Il Festival Barocco Napoletano si apre con una significativa panoramica legata ad un periodo musicale irripetibile

Foto Angela Bosco

Foto Angela Bosco

Nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale ha avuto luogo il primo appuntamento del Festival Barocco Napoletano, organizzato dall’omonima associazione presieduta dal dott. Massimiliano Cerrito e affidato alla direzione artistica del maestro Giovanni Borrelli.
Il concerto inaugurale, come giustamente rimarcato dal professor Massimo Lo Iacono nella sua breva introduzione, ha messo in evidenza una serie di autori celebri e meno famosi, attivi a Napoli fra la seconda metà del Seicento ed il Settecento, tutti nati in altri luoghi (il più “vicino” risultava l’aversano Cimarosa), prova lampante dell’importanza culturale della città durante il periodo barocco.
La serata inaugurale, affidata all’Ensemble barocco Accademia Reale, ed al soprano Roberta Andalò, ha avuto inizio con la celebre Triosonata n. 1 in sol maggiore, attribuita per lunghissimo tempo a Pergolesi, il cui primo movimento venne utilizzato da Stravinsky come incipit del suo balletto Pulcinella.
In realtà, sembra ormai assodato che il brano fosse opera di Domenico Gallo (1730-?), musicista nato a Venezia, che probabilmente aveva dei parenti a Napoli, dove forse si recò (ma siamo soltanto a livello di congetture), così come non si conosce esattamente il motivo per il quale diversi suoi brani vennero stampati a nome di Pergolesi anche se uno dei più probabili potrebbe essere quello di agevolare la vendita delle raccolte contenenti questi pezzi.
La successiva Oh, di Betlemme altera povertà, cantata pastorale per la nascita di Nostro Signore di Alessandro Scarlatti (1660-1725) era invece legata alle tradizioni della Roma papale del XVII secolo.
Infatti, il sommo pontefice era solito commissionare, ad un autore famoso, un brano vocale-strumentale in “volgare”, legato agli eventi del Natale, che doveva essere eseguito in sua presenza nel lasso di tempo compreso fra il Primo Vespro della Natività e la Messa di mezzanotte.
Per spirito di emulazione, tutte le famiglie della nobiltà romana cercavano, a loro volta, di assicurarsi i musicisti al momento più in auge.
Fu così che, nel periodo già citato, fu dato un forte impulso al fiorire ed allo svilupparsi di questo genere di composizione definita cantata natalizia.
Riguardo ad Alessandro Scarlatti, nato a Palermo, che a Napoli portò avanti una prestigiosa carriera fra il 1684 ed il 1702, non ha bisogno di presentazioni, sebbene, a dispetto del fatto di essere, nella città partenopea, l’intestatario di vie, associazioni, orchestre e auditorium, la sua copiosa produzione risulti ancora oggi poco conosciuta e in gran parte inedita.
La successiva Sonata VII in re maggiore per due violini e basso metteva in risalto Michele Mascitti (1664?-1760), nato a Villa San Michele (Chieti) e spostatosi a Napoli per studiare presumibilmente con suo zio Pietro Marchitelli.
Fu poi nominato “violino soprannumerario” della Reale Cappella (dove lo zio era primo violino), fino al 1704, anno in cui partì per Parigi, dove ebbe una carriera di successo, sia come interprete, sia come autore, godendo dei favori della famiglia reale e acquisendo, in seguito, anche la cittadinanza francese.
Fra i privilegi ottenuti, uno dei più importanti fu quello di stampare tutte le sue composizioni, permesso che gli fu rinnovato periodicamente fino alla morte.
Ciò spiega perché gli spartiti di Mascitti siano conservati in Francia, ed anche il motivo per cui in terra transalpina è molto più noto che nel nostro paese.
Toccava quindi a Giovanni Batista Pergolesi (1710-1736), nativo di Iesi, con “Chi disse ca la femmena”, motivo anch’esso inserito nel Pulcinella stravinskiano, tratto da “Lo frate ‘nnamorato”, opera buffa che esordì nel 1732 al Teatro dei Fiorentini a Napoli.
Ultimi due brani in programma, la Sinfonia I in re maggiore per due violini e basso del calabrese Michelangelo Jerace, autore del Settecento del quale si sa veramente poco, a cominciare dalla date e dai luoghi di nascita e morte e l’Aria da camera “Necessaria è lla femmena” di Domenico Cimarosa (1749-1801), il cui manoscritto è custodito nella biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella.
Uno sguardo sugli interpreti, cominciando dell’Ensemble barocco Accademia Reale, formato da Giovanni Borrelli (violino barocco di concerto), Fulvio Milone (violino barocco), Carmine Matino (viola barocca), Francesco Scalzo (violoncello barocco), Valerio Celentano (tiorba), Tina Soldi (clavicembalo) che ha evidenziato il valore dei singoli componenti ed un buon affiatamento degli stessi.
La compagine è anche stata abile a superare i consueti problemi legati alla sala del Toro Farnese, sede indubbiamente prestigiosa per la presenza dell’omonimo gruppo statuario (la cui datazione oscilla fra il I secolo a. C. ed il III secolo d. C.), ma che non brilla dal punto di vista acustico.
Per quanto riguarda la parte vocale, il soprano Roberta Andalò ha dato vita, con l’ottimo supporto dell’ensemble, ad un’interpretazione di altissimo livello, ricevendo ampi consensi dal pubblico presente.
In conclusione un inizio molto promettente, per una rassegna che ci accompagnerà fino ad aprile, proponendo una serie di appuntamenti dedicati ai diversi e, talora, inediti volti del Settecento musicale napoletano.
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