Lo splendido concerto del pianista Francesco Caramiello chiude il ciclo dell’Associazione Alessandro Scarlatti “I suoni della storia”

Foto Vincenzo Moccia

Foto Vincenzo Moccia

Con il recital del pianista Francesco Caramiello si è concluso, a Palazzo Zevallos, “I suoni della storia”, ciclo organizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti in ricordo del centenario della morte di Enrique Granados (1867-1916), avvenuta durante la Prima Guerra Mondiale, mentre stava attraversando il canale della Manica a bordo del piroscafo Sussex, che fu affondato da un sottomarino tedesco.
Il celebre interprete ha proposto, non a caso, un programma dedicato al mare, partendo dagli otto evocativi brani racchiusi nei Sea Pieces, op. 55, scritti nel 1898 dallo statunitense Edward MacDowell (1861- 1908).
Sebbene sia considerato uno fra i più grandi musicisti americani, il suo nome è ricordato principalmente per la MacDowell Colony, tenuta di campagna acquistata dalla moglie Marian che, dal 1907 ad oggi ha ospitato artisti di varie discipline, previa selezione, offrendo loro un breve soggiorno, durante il quale ognuno svolge la propria attività in villette rigorosamente isolate da quelle degli altri.
Il successivo A Bridal Lullaby, era tratto dalla produzione di Percy Grainger (1882-1961), autore nato in Australia e attivo, come pianista e compositore, prima a Londra e poi negli USA, oggi conosciuto soprattutto per aver riportato in auge molti motivi legati alla tradizione folcloristica britannica.
Il brano eseguito, risalente al 1916, venne composto come regalo di nozze per Karen Holten, una sua allieva danese (da cui il titolo originale “En Bryllups-Vuggevise”), con la quale Grainger strinse una lunga e duratura amicizia, che si limitò in seguito ai contatti epistolari, in quanto l’opposizione materna non gli permise di concretizzare la relazione.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte è stata interamente rivolta al repertorio spagnolo, iniziando da Pájaro triste di Federico Mompou (1893-1987), nato a Barcellona, da madre di origine francese e padre catalano.
Contenuto nella raccolta “Impresiones Intimas”, scritta fra il 1911 ed il 1914, il brano era un esempio della sua musica definita “callada” (tranquilla), esatta rappresentazione dell’indole di una figura piuttosto anomala, nell’ampio panorama del Novecento, che rifiutava l’appellativo di compositore, in quanto non aveva mai studiato composizione.
Con Isaac Albéniz (1860-1909) siamo passati ad uno dei principali esponenti della scuola nazionale iberica, che compose principalmente per il pianoforte, anche se molti dei suoi pezzi raggiunsero la notorietà grazie alle trascrizioni per chitarra, portati al successo da Andrés Segovia.
Dalla suite “Iberia” abbiamo ascoltato i tre pezzi che costituivano il primo libro (Evocación, El puerto e El Corpus en Sevilla), completati nel 1906 e dedicati alla moglie di Ernest Chausson.
Il concerto si è chiuso con Quejas o La Maja y el ruiseñor e El pelele, da “Goyescas” (1911), omaggio ad Enrique Granados, la cui tragica fine ha fornito lo spunto per l’intero ciclo di appuntamenti.
Per quanto riguarda il protagonista della mattinata, Francesco Caramiello appartiene ad una generazione di pianisti che, diversamente da quello che accade oggi piuttosto spesso fra le giovani promesse, non si è mai limitata alla mera proposizione di quanto riportato sullo spartito, tendendo sempre all’approfondimento dei brani ed alla ricerca di un’interpretazione che si avvicinasse il più possibile allo spirito e alle intenzioni dell’autore eseguito.
A ciò va aggiunto come il maestro Caramiello possieda da sempre una solidità esecutiva e un suono di straordinaria nitidezza, che contribuiscono a creare atmosfere di grande suggestione.
Questo fa sì che ogni suo recital risulti di eccezionale valenza e sia sovente caratterizzato, come in questa occasione,  da un programma abbastanza particolare, perché compositori quali MacDowell, Grainger e Mompou si ascoltano piuttosto raramente.
Va ancora ricordato, nell’ambito del concerto, l’apporto dell’attore Andrea de Goyzueta che, fra un brano e l’altro, ha letto alcune liriche dei poeti spagnoli Jorge Guillén, Antonio Machado e Vicente Aleixandre.
Pubblico numeroso ed entusiasta, che ha chiesto ed ottenuto un bis, consistente nel Vals Crisantemo del cubano Ernesto Lecuona, a conclusione di un appuntamento di altissimo livello, degno coronamento di un ciclo interessante e ben concepito.
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