La Cappella Neapolitana di Antonio Florio evidenzia la maestria di Pietro Marchitelli

cappella-neapolitana-di-antonio-florioDopo l’esordio dello scorso anno, la Cappella Neapolitana (nuova denominazione della “Cappella della Pietà de’ Turchini”), compagine diretta dal maestro Antonio Florio e da lui fondata nel lontano 1987, si è nuovamente presentata al pubblico dell’Associazione Alessandro Scarlatti con una serata dal titolo “Padri e figli, zii e nipoti nella Napoli del XVII e XVIII secolo”.
Le famiglie prese in considerazione erano gli Scarlatti, con Alessandro (1660-1725) ed il figlio Domenico (1685-1757), e quella formata da Pietro Marchitelli (1643-1729) e dal nipote Michele Mascitti (1664-1760).
Di Scarlatti padre è stato eseguito il Concerto grosso in re minore n.5, mentre Domenico era rappresentato da una Sinfonia per archi in re maggiore e una Sinfonia in sol maggiore, tutti brani di estrema brevità, proposti nella revisione di Antonio Florio.
Molto più corposo, e di grande interesse, il capitolo dedicato a Pietro Marchitelli (Petrillo, come veniva affettuosamente chiamato a Napoli), nato a Villa Santa Maria, in provincia di Chieti, che si spostò nella città partenopea per studiare al Conservatorio di S. Maria di Loreto con il pugliese Carlo de Vincentiis.
Virtuoso del violino, fece parte di numerose compagini, come la Cappella Reale e l’Orchestra del Teatro San Bartolomeo, entrambe dirette da Alessandro Scarlatti, al quale fu legato da un rapporto di stima e amicizia.
Oggi il compositore è noto soprattutto per essere stato zio e principale docente di Michele Mascitti (e, agli inizi della carriera, decisivo sostenitore delle sue fortune), ma è anche ricordato per aver provocato, mostrando tutto il suo valore di interprete, la fuga del leggendario Corelli.
Quest’ultimo, giunto a Napoli a carriera ormai avanzata, ma ancora in veste di protagonista, rendendosi conto del livello raggiunto dalla Cappella Reale, pensò bene di interrompere repentinamente il suo soggiorno tornandosene a Roma, non prima di aver dichiarato, fra lo stupito e l’irritato, “Si suona, a Napoli!”.
Di Marchitelli sono stati proposti il Concerto grosso in la minore e tre Sonate, la n. 6 in sol minore, la n. 10 in re maggiore e la n. 11 in la minore, tutti nella revisione di Alessandro Ciccolini.
Dalla produzione del nipote Michele Mascitti erano invece tratti il Concerto grosso in si bemolle maggiore op. 71 n. 1 e la Passacaglia variata in la maggiore, posti rispettivamente al termine della prima e della seconda parte.
I due pezzi, nella revisione curata da Antonio Florio, mettevano in evidenza un autore, nato anch’egli a Villa San Michele che, come abbiamo visto, era andato a Napoli per studiare violino con lo zio.
Nominato “violino soprannumerario” della Reale Cappella, vi rimase fino al 1704, anno in cui partì per Parigi, dove ebbe una carriera di successo, sia come interprete, sia come autore, godendo dei favori della famiglia reale e acquisendo, in seguito, anche la cittadinanza francese.
Fra i privilegi ottenuti, uno dei più importanti fu quello di stampare tutte le sue composizioni, permesso che gli fu rinnovato periodicamente fino alla morte.
Questo spiega la presenza in Francia della maggior parte dei suoi spartiti, ed anche il motivo per cui in terra transalpina è molto più famoso che nel nostro paese.
Veniamo quindi alla Cappella Neapolitana, diretta da Antonio Florio, e formata da Alessandro Ciccolini (primo violino di concerto), Patrizio Focardi, Paolo Cantamessa e Giovanni Rota (violini), Marco Piantoni (secondo violino di concertino), Nunzia Sorrentino e Massimo Percivaldi (violini secondi), Rosario Di Meglio (viola), Alberto Guerrero (violoncello di concertino), Giorgio Sanvito (contrabbasso) e Patrizia Varone (cembalo).
L’ensemble ha fornito, come di consueto, un’ottima prova, frutto della bravura dei suoi componenti e di una lunghissima consuetudine, se si pensa che una buona parte dell’organico suona insieme da circa trent’anni.
Ciò fa sì che la compagine si caratterizzi per compattezza, affiatamento, raffinatezza interpretativa, ed un inconfondibile stile impresso dal maestro Florio.
Pubblico molto numeroso e visibilmente entusiasta che ha chiesto insistentemente un bis, ricevendone ben tre (due Hornpipe e una Chaconne), appartenenti al masque “The Fairy Queen” del britannico Purcell, a chiusura di un bellissimo concerto, contraddistinto da un programma che ha permesso di conoscere due autori come Marchitelli e Mascitti, meritevoli di ulteriori approfondimenti.
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