Parte dalla chiesa napoletana della Graziella il “Progetto Hasse”

Sebbene oggi poco conosciuto, il tedesco Johann Adolph Hasse (1699-1783) fu fra i grandi protagonisti della musica del Settecento.
La sua carriera si svolse fra la Germania e l’Italia e, in particolare, soggiornò a Napoli fra il 1722 ed il 1730, studiando prima con Paisiello e poi con Alessandro Scarlatti.
Durante tale periodo vennero rappresentate otto sue opere, quasi tutte al “San Bartolomeo”, all’epoca il teatro più rappresentativo della città partenopea, smantellato nel 1737 e sostituito dal più spazioso Teatro di San Carlo.
Gli spazi che ospitavano la platea del “San Bartolomeo” furono utilizzati, nel 1738, per edificare la chiesa di Santa Maria delle Grazie nota più comunemente come “Chiesa della Graziella”, attualmente sede dell’associazione culturale CERSIM, presieduta dal maestro Ferdinando de Martino.
Proprio tale luogo ha ospitato la serata di presentazione del progetto editoriale “L’amore all’età del Regno”, ideato da “Adagio Sonoro” e frutto della collaborazione con il CERSIM, l’ associazione Maria Malibran e la fondazione Hasse di Bergedorf (che ha permesso la consultazione e lo studio di alcune partiture ineseguite da secoli).
Il concerto ha avuto come protagoniste il mezzosoprano Raffaella Ambrosino, direttore artistico del progetto e presidente dell’Associazione Maria Malibran, ed il soprano Anna Corvino, accompagnate al pianoforte dal maestro Francesco Aliberti.
In apertura abbiamo ascoltato “Credon cercar diletto” e “Piangerò la mia sventura”, due arie inedite tratte dalla festa teatrale “La Partenope”, scritta da Johann Adolf Hasse, su testi di Pietro Metastasio.
Proposta alla corte di Vienna nel 1767, in occasione del matrimonio tra Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, il lavoro ebbe fra gli illustri spettatori anche il piccolo Mozart e suo padre.
Si passava quindi ai duetti “Se il cor ti perde” di Georg Friedrich Händel (1685-1769) e “Ah, perdona al primo affetto” di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791).
Il primo era tratto da “Tolomeo, re d’Egitto”, che esordì nel 1728 al King’s Theatre di Londra, avendo fra le protagoniste principali Faustina Bordoni, moglie di Hasse, mentre il secondo apparteneva a “La clemenza di Tito”, creata nel 1791 per l’incoronazione di Leopoldo II a re di Boemia.
La parte conclusiva era invece rivolta a “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini (1801-1835), la cui “prima” ebbe luogo nel 1830 al Teatro “La Fenice” di Venezia, con le arie “Lieto del dolce incarco ….Se Romeo”, “Eccomi con lieta vesta …oh quante volte” e con il duetto della drammatica scena finale.
Nel complesso un programma molto interessante ed impegnativo, eseguito molto bene dalle due interpreti, Raffaella Ambrosino e Anna Corvino, che si sono alternate nell’esecuzione dei brani e hanno anche dato vita ai duetti di Hendel e Bellini, evidenziando un ottimo affiatamento.
Molto bravo anche Francesco Aliberti, nel duplice ruolo di pianista accompagnatore e prezioso divulgatore, in quanto, fra un brano e l’altro, ha fornito una serie di notizie relative ai pezzi proposti ed al contesto storico-musicale in cui erano nati.
Un cenno finale merita il soprano Teresa Manna, allieva dell’Associazione Malibran, che ha ben duettato con Raffaella Ambrosino nell’aria mozartiana.
In conclusione una serata di grande respiro artistico, volta a promuovere un progetto che si concretizzerà nell’incisione di un disco, che verrà presentato in tutta Italia, al quale parteciperanno la Ambrosino ed altri musicisti tra cui Barbara Frittoli.
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