Il “Maggio del Pianoforte” apre con lo straordinario recital della tredicenne tedesca Laetitia Hahn

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

La terza edizione del “Maggio del Pianoforte”, competizione organizzata nell’ambito della rassegna “Maggio della Musica”, propone anche quest’anno giovani talenti del pianismo nazionale ed internazionale, giudicati e votati dagli spettatori che, di volta in volta, affolleranno la veranda neoclassica di Villa Pignatelli, sede della manifestazione.
L’inizio della kermesse è stato affidato a Laetitia Hahn, tredicenne tedesca, che ha aperto il suo recital con la Suite n. 6 in mi maggiore BWV 817, concepita da Johann Sebastian Bach (1685-1750) durante la sua permanenza alla corte di Köthen e appartenente alla raccolta di sei suite, catalogate come BWV 812-817 e definite “francesi”, qualche anno dopo la morte del musicista, dal critico Friedrich Wilhelm Marpurg.
L’appellativo conobbe la sua consacrazione ufficiale nella prima biografia bachiana, curata da Johann Nicolaus Forkel, il quale scrisse che venivano così chiamate “per la loro affinità con lo stile francese” (pur se, in realtà, sono molto più vicine allo stile italiano).
La successiva Sonata in do minore n. 8, op. 13 venne dedicata da Ludwig van Beethoven (1770-1827) al principe Karl von Lichnowsky ed è oggi nota anche come “Patetica”, soprannome aggiunto dall’editore viennese Eder quando la pubblicò nel 1799.
Era poi la volta, in sostituzione degli Impromptus op. 90 di Schubert previsti inizialmente in scaletta, di due Rondo.
Il primo, in la minore K 511, datato 1787, metteva in evidenza un Mozart inusuale, dove l’introspezione prevaleva sul virtuosismo, dando vita ad una sorta di anticipazione del “romanticismo”.
Il secondo consisteva invece nel Rondo capriccioso in mi minore, op. 14 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), completato nel 1828 e poi soggetto, due anni dopo, ad una revisione da parte dell’autore, che lo dedicò a Delphine von Schauroth, pianista della quale si era invaghito.
Chiusura con la trascinante e virtuosistica Tarantella di Franz Liszt (1811-1886), appartenente agli Années de pèlerinage (Venezia e Napoli, supplemento al volume II: Italia), basata su temi attribuiti a Guillaume-Louis Cottrau.
Nel complesso un programma quanto mai corposo ed articolato, che Laetitia Hahn ha eseguito in maniera impeccabile, denotando una personalità artistica fuori dal comune, che riunisce qualità e nitidezza del suono, ottima tecnica ed elevata sensibilità musicale, evidenziando in tal modo su larga scala ciò che aveva lasciato intuire lo scorso anno, quando si era esibita nell’ambito del concerto conclusivo dei partecipanti al master tenuto dal pianista Antonio Pompa-Baldi e organizzato dall’Associazione Napolinova.
In più, con il suo carattere socievole e la sua disarmante simpatia (a chi le chiedeva spiegazioni sulla mancata esecuzione dei pezzi schubertiani, ha risposto di non gradirli eccessivamente, e ci è inoltre rimasta impressa la sua poderosa stretta di mano) Laetitia Hahn ha avuto il pregio di riconciliarci con una categoria, quella degli “enfant prodige”, dove spesso si annidano figure inquietanti di bambini o adolescenti stressati, non sempre all’altezza del duro compito che sono obbligati a svolgere, portati in giro, come fenomeni da baraccone, da genitori ancora più inquietanti ed esauriti.
Fortunatamente Laetitia e la sua famiglia (fra l’altro anche il fratello minore è un promettente pianista) non appartengono a questa categoria e il pubblico della rassegna se n’è accorto, decretando all’artista un successo calorosissimo e sincero, che va al di là della sua giovane età.
Concludiano ricordando l’evocativo e commovente Studio op. 10 in mi maggiore n. 3, “Tristesse” di Chopin, suonato come bis, che ha trasmesso ulteriori emozioni ai presenti, suggellando il recital di una pianista sicuramente destinata ad una carriera luminosissima.
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