Il maestro De Feo propone il suo Stabat Mater in occasione della festività della Beata Vergine Addolorata

Foto Angelo Rianna

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Lo Stabat Mater è una sequenza in lingua latina, attribuita a Jacopone da Todi (1236 ca.– 1306) che descrive le sofferenze della Madre di Dio ai piedi del crocifisso.
La preghiera, per la sua intensa tragicità, ha conosciuto numerose versioni musicali e la più nota risulta sicuramente quella per soprano, contralto, archi e basso continuo, scritta da Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), a seguito di una richiesta ricevuta nel 1736 dalla confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo.
Il brano doveva sostituire, nell’accompagnamento delle liturgie della Settimana Santa, lo Stabat Mater commissionato anni prima ad Alessandro Scarlatti dalla medesima istituzione.
Secondo la tradizione, Pergolesi lo completò poche ore prima di morire, il che accese la fantasia popolare, favorendo una diffusione ed una notorietà del brano, rimaste inalterate fino ai nostri giorni.
Sulla scia di tale successo, nel 1810 Paisiello volle fornire una sua versione, lasciando sostanzialmente inalterata la partitura pergolesiana, ma aggiungendo un buon numero di strumenti a fiato e due voci maschili, alle quali affidò alcune arie e duetti dell’originale, abbassate di un’ottava, con un risultato complessivo piuttosto altalenante.
Ispirandosi a quest’ultimo, ma tenendo ben presente il primo, anche il maestro Lucio De Feo ha voluto dare il suo apporto,  con una trascrizione dello Stabat Mater concepita per due archi (violoncello e contrabbasso), sei fiati (due flauti, tre clarinetti ed un corno) e un duo vocale in linea con quello pergolesiano (soprano e contralto).
Il lavoro è stato recentemente riproposto nella chiesa napoletana di Santa Maria del Soccorso all’Arenella, nell’esecuzione dell’Ensemble Musica Libera, formato da Martina Nappi (flauto), Arianna Onorato (flauto e flauto contralto), Andrea Caputo (clarinetto), Francesco Filisdeo (clarinetto), Alfredo Apuzzo (clarinetto basso), Antonella Marino (corno), Giovanni Sanarico (violoncello), Giancarlo Cascino (contrabbasso), mentre la parte vocale si avvaleva di Virginia Cimino (soprano) ed Emanuela De Rosa (contralto), il tutto sotto la direzione del maestro De Feo.
Per quanto riguarda l’esito complessivo della serata, è necessario separare i giudizi sul brano da quelli legati alla sua esecuzione.
Nel primo caso, lo Stabat Mater di De Feo risulta molto equilibrato e, nonostante l’uso dei fiati, riesce a mantenere sempre la necessaria solennità, senza mai scadere in effetti marcatamente operistici, difetto invece riscontrabile in più punti nel pezzo di Paisiello.
Relativamente agli interpreti, se la parte vocale ha trovato in Virginia Cimino e Emanuela De Rosa due cantanti decisamente all’altezza del loro compito, nell’ambito dell’Ensemble Musica Libera, i fiati non sempre risultavano in sintonia, e di conseguenza, si dimostravano lontani dalla necessaria compattezza richiesta (ma considerato l’entusiasmo e la giovane età dei componenti, sono ostacoli superabili con una più intensa frequentazione reciproca), mentre violoncello e contrabbasso hanno risposto in modo ottimale.
Ricordiamo, inoltre, il contributo di Valentina Fusaro, in qualità di maestro collaboratore e preparatore delle cantanti, e la Corale Giubileo, diretta dal maestro Filomena Scala che, in apertura del concerto, si è ben confrontato con un suggestivo “Stabat” in vernacolo napoletano, tratto da “Exeredati Mundi”, composizione di Enzo Avitabile risalente al 2010.
In conclusione una serata interessante, rivolta a sottolineare la festività della Beata Vergine Addolorata con un brano che, almeno da queste patri, viene eseguito solo durante la Settimana Santa (in misura massiccia e utilizzando gli organici più svariati, spesso assemblati per l’occasione), per cui già questa novità rappresenta di per sé un fattore molto positivo.
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