Francesco Manara e Dario Candela eccezionali interpreti di quattro sonate mozartiane

duo-manara-candelaSecondo appuntamento a Villa Pignatelli con il ciclo “Le Sonate per violino e pianoforte di Mozart”, rassegna promossa da Galleria Toledo ed inserita nella stagione della Fondazione Pietà de’ Turchini, che si avvale della collaborazione con il Centro Italiano per la Musica da Camera, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ed il Polo museale della Campania.
Protagonisti della serata, il violinista Francesco Manara e il pianista Dario Candela, che hanno eseguito quattro sonate del genio di Salisburgo, la K. 376 n. 24 in fa maggiore, la K. 377 n. 25 in fa maggiore, la K. 380 n 28 in mi bemolle maggiore e la K. 454, n. 32 in si bemolle maggiore.
Dopo un breve saluto del prof. Riccardo Scognamiglio, a nome dell’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, sede dei prossimi due concerti della manifestazione, è stato il noto critico musicale Sandro Cappelletto a introdurre la serata, inquadrando il contesto nel quale furono scritte le sonate in programma.
Le prime tre risalivano al 1781, anno cruciale che vide il trasferimento di Mozart a Vienna e la conseguente definitiva rottura con il suo “datore di lavoro”, l’arcivescovo Hieronymus von Colloredo.
Un periodo certamente difficile, sia economicamente, in quanto non poteva più contare sui proventi dell’impiego salisburghese, sia dal punto di vista familiare, poiché segno l’inizio di un progressivo distacco dal padre (che era anch’egli alla corte del Colloredo), fortemente contrario al suo operato.
Convinto delle sue capacità, volle inaugurare una nuova figura, quella dell’artista indipendente, teso ad affrancarsi dalle protezioni del potente di turno, che si sarebbe dovuto sostenere grazie alle committenze di ricchi mecenati.
Un’impresa per niente semplice, come testimoniano le costanti richieste di prestiti a vari amici ed estimatori, numerose allora, come durante il resto della sua breve esistenza.
Non è quindi un caso che le sonate del 1781 vennero pubblicate “per sottoscrizione” dall’editore Artaria, in una raccolta denominata “Six Sonates pour le Clavecin ou Pianoforte, avec l’accompagnement d’un Violon”.
La Sonata K. 454, n. 32 in si bemolle maggiore fu invece composta nel 1784, in occasione dell’esordio a Vienna della violinista mantovana Regina Strinasacchi, grandissimo talento ventiduenne, che aveva studiato al Conservatorio della Pietà di Venezia.
La “prima” ebbe luogo al Kärntnertortheater (Teatro di Porta Carinzia), davanti all’imperatore Giuseppe II, con lo stesso Mozart che accompagnò la virtuosa italiana al pianoforte, giungendo al concerto con una partitura pianistica solo abbozzata (mentre quella relativa al violino era stata completata appena il giorno prima), particolare confermato dal manoscritto originale conservato a Stoccolma.
E veniamo ai due straordinari interpreti, Francesco Manara e Dario Candela, che si sono dimostrati solisti eccezionali e straordinariamente affiatati, evidenziando la freschezza e la varietà delle soluzioni legate alle prime tre sonate, definite da un giornale specializzato dell’epoca “uniche nel loro genere”, “ricche di nuove idee”, concludendo con il sottolineare che “l’accompagnamento del violino è così abilmente combinato con la parte pianistica, che entrambi gli strumenti mantengono viva la nostra attenzione”.
La quarta ed ultima sonata proposta, concepita appena tre anni dopo, appare caratterizzata da una struttura solida e complessa, testimone di una piena maturità e, rispetto alle precedenti, segue la strada di una maggiore ricerca introspettiva, peculiarità anch’essa sottolineata dai due magnifici esecutori.
Pubblico numerosissimo e molto attento che, con il suo comportamento, ha pienamente contribuito a creare un’atmosfera particolare, ormai difficilissima da riscontrare in tali occasioni, applaudendo alla fine lungamente, e con grande intensità, i due protagonisti.
Questi ultimi hanno voluto terminare la serata con un bis, naturalmente mozartiano, eseguendo l’Andante dalla Sonata n. 26 in si bemolle maggiore K. 378, degna conclusione di un concerto di altissimo livello.
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