La decima edizione dei “Vespri d’organo” si conclude con il “Concerto per l’Immacolata”

Coro Polifonico "Beata Virgo Maria" - Foto Fulvio Calzolaio

Coro Polifonico “Beata Virgo Maria” – Foto Fulvio Calzolaio

Nella chiesa dell’Immacolata al Vomero si è recentemente chiusa la decima edizione della rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci, e gemellata con l’Internationales Stuttgarter Orgelfestival.
Protagonista dell’ultimo appuntamento, dedicato prevalentemente a brani di argomento mariano, un nutrito organico costituito dal Coro Polifonico “Beata Virgo Maria”, diretto da Elena Scala, dai mezzosoprani Rosa Montano e Tina Bonetti, dal violinista Egidio Mastrominico e dagli organisti Cinzia Martone, Nataliya Apolenskaya e Mauro Castaldo, quest’ultimo direttore artistico e presidente dell’Associazione Trabaci.
In apertura è stata proposta la Fantasia per violino solo di Nicola Matteis (ca. 1640 – dopo 1714), napoletano trapiantato a Londra intorno al 1670, dove portò avanti una prestigiosa carriera, soprattutto come solista.
A seguire abbiamo ascoltato due brani del Settecento, legati alla scuola napoletana e a quella francese, rappresentati rispettivamente da Vergin tutto amor per organo e mezzosoprano di Francesco Durante (1684-1755) e dalla Sonata I per violino ed organo di Michel Corrette (1707-1795).
E’ stata poi la volta del repertorio gregoriano con l’antifona Regina Caeli, eseguita “a cappella” e della Pastorale in fa maggiore BWV 590, pezzo organistico giovanile di Johann Sebastian Bach (1685-1750).
Toccava quindi ad un paio di composizioni per coro, accompagnato dall’organo, Ave vera virginitas del franco fiammingo Josquin des Prés (ca. 1450 – 1521) e O Sanctissima, tradizionale inno alla Madonna
Un successivo salto nell’Ottocento ci portava al Panis Angelicus di César Franck (1822-1890) e “Ridonami la calma” di Francesco Paolo Tosti (1846-1916), entrambi per mezzosoprano ed organo.
Un nuovo intervento corale, con l’Ave Maria di fra’ Gennaro Becchimanzi e lo Stabat Mater dell’ungherese Zoltán Kodály (1882-1967), precedeva il Tantum Ergo per mezzosoprano, organo e violino, omaggio a Giovanni Paisiello (1741-1816).
Il programma terminava con gli ultimi due pezzi corali, il Saluto alla Vergine, tratto dalla tradizione francescana ed il Laudate Dominum, dall’oratorio “Giuda Maccabeo” di Georg Friedrich Haendel (1685-1759).
Nel complesso una proposta varia e articolata, supportata dalla bravura degli interpreti e salutata da una discreta presenza di pubblico, a chiusura di una rassegna di elevato livello che, giunta alla decima edizione, continua ad essere unica nel suo genere, per il repertorio eseguito e la distribuzione degli appuntamenti lungo l’intero anno.
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