Venerdì 25 novembre il Quartetto Mitja inaugura, nel duomo di Salerno, la rassegna Concerti d’Estate di Villa Guariglia Winter edition

quartetto-mitja-ultimoLa luce della musica, la musica delle luci, per questo week-end, saluterà, questa sera, alle ore 19.30, l’inaugurazione, nel Duomo di Salerno, dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia Winter edition, un interessante cartellone con sei appuntamenti, prodotti dal Cta di Salerno in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “G. Martucci”, che Antonia Willburger e i suoi “amici” offriranno al pubblico, in giro per il centro storico della città.

Il concerto inaugurale vedrà protagonista il quartetto d’Archi Mitja, composto da Giorgiana Strazzullo e Sergio Martinoli al violino, Carmine Caniani alla viola e Veronica Fabbri al violoncello.
Il brano d’apertura, il Lamento Quechua del compositore argentino Luis Gianneo, schizzerà un suggestivo ritratto delle antiche culture indiane del Perù, con le loro nobili tradizioni musicali incorniciate in ritmi ipnotici.
Seguirà il Quartetto in la maggiore n.18 K 464 composto da Wolfgang Amadeus Mozart, il quinto dei Quartetti dedicati al padre Haydn, completato nel 1785.
Il rigore e la complessità di quest’opera, studiata a fondo da Beethoven come modello per i suoi primi quartetti, presenta un carattere più astratto e impersonale rispetto agli altri, anche se, strutturalmente, ancor più compatto, grazie alla densità polifonica, unita ad una straordinaria economia nella concezione e nell’elaborazione finissima del materiale melodico, sin dal primo Allegro, costruito su un solo tema, proposto dal primo violino e ripreso ed elaborato dagli altri strumenti, secondo un gioco di imitazioni.
Il discorso si allarga e passa dal tono maggiore a quello minore, assumendo una notevole varietà di accenti e di atteggiamenti sonori, sino a giungere ad una coda contrassegnata da un ritorno al tema fondamentale, che si conclude con un ritornello in tempo forte di tre misure.
Il Minuetto si svolge secondo le regole delle antiche Cassazioni e Serenate e formalmente non presenta elementi di rilievo nella intelaiatura affidata alle imitazioni.
L’Andante può definirsi uno dei migliori esempi dell’arte della variazione praticata da Mozart.
Si tratta di cinque variazioni sviluppate in stile contrappuntistico e in stretto rapporto tra invenzione melodica e struttura armonica, così da valorizzare al massimo il dialogo fra i diversi strumenti.
L’Allegro finale inizia piano con la voce del primo violino per quindi acquistare brillantezza e spigliatezza di suono, in una successione di modulazioni e di cambiamenti di tonalità.
Una forma fugata si avverte nella chiusa, dove l’arte mozartiana scorre fluida e leggera, senza dimenticare la quadratura e il rigore della forma quartettistica.
Seconda parte del programma dedicata interamente all’Antonín Dvořák del Quartetto d’archi n.12 op. 96 detto “l’Americano”, datato 1893.
E’ difficile inseguire l’essenza del Dvořák “americano”, poiché vi si ritrovano le origini boeme, a fianco del canto religioso delle popolazioni di colore, l’impiego, quindi della scala pentafonica e dei ritmi sincopati che mixati con quelli puntati delle danze slave, caratteristici degli stilemi nord-orientali ci fanno entrare in questo universo passionale che va a designare un Nuovo Mondo, in cui il profumo del blues fa da padrone.
Il primo movimento Allegro, ma non troppo, riecheggia una melodia popolare americana; il tema è iniziato dalla viola e poi ripreso dai due violini.
Il Lento è una pagina intensa e malinconica.
La melodia affidata ai violini e alla viola, accompagnata dal pizzicato del violoncello, si fa sempre più insistente, gli accordi gravi del violoncello accentuano il senso di pessimismo.
Il Molto vivace ci immerge, invece, in un’atmosfera vivace e affettuosa, che sfocia nel Rondò finale, una pagina di inconfondibile sapore boemo, naif, impostata su un vivace e scattante andamento di danza contadina, che lascia pensare ad antiche feste nuziali all’aperto.

Olga Chieffi
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