Il consistente omaggio del pianista Ciro Longobardi al Novecento francese

ciro-longobardi-3Prosegue, al Teatro di Corte di Palazzo Reale, la stagione 2016-2017 dell’Associazione Alessandro Scarlatti, che ha recentemente ospitato Ciro Longobardi, pianista che si dedica da molti anni all’interpretazione ed allo studio della musica moderna e contemporanea.
L’artista ha proposto un programma interamente dedicato ad autori francesi del Novecento, aprendo il recital con il Primo Libro dei Préludes, composto da Claude Debussy (1862-1918) fra la fine del 1909 e gli inizi del 1910.
La raccolta, costituita da dodici brani, molti dei quali si ispirano a personaggi, oggetti e luoghi, mutuati dalla letteratura e dalla poesia, fu seguita, fra il 1911 ed il 1912, da un Secondo Libro, formato anch’esso dal medesimo numero di pezzi.
Cosa piuttosto curiosa, Debussy suggerì di porre il titolo di tutti i brani al termine e non all’inizio della partitura, accompagnato inoltre da puntini sospensivi, così da non influenzare chi li eseguiva per la prima volta.
Il successivo Sports et divertissements di Erik Satie (1866-1925) rappresentava una vera e propria summa, legata all’originalità e alla bizzarria di questo compositore, consistente in un preludio, definito Choral inappetissant (corale inappetibile), e venti brevissimi pezzi, che descrivevano altrettanti sport e passatempi, di grandi e bambini, dove trovavano posto, ad esempio, l’altalena, la mosca cieca, la caccia, il picnic ed il tennis.
Il lavoro fu commissionato nel 1914 da Lucien Vogel, direttore del periodico Gazette du Bon Ton, che pubblicò sul suo giornale l’intero spartito, al quale Satie aveva abbinato frammenti poetici, scritti con elegante calligrafia.
Dopo l’intervallo toccava alla Première communion de la Vierge di Olivier Messiaen (1908-1992), tratta da Vingt regards sur l’Enfant-Jésus, suite formata da venti brani, contraddistinti da suggestioni che, solo tale autore ha saputo fornire, nell’ambito della produzione sacra del Novecento.
Concepita nel 1944, la composizione venne dedicata a Yvonne Loriod (sua allieva nonché, in seguito, seconda moglie), che la eseguì in prima assoluta l’anno dopo alla Salle Gaveau di Parigi.
Chiusura con il celeberrimo e complesso Gaspard de la nuit di Maurice Ravel (1875-1937), datato 1908, capolavoro assoluto della letteratura pianistica, che ebbe come fonte di ispirazione l’omonima raccolta del poeta e scrittore Aloysius Bertrand.
Da essa Ravel trasse tre movimenti, che descrivono rispettivamente il canto di una ninfa (“Ondine”), la scena di un’impiccagione (“Le Gibet”) e l’apparire e lo scomparire di un folletto dispettoso (“Scarbo”), dedicandoli ad altrettanti amici, nell’ordine il pianista londinese Harold Bauer, il critico francese Jean Marnold e il pianista, direttore d’orchestra e compositore svizzero Rudolph Ganz.
E veniamo all’interprete che, confrontatosi con un programma corposo (forse un po’ troppo), ha fornito una prova di grande equilibrio, evidenziando le notevoli differenze esistenti all’interno di una musica, che viene ancora oggi spesso rigettata dal pubblico (accorso invece molto numeroso in questa occasione) in quanto definita “moderna”, pur avendo per buona parte superato il secolo di vita.
E, su tale scia, Longobardi ha voluto suonare come bis la Pavane pour une infante défunte, che Ravel compose nel 1899, alle soglie del Novecento, conclusione significativa di una interessante serata rivolta alle diverse sfaccettature della musica pianistica francese del secolo scorso.
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