Un duo inedito e di altissimo spessore suona per la Fondazione Massimo Leone

Foto Max Cerrito

La Basilica napoletana di San Giovanni Maggiore ha ospitato il concerto del duo formato da Riccardo Zamuner (violino) e Bruno Canino (pianoforte), nell’ambito di una serata a favore della Fondazione Massimo Leone, onlus che si occupa delle persone senza fissa dimora.
L’apertura è stata rivolta alla celeberrima Sonata n. 5 in fa maggiore op. 24 di Ludwig van Beethoven (1770-1827), dedicata al conte Moritz von Fries, uno dei principali mecenati viennesi del compositore.
Nota come “La Primavera”, appellativo aggiunto dall’editore viennese Mollo quando la pubblicò nel 1801, secondo la prassi in voga nel periodo romantico, il brano introdusse nel genere un’innovazione, ancora allo stato embrionale, consistente nell’affiancare ai consueti tre movimenti, uno Scherzo di brevissima durata.
Era poi la volta dell’ Introduzione e Rondo capriccioso in la minore, op. 28 di Camille Saint-Saëns (1835-1921), trascrizione per violino e pianoforte, risalente al 1869 del brano concepito dall’autore francese originariamente per violino ed orchestra nel 1863, la cui parte affidata al solista fu pensata per Pablo de Sarasate, all’epoca appena diciannovenne, ma già molto famoso.
La successiva Méditation di Jules Massenet (1842-1912) venne inserita come intermezzo strumentale, per violino ed orchestra, fra le due scene del secondo atto dell’opera “Thaïs” (1894) e conobbe poi numerosi arrangiamenti, anche in ambito cameristico, guadagnandosi una piena autonomia ed una fama che dura tuttora.
Gran finale con le incalzanti sonorità della Tzigane, rapsodia da concerto, di Maurice Ravel (1875-1937), scritta su richiesta della violinista ungherese Jelly d’Arányi.
Composta nel 1924, originariamente per violino e luthéal (pianoforte sul quale era inserito un meccanismo tale da permettere allo strumento di emettere suoni simili al cymbalom e quindi maggiormente aderenti alle atmosfere gitane), ebbe la “prima” a Londra, nello stesso anno, con la dedicataria accompagnata al pianoforte da Henri-Gil Marcheix.
Veniamo ora ai due esecutori, che rappresentavano un connubio particolarissimo, considerando la differenza di età che separa il diciannovenne Riccardo Zamuner dal maestro Bruno Canino.
Inutile sottolineare, forse, come buona parte dell’attenzione fosse puntata sul giovanissimo violinista, dando giustamente per scontata l’ennesima esibizione di elevato spessore da parte di Bruno Canino.
E Riccardo Zamuner, superata senza problemi la prevedibile emozione derivata dal suonare con un pianista leggendario (che, dal canto suo, lo ha messo sempre a proprio agio), si è dimostrato un interprete talentuoso, dotato di un suono nitido, che riesce ad abbinare virtuosismo e sensibilità, peculiarità emerse lungo l’intero recital, grazie ad un programma che si dipanava fra l’ariosa musicalità beethoveniana, la struggente malinconia di Massenet ed il puro virtuosismo di Saint-Saëns e Ravel.
Purtroppo non è stato possibile godere appieno della bravura del duo, a causa della pessima acustica della Basilica di San Giovanni Maggiore, luogo sicuramente di grande bellezza, meritoriamente riaperto al pubblico nel 2012, grazie agli sforzi dell’Ordine degli Ingegneri, dove però, senza un minimo di accorgimenti che stiamo invocando da anni, non è assolutamente pensabile proporre una qualsiasi manifestazione musicale.
A ciò aggiungiamo che, senza la breve, esauriente e provvidenziale introduzione al concerto, curata dal professor Massimo Lo Iacono, nessuno sarebbe stato a conoscenza dei brani eseguiti, mancando indicazioni al proposito sugli inviti distribuiti.
In conclusione ci auguriamo di ascoltare nuovamente questo splendido e inedito duo, che ha chiuso il recital in modo raffinatissimo, con una trascrizione per violino e pianoforte della Danza degli spiriti beati (da “Orfeo ed Euridice” di Gluck), in un luogo più consono alle sonorità classiche.
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