La Grande Guerra fra favola musicale e tragica realtà nel concerto-racconto di Corrado Augias, supportato dall’Ensemble del Sud diretto da Marcello Panni

Foto Max Cerrito

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Durante il primo conflitto mondiale, Igor Stravinskij risiedeva in Svizzera con tutta la famiglia, lontano dai precedenti fasti parigini e in condizioni economiche molto disagevoli.
Lo scoppio della rivoluzione russa, avvenuto nel 1917, ruppe quei pochi contatti che il compositore aveva con la madre patria, contribuendo a impoverire ulteriormente le sue finanze.
Per sbarcare il lunario decise quindi di concepire un breve lavoro, avvalendosi della collaborazione di due amici, il direttore d’orchestra Ernest Ansermet e lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, il tutto supportato economicamente dal mecenate Werner Reinhart.
Lo stesso Stravinskij così descrisse in seguito le sue intenzioni “…Il pensiero di comporre uno spettacolo drammatico per un teatro ambulante m’era venuta parecchie volte alla mente fin dall’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il genere di lavoro cui pensavo doveva esigere un organico di esecutori semplice e modesto al punto da permettere una serie di allestimenti in una tournée nelle piccole cittadine svizzere, ed essere altrettanto chiaro nel suo intreccio in modo che se ne afferrasse facilmente il senso. Il soggetto mi venne dalla lettura di quella novella di Afanasiev che racconta del soldato e del diavolo: in quella novella, quel che mi aveva colpito particolarmente era il modo in cui il soldato adescava il diavolo a bere molta vodka per poi dargli da mangiare una manciata di piombo, convincendolo che era caviale, così che il diavolo avidamente lo mangiava e tirava le cuoia. In seguito trovai altri episodi fiabeschi sul medesimo tema e cominciai a elaborare un soggetto: soltanto lo schema del lavoro è da attribuirsi ad Afanasiev e a me, perché il testo definitivo è opera di Ramuz
Nacque così l’Histoire du soldat, definita storia da leggere, recitare e danzare in due parti, con un organico costituito da tre attori, che impersonavano rispettivamente il Narratore, il Soldato e il Diavolo, una danzatrice nel ruolo della Principessa ed un piccolo ensemble costituito da violino, contrabbasso, clarinetto, fagotto, cornetta a pistoni e trombone (a rappresentanza delle diverse famiglie di strumenti), e numerose percussioni, affidate ad un solo esecutore.
La “prima” ebbe luogo a Losanna nel 1918 e riscosse grande successo, ma la tournée che aveva immaginato Stravinskij non ebbe mai luogo, soprattutto perché buona parte dei protagonisti dovette fare i conti con la micidiale “Spagnola”, influenza che falcidiò le popolazioni europee alla fine del conflitto.
L’ Histoire du soldat è stata al centro di “Stravinskij e la Grande Guerra”, terzo appuntamento della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, concerto-racconto di Corrado Augias, svoltosi al Teatro delle Palme, che si avvaleva del contributo dell’Ensemble del Sud, diretto da Marcello Panni.
La serata si snodava alternando la narrazione della nascita e dei contenuti del capolavoro stravinskiano, ai vari movimenti della sua versione in forma di suite, datata 1919.
Il programma letterario si completava con la proposizione di alcune pagine di grande realismo, tratti da “La paura”, romanzo dello scrittore francese Gabriel Chevallier, che aveva combattuto al fronte e volle lasciare una testimonianza sulla follia della Grande Guerra, mentre quello musicale proponeva altri brani dell’autore russo, scritti durante il conflitto, come i Tre pezzi per pianoforte a quattro mani (1915) o negli anni immediatamente successivi, quali Piano-Rag-Music e Tre pezzi per clarinetto, quest’ultimo composto in omaggio al mecenate Werner Reinhart, discreto musicista dilettante, entrambi concepiti nel 1919, e la Danza russa, appartenente a Tre movimenti da Petruška per pianoforte solo (1921).
Per quanto riguarda i protagonisti, iniziamo da Corrado Augias, che ha concepito un lavoro di estremo interesse, portandolo avanti in prima persona con grandissimo stile.
Non è stato da meno l’Ensemble del Sud, formato da solisti di assoluto valore come Stefan Biro (violino), Giuseppe Lillo (contrabbasso), Roberto d’Urbano (clarinetto), Dario Catanzano (fagotto), Emilio Mazzotta (cornetta), Giuseppe De Marco (trombone), Francesco Mangialardo (percussioni), ottimamente diretto da Marcello Panni.
Va inoltre ancora ricordata la giovanissima Chiara De Quarto, interprete dei brani pianistici, compreso quello a quattro mani, eseguito insieme a Panni, forse tradita dall’emozione, apparsa piuttosto convincente solo nel conclusivo Piano-Rag-Music.
Pubblico numeroso e piacevolmente sorpreso dall’originale ed istruttiva serata, che ha superato quasi subito la naturale ritrosia a tutto quanto appartiene al Novecento, ed è stato omaggiato da una coppia di bis, con l’ensemble che ha eseguito due arrangiamenti di Panni di altrettanti motivi celebri (“Marechiare” e “Summertime”), evidenziando una grande versatilità, mentre Augias ha voluto attingere all’amata produzione leopardiana.
In conclusione un concerto-racconto che, prendendo spunto da un brano rappresentativo della musica del secolo scorso, ha voluto rimarcare anche il forte contrasto presente, in tema di guerra, fra i racconti della tradizione e la terrificante realtà.
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