I “Pomeriggi in Concerto d’Estate 2016” chiudono con i giovani talenti del Master Internazionale del pianista Antonio Pompa-Baldi

Giovani pianisti dal mondoLa rassegna “Pomeriggi in Concerto d’Estate 2016”, organizzata dall’Associazione Napolinova, in collaborazione con la ditta Alberto Napolitano pianoforti, si è chiusa con “Giovani Pianisti dal mondo”, appuntamento rivolto ai partecipanti del Master Internazionale tenuto da Antonio Pompa-Baldi, musicista foggiano di fama internazionale, residente a Cleveland da diversi anni.
Nella Sala Chopin, davanti ad un pubblico gremitissimo, si sono succeduti otto interpreti, provenienti sia dall’Italia, sia dall’estero, che hanno dato vita ad un recital molto corposo.
Il primo ad esibirsi è stato il napoletano Nicola De Rosa, che ha eseguito “Warum?” in re bemolle maggiore e “Aufschwung” in fa minore, due degli Otto pezzi fantastici, op. 12, completati nel 1837 da Robert Schumann (1810-1856).
Dedicati alla promettente pianista britannica Anna Robena Laidlaw, all’epoca diciottenne, ebbero come fonte di ispirazione “Die Fantasiestücke in Callots Manier” (1814), raccolta di novelle di E. T. A. Hoffmann.
Il trevisano Luciano Boidi ha invece suonato la Ballata n. 1 in sol minore, op. 23, completata nel 1836, con la quale Fryderyk Chopin (1810-1849) inaugurava un genere, che fino a quel momento si avvaleva di un organico costituito da voce e strumento.
Una tradizione, avallata inizialmente da Schumann, e oggi meno sostenuta di un tempo, vuole che Chopin abbia avuto come riferimento, per questi suoi brani, le liriche del connazionale Adam Mickiewicz.
Si tratta comunque di ipotesi, mentre di reale vi è il nome del dedicatario, che per tale pezzo risulta il Barone di Stockhausen.
Terza pianista, la statunitense Anna Audenis, di appena undici anni, che si è confrontata con la Suite Francese n. 6 in mi maggiore BWV 817, ultima di una raccolta, scritta da Johann Sebastian Bach presumibilmente fra il 1722 ed il 1725, il cui appellativo, aggiunto postumo, appare inspiegabile in quanto i brani sono molto più vicini allo stile italiano.
La loro struttura segue, fino al terzo movimento, la successione canonica di una suite (allemanda, corrente e sarabanda) ma, prima della giga conclusiva, sono inserite altre danze, che nel caso della n. 6 risultano, nell’ordine, gavotta, polonaise, bourrée e minuetto.
Con un salto di due secoli il pugliese Marco Capone ci ha portato nel mondo di Sergej Prokofiev (1891-1953) con la Sonata n. 3 in la minore, op. 28, composta nel 1917, dalla quale traspare chiaramente lo stile che caratterizzerà il musicista negli anni successivi, abbinato a sonorità tipiche della tradizione russa.
Insieme alla Sonata n. 4 in do minore, op. 29, ha come sottotitolo “Da vecchi quaderni”, poiché l’autore sviluppò alcuni spunti che aveva messo sulla carta a partire dal 1907, durante gli studi portati avanti al Conservatorio di San Pietroburgo.
Toccava quindi ad Antonio Gomena, talento di Ariano Irpino (AV), che ha suonato Funérailles di Franz Liszt (1811-1886), tratta dal ciclo Harmonies poétiques et religieuses.
Il pezzo venne accompagnato dal titolo “Ottobre 1849”, che a qualcuno fece pensare ad un omaggio nei confronti di Chopin, mentre i veri dedicatari furono Felix Lichnowsky, László Teleki e Lajos Batthyány, gli sfortunati eroi della rivolta anti-asburgica scoppiata in Ungheria nel 1848, repressa nel sangue l’anno successivo.
E’ stata poi la volta di una nuova incursione chopiniana da parte del pugliese Leone Monaco con lo Scherzo in si bemolle minore op. 31, n. 2, composto nel 1837 e dedicato dal musicista alla contessa Adèle de Fürstenstein, sua allieva.
Dal canto suo, la messicana Daniela Liebman (Messico) ha proposto la Sonata n. 13 in si bemolle maggiore K. 333 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), concepita a Linz nel 1783.
Pubblicata l’anno dopo a Vienna dall’editore Torricella, sulla scia del successo ottenuto dall’Artaria (altra e più nota casa viennese), che aveva dato alle stampe le sonate K. 330, K. 331 e K. 332, non ebbe però il riscontro sperato, in quanto i musicisti amatoriali ai quali era destinata, considerarono tale pezzo troppo difficile da suonare.
Il recital si è chiuso con lo spagnolo Juan Francisco Otón Martínez che ha interpretato la celebre Polacca-Fantasia in la bemolle maggiore, op. 61 completata da Chopin nel 1847.
Lavoro di grande inventiva, partiva dalla tradizionale danza, alla base delle polonaise da lui scritte fino a quel momento, sviluppando poi una struttura proiettata verso il futuro, scarsamente compresa e quindi anche poco gradita dai suoi contemporanei.
Nel complesso un concerto di altissimo livello, che ha portato alla ribalta interpreti di grande talento (per alcuni si è trattato di un graditissimo ritorno), ognuno dei quali è normalmente seguito da un docente prestigioso.
Il compito del maestro Pompa-Baldi, svolto nel migliore dei modi, è stato quindi quello di fornire, nelle poche lezioni del master, una serie di consigli atti a perfezionare il lato esecutivo nelle sue molteplici sfaccettature.
Spettatori, come già accennato, molto numerosi, con qualche positiva defezione da parte dei “soliti noti”, che ha sicuramente contribuito ad innalzare la qualità del pubblico e, a parte una prolungata e fastidiosa “scartocciatura” di caramella e uno squillo di cellulare, subito soffocato, tutto è filato abbastanza liscio.
Non ci resta che chiudere, ringraziando il maestro Antonio Pompa-Baldi, per la sua ennesima prova di acclarato docente e il direttore artistico dell’Associazione Napolinova, Alfredo de Pascale che, grazie alle sue iniziative, ha fatto giungere nella città partenopea alcuni giovanissimi pianisti di sicuro avvenire.
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