I “Concerti di Autunno” della Chiesa Evangelica Luterana iniziano con la dirompente freschezza del “Roberto Ormanni & Quartet”

roberto-ormanni-quartet-1Organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli, e giunti alla ventunesima edizione, i “Concerti di Autunno” rappresentano attualmente una delle più interessanti fra le stagioni “minori” (così definite non per la qualità dell’offerta, ma per la limitatezza dei fondi a disposizione).
Merito indubbiamente di Luciana Renzetti, alla quale è affidata la direzione artistica, che riesce ogni anno ad allestire un cartellone di tutto rispetto, invitando musicisti quasi sempre giovani, con proposte di grande originalità, non necessariamente legate al settore classico.
Non c’è da meravigliarsi, quindi, se quest’anno il concerto di apertura ha ospitato il cantautore Roberto Ormanni (23 anni appena), accompagnato da un quartetto  di giovanissimi, formato da Marco Nocaro alle percussioni, Antonio Barberio al contrabbasso, Roberto Tricarico alla chitarra ed Enrico Valanzuolo alla tromba.
In programma una serie di canzoni, a partire da “Quello che non siamo”, titolo legato a reminiscenze montaliane, vero e proprio manifesto del gruppo, che richiamava anche il primo EP del quintetto, pubblicato a marzo dalla casa discografica Apogeo Records/Edel Italia.
Di seguito era possibile ascoltare brani su argomenti di grande attualità, quali la triste condizione nella quale versano gli insegnanti (“La ballata della cultura”), il suggestivo ricordo del suonatore ambulante romeno, ucciso fra l’indifferenza generale, durante un raid camorristico nella stazione di Montesanto (“Petru – 26/05/09”), la speranza che la nostra società possa riprendersi dal degrado nel quale versa (“Terra promessa”), alternati a descrizioni di figure rappresentative della condizione umana (l’operaio John Reed, l’emarginato folle Mad Woody), e a tematiche di carattere generale come la protesta contro tutte le guerre di “Status Quo”.
Una seconda parte, maggiormente intimista, vedeva Ormanni eseguire, accompagnandosi con la chitarra e talvolta con l’armonica, canzoni come “Quattro gatti (ed un cane)”, “Don Quijote”, “L’arte dell’incontro” e “Mi batte forte il tuo cuore”.
I pezzi conclusivi riportavano l’intera band sul palcoscenico, con “La strada”, “Fuori non piove”, “Natale” e “Povero ricco”, anch’essi molto densi di significati.
Nel complesso, quello che ha maggiormente colpito il numeroso pubblico presente, a prescindere dai punti di riferimento musicali di Ormanni (uno su tutti, Fabrizio De André, nominato anche in sede di presentazione da Luciana Renzetti), sono stati i testi di grande maturità e profondità che, nonostante argomenti spesso tragici, denotavano un ottimismo di fondo, da non confondere con l’imperante buonismo, per qualcosa che comunque va conquistata con sforzi e sacrifici.
Il tutto era impreziosito da una musica di elevata fattura, che spaziava in vari ambiti, dal rock, al blues, dal jazz classico al jazz manouche, adattandosi perfettamente alle parole (un vero peccato che in diversi frangenti non si sono ben percepite, in quanto l’uso del microfono è risultato controproducente), ed era eseguita da un quartetto, al quale si aggiungeva talora lo stesso Ormanni alla chitarra, caratterizzato da un’elevata bravura dei singoli, dotati di una esemplare nitidezza di suono e eccezionalmente affiatati fra loro.
Va ricordato, infine, che la pregnanza dei testi ha colpito a tal punto la direttrice artistica che, la settimana dopo il concerto, la prima delle due conversazioni (una novità assoluta per il cartellone dei “Concerti di Autunno”), intitolata “Soul generation. Indagine su una generazione al di sopra di ogni speranza”, ha tratto spunto dalle parole di Roberto Ormanni, invitato come ospite d’onore.
In conclusione una serata inaugurale scoppiettante, travolgente, ma non spensierata, affidata ad un gruppo del quale sentiremo sicuramente parlare in futuro.
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