Al Teatro di Corte di Palazzo Reale voci da un altro pianeta

Foto Vincenzo Moccia

Foto Vincenzo Moccia

Il recente appuntamento della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha ospitato The Tallis Scholars, ensemble vocale fondato nel 1973 da Peter Phillips e ancora oggi da lui diretto.
La compagine britannica, specializzata nell’esecuzione di musica sacra rinascimentale, non disdegna però la vocalità moderna e contemporanea, come si è potuto constatare anche nel concerto tenuto sul palcoscenico del Teatro di Corte di Palazzo Reale.
La serata si apriva con Cecilia Virgo del britannico Peter Philips (1561 – 1628), annoverato fra i grandi virtuosi di strumenti a tastiera della sua epoca che, per vari motivi, anche di natura religiosa, portò avanti buona parte della sua carriera al di fuori della nazione di origine, chiudendo i suoi giorni a Bruxelles.
Il successivo Leroy Kyrie apparteneva all’unico frammento di una Messa di John Taverner (1490 – 1545), considerato uno dei maggiori compositori britannici del suo periodo, le cui notizie al proposito sono piuttosto scarne e non sempre attendibili.
Qualcosa in più si conosce sul francese Jean Mouton (1459-1522), il cui vero nome era Jean de Hollingue.
Noto soprattutto come autore di una serie di mottetti di inarrivabile valore, come il Nesciens mater proposto durante la serata, è anche ricordato in quanto docente di Adrian Willaert, fondatore della cosiddetta Scuola veneziana.
La sua carriera si svolse esclusivamente in Francia e, pare, si sia allontanato solo una volta, quando venne in Italia per ricevere un’onorificenza da papa Leone X.
Con un salto di quasi cinque secoli, toccava a The Woman with the Alabaster Box e Tribute to Caesar dell’estone Arvo Pärt (1935), relativi a due episodi tratti dal Vangelo di San Matteo.
Il secondo è stato commissionato nel 1997, per celebrare il 350° anniversario della diocesi di Karistad, ed entrambi hanno avuto il loro esordio nella cattedrale della cittadina svedese.
La prima parte si è chiusa nel segno della musica britannica, con Sancte Deus di Thomas Tallis (1505–1585), il più prestigioso dei compositori rinascimentali inglesi, non a caso scelto da Peter Phillips come nume tutelare del suo gruppo e Libera nos, salva nos (I e II) di John Sheppard (1515–1558), che divise con Tallis la scena musicale di un periodo politicamente tormentato della storia inglese.
Dopo l’intervallo, si è passati al celeberrimo Miserere (Salmo 51) di Gregorio Allegri (1582 –1652), scritto durante il pontificato di Urbano VIII per essere eseguito nella Cappella Sistina durante le funzioni mattutine del Mercoledì e Giovedì Santo.
Un testo utilizzato anche da Thomas Tallis e William Byrd (1539?-1623), quest’ultimo assoluto protagonista del periodo tardo-rinascimentale britannico.
In un programma di questo tipo non poteva mancare un gigante come Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525 ca.-1594), rappresentato dal Nunc dimittis, piccolo saggio della sua maestria.
Il medesimo testo, utilizzato da Arvo Pärt nel 2001, costituiva una sorta di ardito ponte fra il Rinascimento e i nostri giorni, mentre la chiusura era affidata sempre al musicista estone con Which was the Son of … (2000), dal Vangelo di S. Matteo, frutto di una richiesta della città di Reykjavik.
Per quanto riguarda la prova dei Tallis Scholars, diretti da Peter Phillips e formati da Amy Haworth, Emily Atkinson, Charlotte Ashley, Katy Hill (soprani), Caroline Trevor, Alex Chance (contralti), Simon Wall, Ben Alden (tenori) e Tim Whiteley, Robert Macdonald (bassi), risulta molto riduttiva da descrivere senza l’ausilio di un supporto audio.
Abbiamo di fronte un gruppo che si caratterizza per una compattezza straordinaria, una vocalità eccezionale e una nitidezza del suono semplicemente vertiginosa, tutte qualità che contribuiscono a rendere l’ascolto di questo ensemble quasi un’esperienza “extraterrestre”, come ha giustamente sottolineato Fiona Maddocks in un suo articolo sul periodico londinese “The Observer”.
Non ci resta che ringraziare l’Associazione Alessandro Scarlatti per aver riportato a Napoli, dopo tantissimi anni, un’eccellenza della musica mondiale, che si è accomiatata dal gremitissimo pubblico con Cantate Domino di Claudio Monteverdi, omaggio al 450° dalla nascita di un altro immenso autore.
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