Il Festival Barocco Napoletano ospita lo splendido omaggio al Seicento dell’ensemble Musico Spirto

Il settimo appuntamento del Festival Barocco Napoletano, rassegna organizzata dal dott. Massimiliano Cerrito, la cui direzione artistica è affidata al maestro Giovanni Borrelli, ha ospitato l’Ensemble Musico Spirto, formato per l’occasione da Roberta Andalò (soprano), Manuela Albano (violoncello) e Maria Rosaria Marchi (clavicembalo).
Le tre protagoniste hanno iniziato il concerto con “Se l’aura spira” e “Così mi disprezzate?”, brani contenuti nel Primo libro d’Arie Musicali di Girolamo Frescobaldi (1583-1643).
La raccolta, pubblicata a Firenze nel 1630, risaliva al periodo in cui il ferrarese, trapiantato a Roma, era alla corte del Granduca Ferdinando II de’ Medici ed era il musicista più pagato in assoluto.
Il successivo Gamba gagliarda, per cembalo e violoncello, di anonimo del Seicento, precedeva due incursioni nella produzione vocale-strumentale spagnola, Ojos pués me desdeñais e Marizápalos.
Il primo brano apparteneva al madrileno José Marín (1618-1699), noto per aver dato un forte impulso al cosiddetto “tono humano”, genere basato su pezzi per voce e chitarra di argomento profano.
Il secondo, di anonimo, era incentrato su María Inés Calderón, cantante e attrice soprannominata anche “La Calderona” o Marizápalos, che fu l’amante di Filippo IV, dal quale ebbe anche un figlio, e venne poi costretta ad entrare nel convento di Guadalajara in Castiglia, dove morì ad appena 35 anni.
In questa panoramica seicentesca non poteva mancare Claudio Monteverdi (1567-1643), uno dei più grandi compositori di tutti i tempi, presente nel programma con un trittico costituito da “Oh stellae”, contenuto nel Terzo Libro dei Contrafacta spiritualia di Aquilino Coppini (1609), che trasformò molti madrigali del compositore cremonese in pezzi sacri, “Quel sguardo sdegnosetto”, dagli Scherzi Musicali (1632), e Exulta, filia Sion, posta a chiusura del concerto, scritto su richiesta di don Lorenzo Calvi per la sua Quarta raccolta de sacri canti (1629).
Contatti con Monteverdi ebbe sicuramente il religioso pugliese Giovanni Maria Sabino (1588-1649), autore di un pregevole Ecce panis Angelorum.
La sua figura, nell’ambito degli albori della Scuola Napoletana, risulta ampiamente sottovalutata, se pensiamo ai numerosi ruoli di prestigio ricoperti, come quello di Primo maestro del Conservatorio della Pietà dei Turchini.
Quasi nulla si sa, invece, di Bernardo Storace (ca. 1637 – ca. 1707), vice maestro di cappella presso il Senato della città di Messina, del quale è sopravvissuta solo la “Selva di varie compositioni d’intavolatura per cimbalo et organo” (Venezia, 1664), dalla quale era tratto un Balletto per cembalo solo.
Breve, ma significativo, lo spazio dedicato ad Alessandro Scarlatti (1660-1725), con l’aria “Spesso vibra per suo gioco”, da la “Caduta dei decemviri”, dramma per musica che esordì al Teatro di San Bartolomeo nel 1697 e segnò l’inizio della collaborazione fra l’autore palermitano ed il librettista Silvio Stampiglia.
Ultimi due compositori considerati, il bolognese Domenico Gabrielli (1659-1690) detto anche “Minghin dal viulunzaal”, soprannome legato alla sua bravura esecutiva, e la veneziana Barbara Strozzi (1619-1677) , allieva di Cavalli, che si trovò subito immersa in un ambiente artistico, poiché il padre adottivo Giulio Strozzi aveva fondato l’Accademia degli Unisoni, che si riuniva a casa sua.
Ai due appartenevano rispettivamente la Sonata Prima per violoncello e cembalo, risalente al 1687 e L’eraclito amoroso, da Cantate, ariette, e duetti, op. 2 (1651).
In complesso un programma vario, interessante e quanto mai corposo, esaltato da Roberta Andalò (soprano), Manuela Albano (violoncello) e Maria Rosaria Marchi (clavicembalo), artiste di elevatissimo spessore, che hanno fatto emergere autori e brani di raro ascolto, meritevoli di maggiori approfondimenti, dando vita ad uno splendido concerto, apprezzato dal pubblico presente, numeroso ed entusiasta.

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