La pianista Giusy Caruso esegue in prima assoluta l’integrale dei 72 Études Karnatiques di Jacques Charpentier in tre ore di concerto a Carcassonne

Giusy Caruso con il Maestro Jacques Charpentier e, al centro il direttore del Conservatorio di Carcassonne Florent Mamet

La pianista Giusy Caruso con il Maestro Jacques Charpentier e, al centro, il direttore del Conservatorio di Carcassonne Florent Mamet

Un concerto storico lo scorso 26 novembre a Carcassonne, in Francia, presso l’auditorium Francis Huster del Conservatorio, ha visto protagonista la pianista Giusy Caruso, che ha eseguito in prima assoluta l’integrale della titanica opera del compositore francese Jacques Charpentier (1933), 72 Études Karnatiques pour piano (1957 – 1984).
L’opera, scritta in quasi 30 anni di lavoro, si compone di 72 studi basati sui modi carnatici – sistema di scale musicali appartenenti alla tradizione dell’India del Sud – che Charpentier, proveniente dalla scuola di Olivier Messiaen, ha appreso durante la sua permanenza a Calcutta.
La pianista italiana, impiantata ormai da anni a Bruxelles, è la prima ad aver affrontato la coraggiosa impresa di un’esecuzione integrale dell’opera alla presenza dello stesso compositore in un unico recital di tre ore diviso in tre parti in un intenso pomeriggio di vibrante musica che “rimarrà nella storia”, così come ha commentato la celebre musicologa Brigitte Francois Sappey in una pausa del concerto.
E sul quotidiano francese L’Indépendant del 27 novembre, il critico Pierre Meunier rimarca che si è trattato infatti di un concerto fabuleux in cui la pianista ha padroneggiato il materiale sonoro trasformando il timbro del pianoforte da vibrante e percussivo ad etereo e scintillante, richiamando il suono de les étoiles.
Un lavoro d’interpretazione profondo e meditato quello della Caruso su un’opera pianistica contemporanea ancora tutta da scoprire.
La pianista svolge al contempo di una intensa attività concertistica, il lavoro di ricerca artistica in musicologia e prassi esecutiva pianistica con specializzazione in musica contemporanea presso l’IPEM, dipartimento di musicologia dell’Università di Gand (Belgio) in collaborazione con il Conservatorio Reale (KASK).
I 72 Studi Carnatici di Jacques Charpentier sono stati dunque oggetto di studio pianistico interpretativo e musicologico da parte della Caruso che ha presentato in forma di conferenza il suo lavoro di ricerca il giorno prima del concerto.
Di recente pubblicazione sono, tra gli altri, due articoli di ricerca musicologica da parte della pianista in lingua francese e in lingua inglese dedicati proprio a questo tema.
Il primo Le patrimoine musical indien dans le répertoire pour piano d’Olivier Messiaen et de Jacques Charpentier (2015) pubblicato sulla rivista Cahiers Internationaux de Symbolisme dell’Università di Mons, tratta specificatamente la questione dell’impatto del patrimonio musicale indiano nelle tecniche compositive dei due compositori francesi.
Il secondo articolo Gestures in contemporary music performance: a method to assist the performer’s artistic process (2016), pubblicato sulla rivista Contemporary Music Research, affronta gli studi sull’intenzionalità e gestualità musicale, oggetto di ricerca del dipartimento IPEM dell’Università di Gand, diretto dal celebre musicologo e scienziato belga Prof. Dr. Marc Leman, padre fondatore della teoria sul cognitivismo musicale, Embodied Music Cognition.
In questo ultimo articolo i 72 studi carnatici di Charpentier appaiono come caso di studio a cui la Caruso, nel corso delle sue sperimentazioni presso il laboratorio dell’IPEM, ha applicato la moderna tecnologia del MOTION CAPTURE SYSTEM per l’analisi gestuale sulla performance pianistica.
Un lavoro a tutto tondo quello della concertista e musicologa Giusy Caruso che esordirà a breve con un’altra pubblicazione: un cofanetto di 3 CD per l’etichetta discografica americana Centaur Records che racchiuderà l’intera incisione live di questo suo recente concerto presso l’Auditorium Francis Huster del Conservatorio di Carcassonne Agglo diretto da Florent Mamet.
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