L’undicesima edizione dei “Vespri d’organo” si apre con lo splendido concerto di Sergio Orabona

sergio-orabona-2Il maestro Sergio Orabona ha inaugurato l’undicesima edizione della rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci, il cui direttore artistico e presidente è il maestro Mauro Castaldo.
L’artista napoletano, che dal 2012, è organista titolare della St. Nikolaus Kirche di Stoccarda (Germania), ha aperto la serata con due brani di Johann Sebastian Bach (1685-1750), la Fantasia e Fuga in sol minore BWV 542 ed il preludio al corale Wenn wir in höchsten Nöthen sein BWV 641.
Il primo si fa risalire al 1720 e risulta legato alla visita ad Amburgo del compositore ed organista olandese Johann Adam Reincken, che venne omaggiato con questo pezzo, la cui Fuga è basata su un tema popolare del suo paese.
Il secondo è tratto, invece, dall’Orgelbüchlein (Piccolo libro d’organo), raccolta concepita in gran parte per accompagnare i riti delle principali festività dell’anno liturgico Protestante, che Bach scrisse presumibilmente durante il suo soggiorno a Weimar (1707-1718).
Il programma proseguiva con Fanfare di Jacques-Nicolas Lemmens (1823-1881), nato ad Anversa, che studiò al conservatorio di Bruxelles con François-Joseph Fétis.
Quest’ultimo poneva grandi speranze nel suo alunno, considerandolo in grado di rinnovare la tradizione organistica belga.
Ciò non avvenne, ma Lemmens guadagnò ugualmente una certa notorietà in quanto ebbe, fra i suoi alunni, compositori quali Guilmant e Widor.
Una piccola finestra si è successivamente aperta sulla produzione italiana, con la Marcia per dopo la Messa, di stile marcatamente operistico, del lombardo Vincenzo Petrali (1830-1889), autore eclettico e grande virtuoso dell’organo.
Chiusura nel segno della prestigiosa scuola francese, con la monumentale Sonata n. 1 in re minore op. 42 di Alexandre Guilmant (1837-1911), pensata per sfruttare al meglio le caratteristiche dell’organo Cavaillé-Coll, collocato nella chiesa parigina della Santa Trinità, dove l’autore fu organista titolare per ben trent’anni.
Per quanto riguarda Sergio Orabona, si è trattato di un graditissimo ritorno (era dall’ottobre del 2014 che non suonava a Napoli), salutato da un pubblico competente e abbastanza numeroso.
Anche in questa occasione l’organista ha messo in evidenza una grande solidità esecutiva, abbinata a sensibilità e raffinatezza, caratteristiche da sempre possedute ed ulteriormente affinate dall’esperienza in terra tedesca, sfruttando nel contempo le ampie potenzialità dell’organo Mascioni della chiesa dell’Immacolata al Vomero, sede del concerto.
Sarebbe interessante, inoltre, prendendo spunto dalla carriera del maestro Orabona, che ha ottenuto in Germania quel successo che Napoli gli ha negato, quantificare il numero delle eccellenze musicali, non solo campane, che sono state costrette ad emigrare all’estero, nell’ambito di un fenomeno in deciso aumento, legato ad una crescente insensibilità, a tutti i livelli, nei confronti della cultura artistica di alto profilo.
In conclusione un recital di elevatissimo spessore, contraddistinto da un programma che evidenziava l’abisso esistente fra la scuola franco-tedesca e quella italiana, rendendo chiaro come, nel nostro paese, fra i motivi della scarsa considerazione nei confronti dell’organo, vi sia la mancanza di una consolidata tradizione.
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