Tre promettenti flautiste al Centro Culturale Domus Ars per la stagione dell’ Associazione Musica Libera

associazione-musica-libera-concerto-13-11-2016Il flauto, così come lo conosciamo oggi, è frutto di numerose modifiche che risalgono alla prima metà dell’Ottocento.
I principali artefici del cambiamento furono il tedesco Theobald Böhm, che iniziò a studiare il problema nel 1832, e il costruttore Louis Lot, che con lui collaborò, cominciando già dal 1848 a produrre, in esclusiva per la Francia, i flauti di nuova concezione.
Senza entrare nei dettagli, le variazioni apportate coinvolgevano la meccanica dello strumento, che si ripercuoteva sul tipo di suono emesso nonché sull’ampliamento delle note a disposizione del solista, che a sua volta era costretto a modificare radicalmente la tecnica di diteggiatura.
La novità fu inizialmente fonte di aspre polemiche, fra conservatori e progressisti, ma per l’ampia gamma di soluzioni timbriche offerte, finì per essere accettata in tempi relativamente brevi.
Chi si giovò più di tutti del nuovo corso fu la scuola francese, che poteva contare sul già citato Lot, costruttore straordinario paragonabile nel suo campo a Stradivari, su insegnanti valenti e musicisti prestigiosi, ed inoltre aveva dalla sua l’editoria specializzata, dimostratasi quanto mai lungimirante.
Da ciò nacque una scuola, quella transalpina, ancora oggi di altissimo valore internazionale, messa in evidenza nel secondo appuntamento della stagione dell’Associazione Musica Libera, svoltasi presso il Centro Culturale Domus Ars.
L’interessante mattinata, dal titolo “Flute meets piano”, ha portato alla ribalta tre giovanissime flautiste, Rosanna Bruno, Mariassunta Pepe ed Erminia Stanzione, accompagnate al pianoforte dal maestro Rosa Montano.
Il programma è iniziato con Rosanna Bruno, confrontatasi con la trascrizione di Jean-Pierre Rampal (per la parte flautistica), della famosa Sonata in la maggiore di César Franck (1822-1890) per violino e pianoforte, pietra miliare della letteratura cameristica e fra i primi esempi di sonata ciclica.
La composizione fu scritta nel 1886 dall’autore belga, trapiantato in Francia, come regalo di nozze per l’amico violinista, nonché connazionale, Eugène Ysaÿe.
Il dedicatario la eseguì in prima assoluta al Circolo Artistico di Bruxelles nel dicembre dello stesso anno, insieme alla pianista Marie-Léontine Bordes-Pène, durante un concerto lunghissimo, iniziato nel primo pomeriggio e conclusosi a sera inoltrata, in un luogo privo di luce artificiale per motivi di sicurezza, sicché i due suonarono il pezzo di Franck totalmente immersi nel buio.
Toccava quindi alla Fantaisie brillante dalla “Carmen” di Bizet, appartenente alla produzione di François Borne (1840-1920), flautista e apprezzato docente, nato a Tolosa.
Eseguito da Mariassunta Pepe, il pezzo rientrava in un genere, molto diffuso nell’Ottocento, il cui scopo era di far riascoltare nei salotti i motivi più in voga del momento, fornendo nel contempo l’opportunità, ai grandi solisti, di mettere in mostra le loro doti virtuosistiche.
L’ultimo brano in programma, suonato da Erminia Stanzione, volgeva la sua attenzione sul repertorio italiano, con la Suite op. 68 per flauto e pianoforte di Alessandro Longo (1864-1945), calabrese di nascita, ma napoletano di adozione, che fu docente di pianoforte al Conservatorio di San Pietro a Majella dal 1897 al 1934, noto per aver pubblicato una revisione dell’opera clavicembalistica di Domenico Scarlatti ed autore, fra l’altro, di scritti didattici come la celebre “Tecnica pianistica”, suddivisa in dodici fascicoli.
Per quanto riguarda le tre interpreti, va detto innanzitutto che non si sono risparmiate, proponendo brani caratterizzati da difficoltà molto elevate.
Indubbiamente c’è chi ha dimostrato una maggiore sicurezza e maturità, superando anche il non facile impatto legato all’esecuzione in pubblico ma, considerando l’età delle protagoniste, siamo sicuramente di fronte a tre valide promesse.
Molto brava Rosa Montano, che ha accompagnato le flautiste al pianoforte, mettendole a proprio agio e supportandole, dall’alto della sua esperienza, nei momenti particolarmente critici, fornendo alcune brevi ed esaurienti notizie relative a brani e autori proposti.
In conclusione una mattinata contraddistinta da musica piacevole e di raro ascolto, che conferma la validità della stagione affidata alla direzione artistica del maestro Lucio De Feo.
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