L’organista Roberto Canali propone una splendida panoramica legata al repertorio tedesco fra Seicento e Ottocento

Foto Fulvio Calzolaio

Quando si parla di tradizione musicale tedesca legata all’organo, il primo (e forse unico) nome che viene in mente è quello di Johann Sebastian Bach.
Ma, sia nel periodo precedente l’avvento del genio bachiano, sia in quello successivo, in Germania fiorì una vasta produzione, supportata da validissimi autori, oggi non sempre conosciuti.
Partendo da questo presupposto, Roberto Canali, nell’ambito del recente appuntamento con la rassegna “Vespri d’organo”, tenutasi nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, ha proposto un recital all’insegna di alcuni rappresentanti della scuola tedesca, con un programma incentrato sul preludio corale, forma diffusa prevalentemente in ambito Luterano.
La serata si è aperta con Dietrich Buxtehude (1637 – 1707), uno dei massimi virtuosi di tutti i tempi, danese di nascita, che si spostò a trentun anni in Germania, dove portò avanti una carriera prestigiosa.
Dalla sua produzione erano tratti il Preludium in mi minore BuxWV 142 ed i corali “Ach Herr, mich armen Sünder” BuxWV 178 e “Jesus Christus unser Heiland, der den Tod überwand” BuxWV 198.
A proposito di Buxtehude, sembra ormai assodato che il giovane Bach, nel 1705, percorse a piedi più di 400 chilometri per recarsi da Arnstadt, dove lavorava, a Lubecca, città nella quale il tedesco-danese ricopriva il ruolo di organista titolare della Marienkirche.
Non si sa se i due ebbero poi effettivamente modo di incontrarsi, anche perché, nella biografia di Bach scritta da Forkel, l’episodio venne riportato secondo la versione del figlio Carl Philipp Emanuel, il quale asserì che il padre era stato solamente “ascoltatore segreto” di Buxtehude.
Il concerto proseguiva con il Preludio e fuga in sol minore (1857) e due degli Undici Preludi Corali op. 122 (il n. 2 “Herzliebster Jesu” ed il n. 9 “Herzlich thut mich verlangen”), concepiti da Johannes Brahms (1833-1897).
Nel primo caso avevamo di fronte un pezzo giovanile di chiara influenza bachiana, mentre riguardo ai due brani appartenenti all’op. 122, ricchi di nostalgiche suggestioni, possiamo parlare di una sorta di testamento spirituale, in quanto risalivano al 1896, anno precedente la morte dell’autore.
Toccava quindi a Johann Ludwig Krebs (1713 – 1780) con “Ach Gott, erhör mein Seufzen”.
Talentuoso allievo di Bach, ebbe una carriera poco fortunata, poiché visse durante il periodo che segnò il passaggio dal barocco (nel quale si riconosceva pienamente), allo stile galante, decisamente lontano dalla sua concezione musicale.
L’ampia chiusura rivolta a Johann Sebastian Bach (1685 – 1750) è iniziata con “Christ lag in Todesbanden” BWV 625, tratto dall’Orgelbüchlein (“Piccolo libro d’organo”) BWV 599-644, raccolta di 46 preludi corali scritta fra il 1708 ed il 1717, durante la permanenza alla corte di Weimar.
Al medesimo periodo risaliva la Fantasia sopra “Christ lag in Todesbanden” BWV 695 (contenuta nella cosiddetta Raccolta Kirnberger) e “Herzlich thut mich verlangen” BWV 727, mentre il Preludio e fuga in si minore BWV 544, posto al termine del concerto, venne composto a Lipsia quando Bach ricopriva il ruolo di kantor alla Thomaskirche.
Uno sguardo, ora, a Roberto Canali, attualmente titolare della cattedra di Organo e Composizione Organistica al Conservatorio di Napoli, che ha eseguito con estrema bravura l’intero programma, evidenziando notevole sensibilità e grande solidità interpretativa.
Merito ulteriore del maestro, è stato quello di aprire una significativa finestra sulla produzione tedesca, compresa fra Seicento e Ottocento, portando alla luce compositori e brani di raro ascolto e dando vita ad un concerto di splendida fattura, perfettamente inquadrato nello spirito di una rassegna che sta vivendo il suo undicesimo anno di attività.
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