Venerdì 18 novembre l’Ensemble Comtessa de Dia, diretto da Ferdinando de Martino, propone una selezione delle “Cantigas de Santa Maria” nell’ambito di “Autunno in Cappella”

locandina-18-11-2016-comtessa-de-diaVenerdì 18 novembre, alle ore 16.00, nella Real Cappella del Tesoro di San Gennaro sita all’interno del Duomo di Napoli, concerto organizzato dal Club per l’Unesco,  nell’ambito della rassegna “Autunno in Cappella”, con la partecipazione dell’Ensemble Comtessa de Dia, diretto dal maestro Ferdinando de Martino.

In programma brani tratti dalle “Cantigas de Santa Maria” di Alfonso X, detto “Il Saggio”

Ingresso libero

Le Cantigas: I Canti di devozione e l’estetica musicale nel Medioevo
I confini non sempre ben definibili, tra il pensiero artistico di un popolo e l’idea d’una estetica musicale portata avanti da un singolo che crede in una concezione “alta” dell’ arte possono a volte fondersi indissolubilmente.
Certamente è il caso dei Codici delle Cantigas de Santa Maria , affascinanti reliquie d’un lontano passato, vera miniera d’arte, sia per le partiture monodiche che contengono in abbondanza sia per il prezioso apparato iconografico, testimonianza d’eccezionale valore soprattutto per ciò che concerne le indagini musicologiche.
Le Cantigas sono in numero di quattrocentoventisette, si tratta di canti monodici dell’ antica Spagna risalenti al 1.200 circa.
Esse ci sono giunte in quattro manoscritti conservati nelle città di Madrid e di Firenze.
Le composizioni pare siano state raccolte per fare un omaggio a re Alfonso X detto “El Sabio” cioè il saggio, sovrano illuminato, amante delle arti ed autore di un centinaio delle Cantigas.
Il tono letterario dei canti pur essendo vario ha un comune denominatore e cioè la figura della Vergine Maria ed i numerosi miracoli operati per sua intercessione.
La raccolta è divisa in due gruppi: le “Cantigas de Nuestra Señora” , che narrano le vicende dei miracolati dalla Santa Vergine e le “Cantigas de Loor” , canti di carattere squisitamente mistico in cui si riflette sulla natura della Vergine Madre e sul suo legame col figlio di Dio.
Il termine cantigas è di incerta origine , pare se ne abbia notizia per la prima volta in un codice risalente al 1280, il Cronica General; probabilmente il termine ha origini latine o celtiche.
Gli autori delle Cantigas sono ovviamente anonimi, tranne che per un centinaio di pezzi attribuiti a re Alfonso la loro estrazione sociale è varia .
Si tratta di volta in volta di giullari o borghesi od anche aristocratici che in diverse occasioni e per scopi diversi scrissero dei miracoli della Vergine.
L’ affresco che ne risulta , pur nella semplicità della narrazione , è di grande interesse culturale.
Soprattutto il senso “corale” del canto che si eleva al divino e della stessa narrazione, non può non colpire profondamente chi ascolta, credente o ateo che sia, facendo vibrare corde insospettate del nostro essere più intimo.
Il coinvolgimento di tutta una società che partecipa al canto sacro è commovente e riflette quel senso d’un arte costruita a più livelli, propria del medioevo, l’epoca delle grandi cattedrali realizzate decennio dopo decennio con dolore e pazienza, delle meravigliose pale d’altare e d’un arte fatta di silenzi e passione.
Per cui al di là delle storie devozionali è forse questa luce imperitura che dovremmo cogliere nei versi e nelle melodie delle Cantigas, qualcosa creato dall’ uomo che parla all’uomo in modo diretto e profondamente sincero , qualcosa che si confronta con gli eterni timori dell’essere umano a qualsiasi secolo appartenga, anche al nostro che tanto mortifica la ricerca dello spirito ed il dialogo che sempre le donne e gli uomini cercheranno con le forze della natura e con la dimensione dell’ultraterreno, in qualunque forma la si voglia accogliere nella nostra vita.

(note di Ferdinando de Martino)
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