Il Bach intrigante e raffinato di Mariella Pandolfi

Copertina Bye Bach BluesDopo sei anni da MRJ, il suo disco d’esordio autoprodotto, la pianista e compositrice napoletana Mariella Pandolfi è tornata in sala di incisione, proponendo un nuovo progetto, ispirato alle musiche di Bach, pubblicato dalla Maxsound Records con il significativo titolo di “Bye Bach Blues”.
Il disco si apre con “Variazioni sul preludio in sol di Bach”, costruito sul primo movimento della celeberrima Suite n. 1 per violoncello solo BWV 1007, affidato inizialmente alle note del pianoforte e del contrabbasso.
Il violoncello si aggiunge in un secondo momento, insieme alla batteria, dando vita a numerosi rimandi fra gli strumenti, che porteranno ad un finale, durante il quale si ritornerà alle note originarie.
Una tecnica simile viene utilizzata anche nel successivo “Bye Bach Blues”, che ha come riferimento il Preludio n. 21 in si bemolle maggiore BWV 866, dal I libro del “Clavicembalo ben temperato”.
Ma in questo caso il motivo di partenza scompare quasi subito, disperdendosi in una serie di imprevedibili diramazioni, alle quali forniscono il loro apporto pianoforte, violoncello, contrabbasso e batteria.
Tocca quindi al colloquiale “Sei ottavi”, che si ispira anch’esso ad un preludio del “Clavicembalo ben temperato”, intrecciato ad un motivo originale, mentre nel quarto pezzo “L’incontro”, Bach emerge in un secondo momento, preceduto da ritmi sudamericani.
E’ poi la volta di “Ciaccona”, ispirata all’omonimo movimento che chiude la Partita n. 2 in re minore BWV 1004 per violino, trasformata in una sorta di marcia quasi funebre, suggestiva ed inquietante.
Ultimi due brani in programma, “In prestito da Bach” e “L’attesa”, riconducibili rispettivamente al Presto, dalla Sonata per violino solo in sol minore BWV 1001, ed al Preludio n. 1 in do maggiore BWV 846, sempre dal “Clavicembalo ben temperato”, che Gounod trasformò nella celeberrima Ave Maria.
Ripercorrendo il contenuto del cd, va innanzitutto sottolineato che non è la prima volta (e sicuramente non sarà l’ultima) che la musica di Bach incontra il jazz.
Fra gli esempi più famosi si annoverano gli album della serie “Play Bach”, di Jacques Loussier, che partì con l’idea di far conoscere il compositore tedesco a chi non frequentava la musica classica, trascrivendone alcuni brani noti, in chiave jazz, per il suo celebre trio.
L’operazione della Pandolfi, invece, appare diversa e maggiormente intrigante, in quanto nei pezzi di sua creazione i motivi bachiani servono spesso solo come spunto di partenza, o intermedio, per poi sviluppare pezzi che possiedono autonomia ed originalità.
In più la bravissima pianista ha scelto come collaboratori, per il completamento del canonico trio jazz, esecutori di altissimo livello come Massimo Mercogliano al contrabbasso e Giuseppe La Pusata alla batteria, ai quali si aggiunge la prestigiosa presenza del violoncellista Luca Signorini (autore anche di “Ciaccona”, l’unica composizione non firmata dalla Pandolfi), grande interprete bachiano, che da diverso tempo si cimenta anche con musiche al di fuori del repertorio strettamente classico.
In conclusione un cd raffinato e piacevole, esaltato da un quartetto di artisti perfettamente affiatati e di gran classe.
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