
In conclusione un concerto ben inquadrato nell’ambito di una rassegna, rivolta principalmente a rinverdire i fasti del barocco napoletano, ma aperta ad approfondire anche quanto accadeva contemporaneamente in quel periodo negli altri centri musicali.

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