A Palazzo Serra di Cassano il duo formato da Alberto Maria Ruta e Dario Candela chiude in grande stile l’integrale delle sonate per violino e pianoforte di Mozart

duo-ruta-candelaSi è svolto a Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in collaborazione con la Fondazione Pietà de’ Turchini, la Galleria Toledo ed il Centro Italiano di Musica da Camera, il quarto ed ultimo appuntamento con l’integrale delle sonate per violino e pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart, nell’ambito dell’ottava edizione del Festival di Musica da Camera.
Il concerto conclusivo è stato affidato, come quello iniziale, ad Alberto Maria Ruta (violino) e Dario Candela (pianoforte), che hanno aperto la serata con la Sonata K 302 in mi bemolle maggiore, scritta a Mannheim, e appartenente al gruppo delle sei “Sonate Palatine” (pubblicate nel 1778 a Parigi), così chiamate perché la dedicataria fu la principessa elettrice Maria Elisabetta del Palatinato.
A seguire abbiamo ascoltato la Sonata in do maggiore K. 379, anch’essa del 1778, composta per una pianista molto brava, allieva di Mozart, la viennese Josepha von Auernhammer.
E’ quasi certo che la musicista possa essere annoverata fra gli amori giovanili del genio di Salisburgo e, quando la notizia della presunta relazione giunse alle orecchie di Leopold Mozart, egli scrisse al figlio una lettera densa di preoccupazione.
Ma Wolfgang lo rassicurò, rispondendo che la ragazza era sì dotata, ma di aspetto ripugnante, ed inoltre aveva poco cura della pulizia personale.
Difficile credergli, se consideriamo che la von Auernhammer fu la dedicataria di numerosi brani di grande intensità e romanticismo, per cui ci viene da pensare che Leopold non abbia assolutamente creduto alle affermazioni del giovane Wolfgang.
Dopo un breve intervallo, il programma della serata si è completato con le sonate K. 547 in fa maggiore e K. 526 in la maggiore.
La prima, risalente al 1788, è posta a chiusura dell’intera produzione per violino e pianoforte, e venne probabilmente concepita a scopo didattico, per andare incontro al pubblico degli amatori, il che giustificherebbe la dicitura “Per principianti”, aggiunta sullo spartito dallo stesso compositore.
Non sappiamo quali riscontri abbia ottenuto ma, se effettivamente i destinatari erano musicisti dilettanti, dobbiamo dedurre che il loro livello fosse piuttosto elevato.
Per quanto riguarda la K. 526 in la maggiore, datata 1787, dal punto di vista della catalogazione risulta inserita fra l’Eine Kleine Nachtmusik ed il “Don Giovanni”.
Poco note sono le circostanze della sua creazione, sebbene il movimento conclusivo contenga riferimenti ad una sonata di Carl Friedrich Abel, , morto un paio di mesi prima, che Mozart aveva incontrato a Londra quando era bambino.
Ma, a parte queste supposizioni, si tratta di un lavoro che denota una straordinaria maturità ed il cui movimento centrale (andante), colpì a tal punto il noto musicologo Alfred Einstein, da fargli scrivere “sembra quasi che Dio abbia fermato per un istante il moto della terra per permettere all’uomo di assaporare l’amara dolcezza dell’esistenza”.
E veniamo ai due splendidi protagonisti, Alberto Maria Ruta e Dario Candela, che hanno evidenziato un suono nitido, preciso, intenso e raffinato, estrema bravura nei passaggi solistici ed un perfetto affiatamento, fornendo un’interpretazione di altissimo livello e trasmettendo grandi emozioni al pubblico presente (fra i quali un discreto numero di adolescenti, comportatisi molto bene, nonostante questo genere di eventi sia lontano anni-luce dalle loro consuete abitudini).
Vanno ancora ricordati la breve introduzione del professor Riccardo Scognamiglio, in qualità di coordinatore delle quattro serate, al quale va il merito aggiuntivo di essere riuscito a portare un buon numero di suoi alunni al concerto, e il contributo del noto giornalista e critico musicale Stefano Valanzuolo, autore di una presentazione molto piacevole, che ha contribuito ad instradare gli spettatori verso le suggestive atmosfere mozartiane.
Dobbiamo purtroppo chiudere il resoconto di questa bellissima serata con una nota molto triste, in quanto due giorni fa il padrone di casa, ovvero Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che ha sede proprio a Palazzo Serra di Cassano, è venuto a mancare, lasciando un vuoto incolmabile nella cultura napoletana.
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