Un emozionante Requiem di Mozart chiude l’Autunno Musicale 2016 della Nuova Orchestra Scarlatti

Foto Klaus Bunker

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Il Requiem in re minore K. 626 è fra le composizioni più note di Wolfgang Amadeus Mozart, pur se l’apporto del genio salisburghese a tale lavoro risultò abbastanza limitato.
La sua genesi è circondata da una serie di congetture e fantasie, alimentate soprattutto da Constanze, moglie di Mozart, al punto che la vicenda presenta ancora oggi numerosi punti oscuri.
E’ certo che Mozart, nel 1791, ebbe la richiesta di scrivere un requiem, da  parte di Franz von Walsegg zu Stuppach, musicista dilettante e massone, che lo contattò tramite un misterioso intermediario.
Il nobile, desideroso di commemorare la moglie, in occasione del primo anniversario della morte, che sarebbe caduto nel febbraio del 1792, pensò di affidare il compito a Mozart.
Quest’ultimo, pur conoscendo la pessima fama di von Walsegg, noto per la disdicevole abitudine di commissionare lavori ad autori in auge, spacciandoli per suoi, date le difficoltà economiche nelle quali versava, accettò l’offerta in cambio di un congruo anticipo.
Ma, quando il musicista morì nel dicembre dello stesso anno, il Requiem era largamente incompiuto, in quanto solo l’Introitus, il Kyrie, e in parte il Dies Irae, avevano conosciuto una stesura definitiva, mentre per il resto esistevano solo pochi e disordinati frammenti.
Constanze, non volendo rinunciare ai ricchi proventi della composizione, assicurò il committente che il brano era stato portato a termine, e che doveva solo pazientare fino a quando lo spartito non fosse riemerso dalle innumerevoli carte lasciate dal marito.
Contemporaneamente, affidò l’incarico di completare il lavoro ad alcuni dei migliori allievi di Mozart, fra i quali Franz Xavier Süssmayr, che portò a termine l’impresa, prendendo come riferimento gli appunti del compositore e intervenendo talora autonomamente.
Il manoscritto fu consegnato a von Walsegg diversi mesi dopo la morte di Mozart, ma la verità venne quasi subito a galla, il che provocò l’apertura di un contenzioso fra lui e Constanze, che si concluse con un nulla di fatto.
Constanze, non ancora contenta, allestì la “prima” ufficiale il 2 gennaio 1793, bruciando sul tempo von Walsegg, che la propose nel dicembre del 1793 e l’anno dopo, in occasione delle celebrazioni legate all’anniversario della morte della moglie, senza però poter attribuirsene la paternità.
Proprio il Requiem di Mozart è stato scelto per concludere, nella Basilica di San Giovanni Maggiore, l’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti, affidandolo ad un organico che comprendeva la succitata compagine, l’Ensemble Vocale di Napoli (direttore Antonio Spagnolo) e, in qualità di solisti, un quartetto costituito da Maria Grazia Schiavo (soprano), Rosa Bove (mezzosoprano), Alessandro Caro (tenore) e Filippo Morace (basso-baritono), il tutto sotto la direzione di Francesco Aliberti.
E’ indubbio che quando ci si confronta con un brano del genere, ascoltato innumerevoli volte e amato anche da chi non frequenta molto i concerti di musica classica (a nostro avviso grazie soprattutto al film di Milos Forman “Amadeus”) non è facile scegliere un taglio che riesca ad andare incontro alle attese della maggior parte degli ascoltatori.
E il merito maggiore del maestro Aliberti è stato quello di confezionare un Requiem dove, senza abbandonarsi a disdicevoli eccessi, venivano ben sottolineate le emozioni e le atmosfere caratteristiche delle diverse parti, fornendo grande velocità e potenza ai movimenti veloci come il Dies Irae, il Confutatis e il Domine Jesu, ed una struggente malinconia a quelli lenti, disegnando, fra gli altri, un Lacrimosa di rara bellezza (forse l’apice dell’intero concerto, proposto alla fine anche come bis).
Naturalmente ciò è stato possibile anche grazie alla presenza di un’orchestra e di un coro dimostratisi quanto mai compatti, omogenei e assolutamente privi di sbavature di alcun genere.
Per quanto riguarda i cantanti, raramente abbiamo ascoltato un quartetto così ben equilibrato, formato da artisti in grado di essere ottimi solisti e, nel contempo, capaci di amalgamarsi perfettamente fra loro nei passaggi d’insieme.
Un’altra nota positiva è venuta dalla collocazione del palco, subito dopo l’entrata della chiesa e non sotto l’enorme volta adiacente l’altare, come si è sempre fatto, a discapito dell’acustica, da quando la chiesa è stata riaperta al pubblico grazie all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli (e speriamo che, in un prossimo futuro, anche qualche ingegnere acustico possa fornire il suo indispensabile apporto).
In definitiva una serata che ha concluso nel migliore dei modi l’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti, rassegna che ci ha accompagnato da ottobre a dicembre, con proposte varie ed articolate, attraverso nove interessanti appuntamenti.
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