Il Festival Barocco Napoletano porta le danze del Seicento al Museo Archeologico Nazionale

concerto-festival-barocco-napoletano-23-gennaioNel XV secolo la danza iniziò il suo cammino nell’ambito delle corti italiane, come è testimoniato in alcuni manoscritti dell’epoca, opera di Domenico da Piacenza (noto anche come Domenichino da Ferrara) e del suo allievo Guglielmo Ebreo da Pesaro.
L’aumentato interesse verso questa forma d’arte, suggerì ad altri artisti, nel secolo successivo, di fissare sulla carta la loro esperienza, avvalendosi della sempre maggiore diffusione dei volumi a stampa.
Risale così al 1581 “Il Ballarino”, trattato del compositore, scrittore, maestro di ballo e coreografo Fabritio Caroso da Sermoneta (1530 – c. 1605), che poi nel 1600 pubblicò anche “Nobiltà di Dame”, ampliato e ristampato nel 1605 e nel 1630.
A sua volta il milanese Cesare Negri (c.1536-1604), danzatore e coreografo, detto “Il trombone”, nel 1602 diede alle stampe il trattato “Le Gratie d’Amore” (con una nuova edizione nel 1604, tradotta poi in spagnolo nel 1630, sotto il titolo “Nuove Invenzioni di Balli”) e non va dimenticato il francese Thoinot Arbeau (1519-1595), pseudonimo di Jehan Tabourot, autore di “Orchésographie” (1589).
L’argomento, particolarmente interessante e poco noto, è stato al centro del terzo appuntamento, tenutosi al Museo Archeologico Nazionale, nell’ambito del Festival Barocco Napoletano (rassegna organizzata dal dott. Massimiliano Cerrito, la cui direzione artistica è curata dal maestro Giovanni Borrelli), affidato al Gruppo di Danze storiche “Danzar Gratioso” con costumi d’epoca, accompagnato dall’Ensemble barocco Accademia Reale.
Fulcro della serata, la riproposizione di una festa danzante alla corte seicentesca di Napoli, caratterizzata da un programma che, per la parte coreutica, attingeva prevalentemente ai trattati di Caroso e di Negri citati in precedenza, frutto dell’abbinamento dei diversi passi di danza con musiche di autori coevi, quali il lombardo Giovanni Giacomo Gastoldi (1555–1609), il modenese Orazio Vecchi (1550–1605), ed il romano Emilio de’ Cavalieri (1550 –1602).
Vi era, inoltre, una coreografia della Pavane de Spagne del violinista e compositore cremonese, trapiantato a Parigi, Pierre-Francisque Caroubel (1556—1611 o 1615), tratta da “El libro de danzar” dell’iberico Juan Antonio Jaque, stampato circa alla metà del XVII secolo e una “volta” (danza in tempo ternario di origine provenzale, che era allora considerata l’apice in fatto di atletismo) del tedesco Michael Praetorius (1571-1621), la cui coreografia era curata dal gruppo “Danzar Gratioso”.
Per quanto riguarda, invece, i brani esclusivamente musicali, è stato scelto Il primo libro di Canzone, Sinfonie, Fantasie… di Andrea Falconieri (1586-1656), che venne pubblicato nel 1650 a Napoli, città natale del compositore.
Fra i più prestigiosi autori del Seicento, Falconieri prestò servizio in numerose corti italiane e straniere, fino al 1639, anno del suo ritorno nella città partenopea, dove ricoprì anche il ruolo di maestro della Cappella Reale, finendo lì i suoi giorni, vittima della terribile pestilenza del 1656, che falcidiò più di metà della popolazione.
Relativamente ai protagonisti, il Gruppo di Danze storiche “Danzar Gratioso” con costumi d’epoca era costituito da Paola Cassella, Fabio De Bardi, Giulio D’Amore, Patrizia Sarzi, Daniela Zappa, che si avvalevano delle ricostruzioni coreografiche di Gloria Giordano, Bruna Gondoni, Ana Yepes, Daniela Zappa, mentre l’Ensemble barocco Accademia Reale risultava formato da Roberta Andalò (soprano), Giovanni Borrelli (violino barocco di concerto), Vincenzo Bianco (violino barocco), Carmine Matino (viola barocca), Francesco Scalzo (violoncello barocco), Michele Del Canto, (violone), Valerio Celentano (tiorba), Antonio Falco (chitarra barocca), Tina Soldi (clavicembalo) ed Enzo Pinelli (percussioni).
Il tutto racchiuso in una cornice di suoni e colori, che restituiva le suggestive atmosfere dei secoli passati, avente come particolare scenario il gruppo scultoreo del Toro Farnese.
Ricordiamo, infine, le brillantissime note di carattere interdisciplinare, curate dal professor Massimo Lo Iacono che, nel breve tempo a sua disposizione, è riuscito a trasmettere una serie di utili informazioni al numerosissimo pubblico, preparandolo nel migliore dei modi ad una serata che ha ulteriormente confermato la valenza di questa prima edizione del Festival Barocco Napoletano.
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